Mauro Vecchio

California, videogiochi e Costituzione

I rappresentanti dei game publisher a stelle e strisce ancora contro Schwarzenegger e la sua legge che vieta la vendita di titoli violenti ai gamer più piccoli. La Corte Suprema deciderà se è o meno incostituzionale

Roma - Che i rapporti tra l'industria statunitense dei videogiochi e le autorità californiane non si siano rivelati propriamente idilliaci è cosa nota. All'inizio del prossimo novembre la Corte Suprema dirà infatti la sua su un dibattito più che acceso, che si trascina ormai da ben cinque anni.

Al centro delle polemiche, la legge con cui la California vieta la vendita o il noleggio di videogame violenti ai minori. Una legge sacrosanta, almeno per il senatore repubblicano Leland Yee e il suo più forte alleato, il governatore Arnold Schwarzenegger. Tutti i gamer di minore età dovrebbero infatti essere tutelati da titoli potenzialmente letali per un sano sviluppo psichico.

Non affatto concorde, la Entertainment Software Association (ESA), che ha proprio recentemente chiesto alla Corte Suprema degli Stati Uniti di giudicare incostituzionale la legge promossa in terra californiana. Come peraltro già sostenuto in passato, i rappresentanti dei game publisher a stelle e strisce hanno invocato una violazione del Primo Emendamento della stessa Costituzione.
Vietare la vendita o il noleggio di titoli violenti costituirebbe perciò una violazione del diritto di libera espressione, soprattutto dato un meccanismo già efficace di tutela fornito da ESA. Che ha infatti parlato del finora ottimo lavoro svolto dalla Entertainment Software Rating Board, che provvede a suddividere i vari game in categorie di possibili pubblici.

Dalla parte di ESA, una serie di sentenze diramate da tribunali di grado minore, che avevano riscontrato un'effettiva violazione del Primo Emendamento da parte della legge. I rappresentanti dei publisher hanno sottolineato come questa forma di censura possa diffondersi in maniera pericolosa a tutte le forme d'arte.

Mauro Vecchio
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