Claudio Tamburrino

NYT su iPad, collezione autunno-inverno

Il quotidiano presenta la nuova versione della sua app. Novità per il momento gratuita. Ma il paywall avanza inarrestabile nelle redazioni dei giornali su entrambe le sponde dell'Atlantico

Roma - Il quotidiano per eccellenza della Grande Mela, il New York Times, si concede un nuovo esordio sul tablet Apple: presentata la versione 2.0 della sua app per iPad e, per il momento, è gratuita.

Non tutto, però, è lasciato libero: online restano Top News, Business, Video e "Più inviati" come uniche sezioni aperte senza login; per tutte le altre, invece, è necessario iscriversi (seppur gratuitamente e potendo comunque utilizzare username e password giù impiegati sul sito) nella App. Al suo interno tutte le sezioni, gli articoli, i video, gli aggiornamenti in tempo reale e le foto saranno disponibili gratuitamente, almeno fino ai primi mesi del 2011 quando l'App tornerà presumibilmente a pagamento.

A livello di interfaccia sono state ottimizzate le possibilità offerte dal tablet. Stesso discorso per i contenuti: più video, per esempio, con inoltre la possibilità di playback e visione a schermo intero, avvisi di ultime notizie, possibilità di condivisione sui social media e diverse forme di visione degli articoli. A disposizione, inoltre, un menù di navigazione popoup e una selezione di blog.
La gratuità dovrebbe essere garantita da un livello di pubblicità paragonabile a quello di una rivista cartacea (esordirà con Fox, Searchlight, Mercedes-Benz e MicroStrategy come inserzionisti), mentre dal 2011 dovrebbe esordire il nuovo modello digitale premium (ma non ci sa ancora quanto dovrebbe costare l'app).

Intanto arrivano i primi bilanci di app di giornali su iPad: il Financial Times ha dichiarato di aver generato con la tavoletta Apple circa 1,6 milioni di dollari in introiti pubblicitari, mentre il Wall Street Journal avrebbe toccato 2,4 milioni.

Questo non sembra tuttavia bastare ad invertire la tendenza che sembra nascondere sempre più le notizie online dietro un Paywall, quasi utilizzando le applicazioni come cavallo di troia delle news a pagamento: hanno esordito, per esempio, a pagamento le app di Guardian e Ok,

Claudio Tamburrino
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11 Commenti alla Notizia NYT su iPad, collezione autunno-inverno
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  • MILANO - «Ci hanno addirittura chiesto di uscire dalla porta posteriore». E perché? «Non ci hanno spiegato neanche questo». Marco Savi, 42 anni, lavorava all'Apple Store di Grugliasco, nel Torinese. Faceva parte della squadra di dipendenti che durante la festosa apertura del mese scorso (e nei giorni successivi) ha accolto la folla degli appassionati di Mac e iPhone. L'assunzione nell'azienda della Mela Morsicata rappresentava, per lui, una specie di sogno realizzato: «È sempre stata la mia passione» racconta. Un mese e mezzo dopo, però, è arrivata l'amara sorpresa. «Sono stato licenziato assieme ad altri due colleghi prima che finisse il periodo di prova». Nulla di illegale, dunque. «Il problema - aggiunge Savi - è che nessuno si è degnato di darci una motivazione valida». Possibile? «A me hanno detto soltanto che non rivolgevo ai clienti un "saluto caloroso" e che non ero allineato al pensiero Apple». E cosa significa? «Non lo so. L'unica cosa che posso dire è che a volte, durante le riunioni del mattino, mi sono trovato a fare delle semplici osservazioni sul funzionamento del nostro store, ma sempre con spirito positivo. Non ho mai contestato la filosofia aziendale. Forse, però, sono stato visto come un elemento di disturbo».

    IN PROVA - Savi critica il comportamento dei suoi (ex) manager (che al momento preferiscono non commentare la vicenda, così come la Apple). «Persone in gamba, per carità. Ma provengono da esperienze che c'entrano poco con la tecnologia e i prodotti Apple. Anche loro, tra l'altro, sono in prova. Manager in prova che si sono trovati a gestire, e giudicare, personale in prova. Il giorno dell'apertura siamo stati mandati allo sbaraglio. In pochi sapevano usare le casse, i Pos non funzionavano, per fare un finanziamento ci volevano ore. Ci siamo trovati di fronte a clienti incavolati costretti ad attendere a lungo prima di completare un acquisto». E lei ha segnalato questi problemi ai suoi capi. «Ho fatto quello che dovevo, per questo mi sento in pace con la coscienza». Non è che invece ha combinato qualche casino? «Per carità, non sono uno di quelli che rompono le scatole. Io ero felice di quel lavoro. Tutti i giorni mi facevo 75 km in auto per andare e 75 km per tornare. Sono entrato alla Apple perché quella è la mia passione. Una specie di mito. Non avrei mai fatto qualcosa contro un'azienda che continuo ad apprezzare anche adesso, nonostante quello che è successo. Da una sera alla mattina, però, sono stato mandato via. Vorrei almeno capire perché». Magari non l'hanno giudicata adatto a quel lavoro. «Lo avrei accettato, se mi avessero dato una spiegazione valida. O magari avrebbero potuto avvertirmi, farmi capire cosa contestavano del mio comportamento. Invece continuo a chiedermi cosa ho sbagliato». E adesso? «Aspetto che si faccia vivo qualcuno della Apple. Poi vedremo». Ha sentito i suoi ex colleghi? «Sì, mi dicono che al lavoro c'è un'atmosfera molto tesa. Tra l'altro, hanno distribuito da poco le schede di valutazione sui manager. Dopo quello che è successo, non sanno proprio come comportarsi».

