Alfonso Maruccia

Chiacchiero e mi ricarico

Una nuova ricerca coreana prospetta la possibilitÓ di generare corrente per tenere in funzione un telefonino unicamente parlando. Pubblicato il primo studio, resta da fare tutto il resto

Roma - Generare sufficiente elettricità dalle onde sonore da poterci ricaricare un cellulare, o raccogliere energia elettrica con cui rifornire le centrali dal traffico automobilistico: sono due degli scenari applicativi che i ricercatori sudcoreani prospettano nel loro studio pubblicato su Advanced Materials. L'idea non è certamente nuova, ma Young Jun Park e Sang-Woo Kim dicono di aver ideato un nuovo approccio che porterà lontano.

Alla base del suddetto approccio vi è un network di nanocavi piezoelettrici composti di ossido di zinco, infilato a mò di sandwitch tra due elettrodi: "sparando" onde radio a 100 decibel contro il nano-sandwitch, i ricercatori hanno prodotto una corrente elettrica pari a 50 millivolt. Per contestualizzare i valori della ricerca, una conversazione produce in genere un suono da 60-70 decibel e uno smartphone ha mediamente bisogno di alcuni volt per funzionare.

La ricerca di Young Jun Park, Sang-Woo Kim e colleghi si inserisce nel filone dei dispositivi piezoelettrici ubiqui, un tipo di tecnologia che avrebbe il vantaggio di generare corrente elettrica dalle semplici attività di tutti i giorni come camminare, correre o appunto parlare al telefono.
Al momento è presto per ipotizzare di poter chiacchierare su uno smartphone per ricaricare il dispositivo, e gli scienziati sudcoreani ne sono consapevoli: la nostra ricerca è solo un proof-of-concept, avvertono, molto lavoro resta ancora da fare e col tempo il numero di millivolt dovrebbe aumentare sino a raggiungere un voltaggio sufficiente ad alimentare smartphone e non solo.

Alfonso Maruccia
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