Cristina Sciannamblo

Elettronica verde, le pagelle di Greenpeace

Resa nota la classifica delle aziende più green. Nessun sostanziale cambiamente rispetto allo scorso anno: Nokia sul primo gradino del podio, Nintendo sempre ultima

Roma - Il responso dell'ultima guida di Greenpeace per un'elettronica più pulita non fa sconti a nessuno: Nokia e Sony Ericsson al top, maglia nera per Microsoft e Nintendo. Mentre alcune aziende hanno dimostrato di aver fallito il proprio impegno per il rispetto dell'ambiente, altre hanno prodotto innovazione e ottenuto guadagni significativi praticando una politica economica green: eliminazione di componenti tossici, aumento dell'efficienza energetica, facilitazioni per i consumatori nel riciclo dei prodotti.

Tra le novità verdi in campo elettronico sottolineate dall'associazione figura l'Econova TV targata Philips, costruita senza PVC e BFR. Tra le considerazioni di carattere generale, Greenpeace informa sulla crescita del divario tra aziende realmente impegnate a coltivare una green electronic e aziende che, invece, elargiscono solamente una grande quantità di promesse e rinvii.

Entrando nel dettaglio del ranking, si scopre che al primo posto della classifica verde si piazza Nokia con un secco 7,5 su 10. Il gigante finlandese della telefonia risulta imbattibile nell'eliminazione di componenti tossici, si piazza bene nel risparmio di energia e potrebbe fare meglio per ciò che concerne il riciclo. Tutti i prodotti costruiti a partire dal 2005 risultano essere privi di PVC e i nuovi modelli di telefoni cellulari e accessori lanciati nel 2010 sono sulla strada per essere totalmente privi di composti di brominato. Le altre aziende che primeggiano per quanto riguarda l'impegno verde sono Sony Ericsson, Philips e HP, rispettivamente al secondo, terzo e quarto posto.
Per quanto riguarda le bocciature, Greenpeace non concede attenuanti a Microsoft, Toshiba e Nintendo. Quest'ultima, in particolare, risulta la peggiore della classifica piazzandosi al diciottesimo posto, con un pessimo 1,8 su 10. Nonostante il colosso giapponese abbia immesso sul mercato console con impianto ellettrico interno privo di PVC e, sebbene abbia messo al bando alcuni composti acidi, non dimostra di seguire le giuste tempistiche per eliminare completamente il PVC dai propri prodotti. Per ciò che concerne l'e-waste, il punteggio è pari a zero, nonostante ci siano segnali di impegno in tal senso. Qualche punto positivo è raggiunto sul fronte del risparmio energetico, grazie, soprattutto, all'efficienza all'adattatore AC montato sul Nintendo DSi. Il comportamento è lodevole anche per aver rivelato le emissioni di diossido di carbonio prodotte dalle attività dell'azienda; ma il fallimento è innegabile circa l'impegno di voler ridurre i gas serra, nonostante il proposito di voler tagliare del 2 per cento le emissioni di CO2.

La classifica resta abbastanza simile a quella dello scorso anno. L'organizzazione ambientalista precisa che i criteri adottati per stilare il ranking riflettono le richieste rivolte alle aziende elettroniche contenute nella campagna Toxic Tech. Esse sono essenzialmente tre: ripulire i dispositivi dalle sostanze nocive, riciclare responsabilemente una volta che i prodotti diventano obsoleti, ridurre l'impatto climatico delle operazioni e dei risultati raggiunti. La scala di valutazione adottata va da zero a dieci. Infine, viene puntualizzato che i criteri di redazione della guida non tengono in nessun conto gli standard di lavoro e i metodi di estrazione, pur riconoscendo l'importanza di questi due aspetti nella costruzione dei manufatti elettronici.

Cristina Sciannamblo
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