Alfonso Maruccia

Microsoft: la pubblicità ludica non tira

Promesse non mantenute, e mancanza di chiarezza su dove andare in futuro. Se le cose non cambieranno in fretta, BigM pare pronta a chiudere i battenti e andare oltre

Roma - L'in-game advertising avrebbe dovuto rappresentare una nuova frontiera dorata per i pubblicitari e i piazzisti dei bannerini, da sempre alla ricerca di nuovi spazi da colonizzare con birre, motori, abiti e marchi. E invece, almeno per quanto riguarda Microsoft, l'advertising veicolato attraverso i mondi virtuali sulle maggiori piattaforme videoludiche tornerà a essere un business di importanza secondaria.

Con l'acquisizione salata di Massive nel 2006, a Redmond erano pronti a competere anche in questo campo specifico con chiunque fosse presente sul mercato: Google in primis. Ma a quanto pare l'integrazione del peculiare business di Massive all'interno della struttura aziendale di Xbox Live non è mai avvenuta come avrebbe dovuto.

Voci non confermate descrivono una vera e propria situazione di scontro all'interno dei vertici di Redmond, con la divisione business convinta della validità dell'idea - l'advertising è dappertutto, e in certi generi videoludici dà un tocco di "realismo" in più all'esperienza - e i responsabili di Xbox contrari alla fusione di piattaforma da gioco e advertising in un blocco solo.
A parte le divisioni interne, la difficoltà con cui Microsoft ha provato a "piazzare" il suo in-game advertising in questi anni sembra oggi cozzare con una realtà molto diversa da quella sperata dai protagonisti.

Attualmente i banner virtuali nei mondi tridimensionali sono tutto fuorché una solida realtà economica, mentre le aziende che ancora credono in questo settore (come Electronic Arts) hanno deciso di servirsi di reti di distribuzione controllate in maniera diretta. Per quanto ridotti possano essere i guadagni, in questo modo la torta finisce tutta in un piatto solo e non va divisa con gli intermediari.

Alfonso Maruccia
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