Claudio Tamburrino

Apple contro HyperMac

Il produttore di batterie esterne per prodotti con la mela violerebbe brevetti relativi a MagSafe e alle prese con 30 pin. L'intervento di Cupertino

Roma - Sanho Corporation, azienda produttrice di una batteria esterna per Mac chiamata (originariamente) HyperMac, è stata denunciata da Apple per violazione di sei suoi brevetti.

Sanho produce dal 2006 batterie esterne ad alta capacità che si possono collegare ai dispositivi con la mela (qualsiasi MacBook e dispositivo mobile, da ultimo iPad la cui compatibilità è stata recentemente aggiunta all'offerta) andando ad estendere la durata della carica (fino a 32 ore).

Secondo Cupertino, però, nei suoi prodotti HyperMac utilizzerebbe le tecnologie necessarie alla ricarica dei dispositivi senza l'autorizzazione di Apple che ne detiene di diritti: ad essere interessati, in particolare, i brevetti numero 7,517,222, D618,189, 7,627,343, 7,751,853, 7,783,070 e D588,545, tutti relativi a MagSafe e alla prese 30 pin di iPod, iPhone e iPad.
Diverse le strategie brevettuali seguite da Apple per le due prese: per quanto riguarda MagSafe ha preferito tenere la tecnologia per sé, mentre per i cavi a 30 punte ha scelto di concedere la tecnologia in licenza a diversi produttori di accessori, tra cui tuttavia non c'è Sanho.

Così l'azienda si troverebbe senza alcun permesso di condurre il proprio business che così, secondo l'accusa (che chiede l'immediata rimozione dal mercato dei prodotti incriminati e danni consistenti) violerebbe le tecnologie sviluppate a Cupertino. Nel caso delle prese 30 pin sarebbe ipotizzabile un qualche tipo di accordo a posteriori per le royalty, mentre diverso sarebbe il discorso per MagSafe.

Il problema è, infatti, che la stessa Sanho afferma di utilizzare le tecnologie Apple, ma coscienziosamente: direttamente sul sito si legge che "prese MagSafe originali sono utilizzate per garantire la massima compatibilità".

Mentre il discorso relativo ai connettori 30 pin dovrebbe quindi riguardare semplicemente la violazione o meno della proprietà intellettuale (dal momento che nulla è detto circa l'utilizzo di parti originali) e potrebbe risolversi con una licenza e il pagamento dei danni, nel caso di MagSafe non si tratterebbe di un caso di violazione brevettuale pura, ma più che altro una questione relativa alla dottrina del first sale.

Il punto, infatti, sarebbe relativo alla teoria dell'esaurimento del diritto di distribuzione secondo cui il controllo del produttore (in questo caso del brevetto sulla tecnologia MagSafe) si estende solo fino alla prima vendita del prodotto e non all'utilizzo che se ne fa (nei limiti del diritto e della tutela della proprietà intellettuale) e che permette, teoricamente, anche la rivendita (senza la creazione di copie).

Claudio Tamburrino
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