Claudio Tamburrino

Italia, l'unbundling della discordia

Né Telecom né gli OLO soddisfatti di quanto deciso da Agcom. E nello scontento generale, in molti si domandano se la Pax così faticosamente raggiunta sulla NGN non sia già tramontata

Roma - La recente approvazione da parte di Agcom degli aumenti relativi ai canoni per l'Unbundling per il 2011 e il 2012 non piace a nessuno degli operatori, e rischia di creare un nuovo intoppo nella trattativa che dovrebbe portare al passaggio alla rete di nuova generazione.

I primi aumenti calcolati dall'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni erano stati bocciati dalla UE, che non riteneva che il regolatore italiano avesse utilizzato "i dati di una società efficiente che gestisce una rete in rame di nuova costruzione". Così Agcom era stata costretta a diminuirli e ad esplicitare gli obblighi previsti a carico di Telecom Italia, prerequisiti all'introduzione degli aumenti.

L'Ad di Telecom Franco Bernebè si è detto "sorpreso" dai nuovi risultati che sarebbero diversi da quelli a cui porterebbe il modello di calcolo adottato e già accettato dalla UE. La telco, in ogni caso, "prende atto" della decisione dell'Autorità che, però, sarebbe andata al di là di quanto appuntato dalle istituzioni europee che si erano limitate a chiedere maggior attenzione nel calcoli dei costi di manutenzione correttiva e costi commerciali.
D'altra parte Fastweb, Vodafone, Wind e Tiscali hanno commentato addirittura "con rammarico" la decisione Agcom, non escludendo la possibilità di "avviare le opportune azioni nelle sedi competenti" (il TAR): la conferma dell'aumento del canone, secondo loro, "ignora del tutto gli elementi forniti dagli operatori alternativi e favorisce l'operatore dominante sul mercato", rafforzandone ulteriormente la posizione.

La nuova diatriba, almeno a parole, riallontana i protagonisti del settore che avevano da poco raggiunto un primo accordo (per le infrastrutture passive) nella lunga trattativa che dovrebbe portare all'avvio della costruzione della rete di nuova generazione.

Intanto, a far calare la temperatura nel settore anche l'entrata nel vivo del dibattito sul destino dei 2,4 miliardi di euro attesi dall'asta sulle frequenze liberate con il digitale, la cui eventuale attribuzione a favore di spese "ordinarie" previste in finanziaria non farebbe altro che "peggiorare l'indebitamento netto strutturale". Peggiorando, di fatto, la situazione finanziaria del settore.

Claudio Tamburrino
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4 Commenti alla Notizia Italia, l'unbundling della discordia
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  • Interessante la frase la:
    "la UE ... non riteneva che il regolatore italiano avesse utilizzato i dati di una società efficiente che gestisce una rete in rame di nuova costruzione".
    Non possiamo dire che Telecom brilli per efficienza.
    Dall'altro proprio l'AD aveva affermato pubblicamente che i costi di manutenzione delle linee ADSL sono 10 volte superiori a quelli delle linee su cui si usa "solo voce".
    non+autenticato
  • - Scritto da: Blue turtle

    > Dall'altro proprio l'AD aveva affermato
    > pubblicamente che i costi di manutenzione delle
    > linee ADSL sono 10 volte superiori a quelli delle
    > linee su cui si usa "solo voce".

    Che sia perché la rete telecom può essere definita in tanti modi, ma certo non "di nyuova costruzione"? O:)
    non+autenticato
  • - Scritto da: Consumatore
    > - Scritto da: Blue turtle
    >
    > > Dall'altro proprio l'AD aveva affermato
    > > pubblicamente che i costi di manutenzione delle
    > > linee ADSL sono 10 volte superiori a quelli
    > delle
    > > linee su cui si usa "solo voce".
    >
    > Che sia perché la rete telecom può essere
    > definita in tanti modi, ma certo non "di nyuova
    > costruzione"?
    > O:)
    Certo, ma è un problema di Telecom se continua ad usare cavi più vecchi di mia nonna. Se ogni tanto mettessero qualche cavo nuovo nel lungo termine il costo di manutenzione diminuirebbe.
    Per questo la UE chiede di calcolare i costi secondo i parametri di una rete nuova. Troppo facile chiedere canoni maggiori perchè la rete è vecchia e poi non fare nulla per rinnovarla.
    non+autenticato
  • > Per questo la UE chiede di calcolare i costi

    Il problema sta nell apretesa di calcolare i costi: il prezzo giusto lo dovrebbe fare il mercato ma mancando reale possibilità di fare concorreza non essendoci altro filo tranne quello di telecom il risulato è che si deve credere alal calcolatrice della UE.
    E chi ha detto che questa sia giusta?

    Il fatto di citare i costi di manutenzione era porprio per dire che magari la UE sottostima quanto costi realmente gestire una rete.

    Si dice che è colpa di Telecom se non aggiorna i cavi ma si torna così sempre al solito discorso: e gli altri ISP che stanno a fare? Al solito guardano e chiedono che Telecom investa.

    Definire il prezzo giusto quado non c'è reale concorrenza di mercato è inevitabilmente un'operzione che tende a scontentare tutti i giocatori coninvolti perché ognuno vede le poprie ragioni soprattutto.
    non+autenticato