Mauro Vecchio

Twitter, frustrazioni cinguettanti

L'ormai ex-CEO Evan Williams ha espresso tutto il suo disappunto per la mancata integrazione di Facebook. I due giganti social continuerebbero a guardarsi con diffidenza. Mentre quello cinguettante pensa a come far soldi

Roma - Un senso evidente di frustrazione. È quanto provato dall'ex-CEO di Twitter Evan Williams, intervenuto nel corso del Web 2.0 Summit a San Francisco. Le ultime decisioni di Facebook non sembrano andate giù alla piattaforma cinguettante, che ha in pratica assistito alla repentina chiusura delle porte in blu del social network da 500 milioni di amici. Come spiegato dallo stesso Williams, nessuna delle due parti ha finora trovato un modo concreto per collaborare.

Ma il desiderio di Williams sembra ben chiaro: permettere agli utenti di Twitter di cinguettare i propri post in blu, di scovare su Facebook la presenza di nuovi, potenziali follower. L'azienda di Mark Zuckerberg ha rifiutato la proposta, scatenando il frustrato disappunto dell'ormai ex-CEO. Che ha sottolineato come l'integrazione di Facebook possa offrire agli iscritti della micropiattaforma una migliore esperienza.

Almeno sperando che questa migliore esperienza non assomigli a quella descritta dallo stesso Williams, che non sembra aver molto apprezzato il suo passato ruolo di CEO di Twitter. Un "lavoro schifoso", ora accantonato per dedicarsi maggiormente ai futuri restyling della piattaforma cinguettante. Per non parlare di quello che dovrebbe essere il futuro commerciale di Twitter, innanzitutto basato sulla disponibilità degli advertiser.
"I numeri sembrano buoni - ha spiegato Williams - e molti inserzionisti stanno tornando. Ci sono milioni di modi per far soldi con Twitter e ne proveremo ancora molti altri". Secondo l'ex-CEO, il numero complessivo degli advertiser raggiungerà quota 100 entro la fine dell'anno. Fermo restando un tono non troppo convinto da parte di Williams. Stando alla testata TechCrunch, la piattaforma starebbe cercando di ottenere nuovi investimenti per 100 milioni di dollari.

Mauro Vecchio
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