Alfonso Maruccia

NASA, crepe nell'ultimo volo dello Shuttle

L'agenzia spaziale statunitense rimanda il lancio dello Shuttle Discovery alla metà di dicembre, se non oltre. Prima di mandare in orbita il vascello bisognerà capire l'origine delle crepe individuate sul serbatoio di carburante esterno

Roma - Nuovo ritardo per l'ultima missione dello Shuttle Discovery, il vascello spaziale che per primo aprirà la serie finale dei voli del programma STS nel corso dei prossimi mesi. Il pensionamento della nave dovrà attendere ancora un paio di settimane almeno, il tempo per gli ingegneri e i tecnici NASA di individuare l'origine delle lunghe crepe apparse sul serbatoio di carburante esterno.

La nuova finesta per il lancio della missione STS-133 è fissata per il prossimo 17 dicembre, ma i responsabili NASA anticipano la possibilità di un ulteriore ritardo o addirittura un posticipo all'anno prossimo. "Ci troviamo davanti a un'incognita - ha detto il program manager dello Space Shuttle John Shannon - che cos'è che è finito nel nostro processo generando le spaccature? e siamo suscettibili alla formazione di un'altra condizione simile?".

Si tratta di "un problema complesso", dice Shannon, che necessita di tutta l'attenzione possibile per evitare rischi alla missione e agli astronauti che saliranno a bordo di STS-133. NASA dice che al momento non ci sono particolari esigenze di bilancio da soddisfare, ragion per cui l'agenzia USA si prenderà tutto il tempo che le occorre per indagare a fondo sull'origine delle crepe.
Quando finalmente sarà pronto per il lancio, STS-133 farà rotta verso la Stazione Spaziale Orbitate (ISS) portando in dote il modulo per la logistica Leonardo, il robot umanoide Robonaut 2 che andrà a far parte della dotazione standard della stazione, più rifornimenti e pezzi di ricambio assortiti.

Per un problema che potrebbe impattare negativamente il buon esito delle missioni sulla Terra, un altro viene fortunatamente risolto a milioni di chilometri di distanza dal pianeta. Dopo essere finita in modalità "standby" a causa di un bit di troppo trasmesso al computer di bordo, NASA è finalmente riuscita a riavviare la strumentazione completa della sonda Cassini orbitante intorno a Saturno (e ai suoi misteriosi satelliti) giusto in tempo per un passaggio ravvicinato alla luna ghiacciata Enceladus.

Alfonso Maruccia
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