Alfonso Maruccia

Cyber Storm III, giochi di cyberguerra

Nuova simulazione della tenuta delle infrastrutture telematiche critiche. Organizzano gli Stati Uniti ma ci Ŕ coinvolto mezzo mondo. Nel frattempo l'Australia dice di non voler partecipare a nessun cyber-scudo NATO

Roma - Nella giornata di ieri, 28 settembre, gli Stati Uniti hanno ancora una volta dato il via alla simulazione di una "tempesta telematica" pensata per misurare la capacità di risposta a potenziali minacce organizzate. Cyber Storm III è organizzato ancora una volta dal Department of Homeland Security (DHS) e coinvolge migliaia di esperti informatici attivi in una manciata di paesi del mondo - Italia inclusa.

Per garantire la stabilità dei network vitali al normale funzionamento di un paese e mettere opportunamente alla prova le contromisure sin qui escogitate per sopravvivere ad attacchi massicci come quello del recente worm Stuxnet, il personale preposto alla sicurezza delle reti informatiche pubblica e private verrà coinvolto nella simulazione che avrà una durata stimata di 3 o 4 giorni.

Oltre alle reti presenti in 11 stati USA, Cyber Storm III coinvolge 12 paesi stranieri inclusi Australia, Regno Unito, Canada, Francia, Germania, Ungheria, Giappone, Italia, Olanda, Nuova Zelanda, Svezia e la piccola Svizzera. Per quel che concerne gli USA parteciperanno alla simulazione esperti di intelligence, agenti di polizia e vari ministeri (Difesa, Commercio, Energia e via elencando).
Il DHS non ha rivelato alcun particolare in merito a come la simulazione verrà effettivamente eseguita per evitare di rovinare il "fattore sorpresa". Gli USA vogliono testare la reale efficacia del National Cyber Security Incident Response Plan approntato da Barack Obama per la cyber-difesa degli interessi nordamericani, ma dal DHS arrivano rassicurazioni sul fatto che Cyber Storm III non avrà alcun impatto reale sull'operatività dei network nazionali e internazionali.

E parlando di reti mondiali, mentre il DHS si affanna a testare scudi e contro-scudi dall'Australia arriva un niet deciso all'istituzione del cyber-scudo NATO. Non siamo oggettivamente in grado di fare fronte a tutti gli attacchi contro le aziende per quanto queste possano essere vitali all'economia e alla società del paese, dicono le autorità australiane, dunque la cyber-sicurezza continuerà a rappresentare un interesse proprio delle imprese in prima linea - ISP, impianti energetici e quant'altro - e noi interverremo solo se gli attacchi dovessero presentare un serio rischio per la sicurezza nazionale.

Alfonso Maruccia
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