Alfonso Maruccia

Java, nuove specifiche e rinnovati rancori

Oracle annuncia la richiesta di nuove specifiche per la virtual machine e chiede ad Apache di sotterrare l'ascia di guerra. Ma la fondazione risponde stizzita: sta a voi decidere, il vostro modo di agire non rispetta gli accordi

Roma - Continua lo scontro tra Oracle e la community dell'open source, insoddisfatta di come la corporation dimostra di voler d'ora in poi gestire la tecnologia Java ereditata da Sun: al centro della contesa c'è come sempre il Java Community Process (JCP), organo di standardizzazione delle specifiche della virtual machine a cui arrivano nuove richieste per le prossime versioni mentre al suo interno non cessa di serpeggiare il malcontento per il comportamento del colosso dei database relazionali.

A quello stesso JCP che secondo i critici Oracle vorrebbe trasformare in un organismo notaio delle proprie esigenze e decisioni aziendali, lo sviluppatore capo di Java Mark Reinhold ha sottoposto quattro nuove Java Specification Requests (JSR) elencanti le caratteristiche da implementare in Java 7 e 8. Reinhold mette in atto il cosiddetto "piano B" dello sviluppo di Java suddividendo gli aggiornamenti in due versioni successive per evitare un ritardo di distribuzione che si protrarrebbe sino alla metà del 2012.

Con le quattro diverse JSR, invece, gli update alle specifiche vengono scaglionati in miglioramenti e aggiornamenti minori (JSR 334), implementazione delle espressioni lambda (JSR 335), specifiche proprie di Java SE 7 - migliori performance, nuova API per il file system, supporto per gli standard Unicode 6.0 e JDBC 4.1 - e quelle che contraddistingueranno Java SE 8.
Ma sulla strada delle future versioni di Java si frappone ancora una volta la Apache Software Foundation, membro del JCP e voce critica nei confronti delle condizioni di utilizzo specificate da Oracle per il Technology Compatibility Kit (TCK). Le attuali restrizioni imposte da Oracle impediscono al progetto Harmony di Apache di ottenere la piena certificazione di compatibilità con Java, e Apache ha già fatto mostra di voler abbandonare il JCP nel caso in cui Oracle non tornasse "alle origini" degli accordi per la compartecipazione allo sviluppo della virtual machine open source.

Don Deutsch, vicepresidente della divisione Standards and Architecture di Oracle, chiede ora ad Apache di "riconsiderare la sua posizione e lavorare assieme a Oracle e la community nel complesso per far avanzare Java insieme". La risposta stizzita di Apache arriva a stretto giro di post: "La palla è nella vostra metà campo - dice la foundation - onorate gli accordi". La guerra per il controllo di Java è ben lungi dal potersi ritenere conclusa.

Alfonso Maruccia
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