Claudio Tamburrino

Sviluppo: si punta su Romani

Berlusconi lascia l'interim e tante questioni calde sul tavolo: tav, aziende in crisi e digitale (in teoria) le priorità da sbrogliare. La speranza è che il neo-ministro si occupi anche di banda larga

Roma - Dopo 153 giorni il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi lascia l'interim del Ministero dello Sviluppo economico e nomina il sostituto del dimissionario Claudio Scajola: si tratta del nome dato come candidato più probabile alla poltrona, il viceministro alle Comunicazione Paolo Romani.

Nonostante l'iniziale promessa del Premier che aveva parlato di un interim di "pochi giorni", nei cinque mesi di posto vacante la scottante poltrona è stata al centro di numerose polemiche e alcuni rifiuti importanti, come quello di Luca Cordero di Montezemolo e di Emma Marcegaglia. Tante, d'altronde, le questioni che sono in capo al dicastero, ancora più strategico in tempo di crisi economica.

Sul nome di Romani vi erano dubbi di conflitto di interesse per il suo background di imprenditore nel campo della televisione privata, uno degli ambiti di competenza. Ma una lettera formale indirizzata all'antitrust in cui spiegava che non era più coinvolto con le aziende televisive, e in particolare con Mediaset, hanno permesso di superare gli ultimi tentennamenti. Al suo posto come viceministro delle Comunicazioni si parla ora di Anna Maria Bernini, uscita sconfitta dalla corsa per il ruolo di Governatore dell'Emilia Romagna.
Nel ruolo di viceministro Romani aveva avuto modo di presiedere già il tavolo NGN e di seguire le questioni relative al digital divide e alla banda larga. Su questo fronte ha dato il nome al piano da 800 milioni che avrebbe dovuto rappresentare la base del rilancio infrastrutturale del settore, ma protagonista già di ritardi e tagli che lo hanno miseramente portato ad appena 100.

Accanto all'agenda digitale, sul tavolo restano tra l'altro la questione nucleare, la legge sulla concorrenza, quella sul Made in Italy, alcune crisi aziendali che urgono attenzione e gli investimenti sulle infrastrutture strategiche (come appunto la banda larga). In arrivo, poi, i giudizi del Tar sul ricorso di Sky per il nuovo telecomando per il digitale terrestre e le proteste degli imprenditori Veneti per i ritardi registrati nella regione per quanto riguarda alta velocità e banda larga.

Per quanto riguarda la banda larga, poi, il piano Romani è stato abbondantemente castrato anche a livello regionale: dei 100 milioni attesi in Veneto (dove un terzo delle imprese - e il 43 delle microimprese - non sono connesse) ne sono arrivati solo 26 che, entro ottobre, dovrebbero dare il via ad un centinaio di interventi. Ancora in assenza di una vera e propria mappa della fibra ottica già posata, e strategia degli interventi da effettuare (la cui prima conseguenza è stata l'aumento degli sprechi, delle ridondanze e delle linee dormienti)

In assenza di un vertice, però, al Ministero 900 milioni di fondi sono stati tagliati con la manovra 2011, i fondi UE e FAS trasferiti al Ministero degli Affari regionali, altri 800 passati al neo ministro con delega al turismo Michela Vittoria Brambilla, e l'Istituto per la Promozione Industriale soppresso.

Claudio Tamburrino
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