P2P, gioie e dolori del broad band

di A. Massucci - Cresce l'attenzione dei provider verso la banda occupata sempre più dalla condivisione di file. Il P2P attira gli utenti verso i servizi più redditizi per le imprese ma rende la vita difficile alle infrastrutture

Roma - Ci informano che ai provider il peer-to-peer è piaciuto, piace, ma rischia a breve di non piacere più. Ad avvertire che un problema potenziale esiste è British Telecom, il cui direttore esecutivo Pierre Danon ritiene che il P2P sia "una questione da gestire con una certa attenzione".

Gli ha fatto eco anche una giovane società britannica, CacheLogic, secondo cui alla fine del 2003 il costo che i provider nel mondo si saranno assunti per soddisfare le esigenze del peering supererà la quota di 1,3 miliardi di dollari.

Se, per le case discografiche e quelle cinematografiche, peer-to-peer è oggi una parolaccia che andrebbe bandita, per molte delle imprese dell'accesso è stata invece fino ad oggi un volano del broad band, ciò che ha contribuito a spingere tanti verso lucrosi contratti internet. Anche perché gli altri servizi broad band, con l'eccezione di alcuni esempi di pubblica amministrazione illuminata o di rari servizi "a valore aggiunto" nello streaming audio-video, da soli non bastano certo a convincere l'utente che della banda larga non può fare a meno.
E' la scoperta dell'acqua calda, naturalmente, visto che anche in Italia una parte consistente del broad band serve gli utenti del file-sharing. Ma l'acqua è così bollente che un provider del calibro di Tiscali, uno dei maggiori player del settore in Europa, ha persino affrontato la scomunica di certi settori della discografia pur di poter pubblicizzare i propri servizi attraverso un controverso sistema di peering come KaZaa.

Una scelta azzeccata sotto il profilo promozionale, se si considera che KaZaa si appresta in queste ore a diventare, come riportava ieri Punto Informatico, il software internet più scaricato in assoluto. Non solo, è anche quello che registra una curva esponenziale dei download, lasciandosi dietro software stranoti come ICQ.

Tiscali, come tanti altri provider, punta però anche sui servizi di distribuzione musicale "legali", quelli cioè autorizzati dai discografici, che sgomitano per trovare un posto al sole che fin qui si è limitato ad illuminare la condivisione capace di sfuggire a pressoché qualsiasi controllo.

Ma è probabile che ci si avvicini, come sembra indicare British Telecom, ad una resa dei conti. Da un lato i detentori dei diritti d'autore e leggi sempre più repressive, dall'altro gli utenti ben poco disposti a pagare quanto hanno avuto finora gratuitamente. E in mezzo gli ISP, con una difficile decisione da prendere. Non li invidio.

Alberigo Massucci
TAG: mondo
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