Mauro Vecchio

Craigslist, mai più per adulti

La provocatoria autocensura è stata rimossa. Ma la sezione a sfondo erotico del sito di inserzioni non verrà comunque più riaperta in terra statunitense. Gli attivisti chiedono la rimozione a livello globale

Roma - Il tag bianco su sfondo nero è stato alla fine rimosso. La parola censurata è così sparita dalla fu sezione per adulti del sito di inserzioni più cliccato degli States. Craigslist ha dunque ceduto definitivamente alle imponenti pressioni legislative, sottolineando come nessun annuncio a sfondo sessuale verrà più accettato in terra statunitense.

Una promessa che non sembra aver affatto soddisfatto una serie di organizzazioni impegnate nella lotta al traffico internazionale del sesso. La rimozione forzata della sezione più pruriginosa di Craigslist dovrebbe estendersi a tutto il Pianeta, non soltanto agli Stati Uniti. Questa, infatti, la principale richiesta di una recente lettera aperta al CEO Jim Buckmaster.

Più che soddisfatti, invece, i vari procuratori generali che avevano in precedenza inviato allo stesso Buckmaster un'altra lettera aperta, in modo da ottenere una chiusura che in molti hanno visto come un pericoloso attentato a certe libertà garantite dal web. Come sottolineato da William Clinton Powell - a capo dell'assistenza per gli utenti di Craigslist - la rimozione della sezione potrebbe avere indesiderati effetti collaterali.
In sostanza, si rischierebbe di trascinare sempre più nell'ombra i vari alfieri del traffico della prostituzione, che potrebbero tranquillamente migrare verso altri spazi online. Mentre Craigslist tratteneva tutti i dati relativi a carte di credito utilizzate sul sito, informazioni utili da consegnare alla polizia in caso di crimini a sfondo sessuale.

È anche vero che l'intera sezione per adulti di Craigslist ha finora fruttato più che bene, tra i 30 e i 40 milioni di dollari secondo gli analisti di mercato. Un business che sembra ormai del tutto sfumato per il sito di inserzioni, almeno in terra statunitense. Attivisti come quelli di FAIR Fund hanno ora minacciato di unirsi in una class action, appunto per ottenere la rimozione globale degli annunci piccanti.

Mauro Vecchio
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