Cybersquatting all'inglese, arriva la BBC

Con una mossa giudiziaria la corporation dell'informazione britannica riesce a far passare anche a Londra il principio secondo cui il trademark dà diritto al dominio

Londra - La BBC inglese, considerato il più importante riferimento per l'informazione britannica, è riuscita a far stabilire un precedente contro il "cybersquatting" all'inglese.

In particolare, l'azienda inglese è riuscita a ottenere una ingiunzione da un tribunale che ha impedito a Stephen Taylor di vendere all'asta su internet i domini bbc1.com e bbc2.com, che la BBC considera propri in quanto "legati" ai propri trademark sui due omonimi canali televisivi.

Per la Gran Bretagna questa azione giudiziaria e gli esiti che potrà avere, che al momento appaiono però scontati, hanno una valenza rilevante, perché quanto accadrà costituirà un importante precedente relativamente al "cybersquatting". Con questo termine si intende la pratica che consiste nell'acquistare un certo dominio, magari corrispondente ad un trademark esistente, per rivenderlo o farne comunque commercio.
Se negli States una legge ha definito in modo piuttosto diretto che ad un trademark corrisponde un diritto su domini "equivalenti", cioè non soltanto nomi di dominio uguali al trademark ma anche nomi "simili", in Europa leggi del genere ancora non sono state realizzate.

Si tratta naturalmente di norme che non si curano di un dibattito importante tuttora in corso, quello relativo alle ragioni per cui ad un trademark dovrebbe corrispondere un dominio e ai rischi che sono associati con questa situazione in un momento nel quale gli interessi economici in rete si decuplicano. In Italia, l'operazione di acquisto di numerosi domini da parte di Nichi Grauso sta sollevando un dibattito anche su questo, ma le pressioni dell'industria sono tali che in numerosi paesi l'associazione trademark-dominio rischia di passare senza ulteriori riflessioni.
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