    LO STUDENTE - Anche Alessandro Montagner, 22 anni, è stato licenziato dall'Apple Store di Grugliasco durante il periodo di prova. Il ritornello, come sottolinea anche La Stampa (che ha portato alla luce la vicenda), è lo stesso: «Non mi hanno dato nessuna spiegazione valida». Secondo il giovane, però, la decisione in questo caso sarebbe legata alla sua scelta di frequentare l'Istituto Europeo di Design (lo Ied). Incompatibilità di orari, forse? «Niente affatto - assicura - sarei riuscito a gestirmi. E poi io avevo avvisato l'azienda dal primo colloquio di lavoro. Mi avevano detto che non ci sarebbero stati problemi. Anzi, che erano felici di favorire la crescita professionale dei dipendenti». Le cose, a quanto pare, sono andate diversamente. «Un giorno sono stato convocato in ufficio e mi hanno annunciato l'intenzione di non riconfermarmi. Nessuno mi ha spiegato i motivi». È uscito anche lei dal retro? «Me lo hanno chiesto. Ma ho preferito andarmene dalla porta principale. A testa alta».
    .... vedi Corriere della Sera!
  • Come scritto gia' altre volte, questi sonola Scientology dell'informatica
    non+autenticato
  • > quelli che rompono le scatole. Io ero felice di
    > quel lavoro. Tutti i giorni mi facevo 75 km in
    > auto per andare e 75 km per tornare. Sono entrato
    > alla Apple perché quella è la mia passione. Una
    > specie di mito. Non avrei mai fatto qualcosa
    > contro un'azienda che continuo ad apprezzare
    > anche adesso, nonostante quello che è successo.

    Per intenderci, questo è stato dichiarato da un ex-commesso di un apple store, non un addetto R&D o un vp da millions l'anno ... un commesso.
    Poi qualcuno ha il coraggio di dire che Apple non è sinonimo lobotomia.
    non+autenticato
  • Apple è solo una Microsoft con un vestito alla moda, come sostengo da sempre sono due facce della stessa medaglia, per questo non capisco le guerre di religione tra chi sostiene una e chi sostiene l'altra, andrebbero cancellate entrambe.
    non+autenticato
  • - Scritto da: nome e cognome

    > Per intenderci, questo è stato dichiarato da un
    > ex-commesso di un apple store, non un addetto R&D
    > o un vp da millions l'anno ... un commesso.
    >
    > Poi qualcuno ha il coraggio di dire che Apple non
    > è sinonimo lobotomia.

    Giusto, perché io ho un problema sul lavoro con una persona e automaticamente tutto quello che fa è merda, a prescindere da quello che fa. Lo so che molti ragionano così. Ma questo non vuol dire che sia sinonimo d'intelligenza.

    p.s.: vale lo stesso quando giudico bene una persona qualsiasi cosa faccia solo perché in determinati contesti gli ho riconosciuto dei meriti.
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    Modificato dall' autore il 19 ottobre 2010 00.31
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    FDG
    10909
  • > p.s.: vale lo stesso quando giudico bene una
    > persona qualsiasi cosa faccia solo perché in
    > determinati contesti gli ho riconosciuto dei
    > meriti.

    Tralasciando che si parla di un'azienda e non di una persona, stiamo quindi dicendo che il tizio è poco intelligente...
    non+autenticato
  • [...]

    A parte che sei clamorosamente OT, pensi sia l'unico esempio di gente non riconfermata prima della fine del periodo di prova senza una parola di spiegazione? Ma dove vivi?
    pippuz
    1260
  • - Scritto da: pippuz
    > [...]
    >
    > A parte che sei clamorosamente OT, pensi sia
    > l'unico esempio di gente non riconfermata prima
    > della fine del periodo di prova senza una parola
    > di spiegazione? Ma dove vivi?

    In Italia. Ci sono paesi dove se sei in prova e non ti riconfermano, non stai tanto a lamentarti e ti cerchi un altro lavoro.

    p.s.: non parlo della Cina
    FDG
    10909
  • E questo che cavolo c'entra con l'articolo?
    Cos'è, se io vengo licenziato dalla barilla (esempio) non dobbiamo più comprare la sua pasta?
    Ma per favore!!
    Pur di criticare apple, vi arrampicate sull'aria.
    Ma vivete serenamente, i veri problemi sono altri.
    non+autenticato
  • Ma dove vivi?
    La maggior parte dei contratti a tempo determinato finisce in questo modo.
    E poi sei totalmente off topic, che ti succede? Ah, ho capito, hai già letto dei risultati fiscali Apple: +91% di iPhone venduti rispetto lo stesso trimestre dell'anno scorso... proprio come prevedevi tu, vero? Rotola dal ridere
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    Modificato dall' autore il 19 ottobre 2010 10.50
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    ruppolo
    33147
  • - Scritto da: ruppolo
    > Ma dove vivi?

    Ad Antigua, in una villa di proprietà di società off-shore, che tramite una catena di controllo fatta di scatole cinesi, me l'ha intestata a mia insaputa. Rotola dal ridere
    pippuz
    1260