Copyright, Google contro le mele marce

Copyright, Google contro le mele marce

Annunciate significative modifiche a tutela del copyright online. Stabiliti percorsi più rapidi d'implementazione di una soluzione simil-DMCA anche in terra europea. Il search smetterà di suggerire parole come BitTorrent
Annunciate significative modifiche a tutela del copyright online. Stabiliti percorsi più rapidi d'implementazione di una soluzione simil-DMCA anche in terra europea. Il search smetterà di suggerire parole come BitTorrent

Si intitola far funzionare meglio il copyright online ed è un recente post comparso sul blog ufficiale di Google. Un breve intervento che è innanzitutto partito dai numeri: 1 biliardo di indirizzi URL registrati finora sul web; più di 35 ore di video caricate ogni minuto sulla piattaforma YouTube.

Una vera e propria esplosione di contenuti, innescata da quella che è stata chiamata “nuova ondata creativa”. Ma un pugno di “mele marce” minaccerebbe questo flusso di idee. Sono utenti, sono servizi e piattaforme sulle quali quotidianamente si perpetrano massive violazioni del copyright.

Un problema cresciuto con lo stesso universo web, a detta di Google bisognoso di nuove forme di protezione che risultino più efficaci e rapide . Ecco perché il general counsel di BigG Kent Walker ha annunciato un pugno di significativi cambiamenti alle attuali policy interne in materia di tutela del diritto d’autore.

Tutte quelle takedown request – ovvero le richieste di rimozione di un determinato contenuto inviate dai detentori dei diritti – che risulteranno affidabili e non irragionevoli verranno così prese in considerazione entro e non oltre le 24 ore . I vari detentori avranno a disposizione un percorso più semplice per l’invio a Google delle lamentele.

L’azienda di Mountain View provvederà inoltre a diminuire il tempo a sua disposizione per rispondere fattivamente ai titolari dei diritti. Laddove l’invio di una takedown request avvenga con moderazione e ragionevolezza , il termine di 24 ore potrebbe essere ridotto. Dall’altro lato, a tutti quegli utenti che vorranno opporsi alla rimozione dei propri contenuti verrà offerto un tool altrettanto semplificato.

E questo è il punto che ha strappato un applauso da parte degli attivisti di Public Knowledge , che hanno sottolineato come il meccanismo delle cosiddette counter-notice dovesse essere semplificato proprio per offrire un’arma più efficace nelle mani dei singoli utenti. Laddove quest’ultimi ritengano che i propri contenuti siano stati rimossi ingiustamente dai singoli intermediari della Rete.

Ma c’è chi ha anche invitato a riflettere , sull’implementazione a livello globale di una legge applicabile nel solo territorio statunitense . Ovvero del famigerato Digital Millennium Copyright Act ( DMCA ), che appunto permette ai detentori dei diritti di inviare a content host come Google richieste di rimozione, prima che gli utenti possano provvedere all’invio delle contro-notifiche.

Google aderirebbe al dettato di una normativa statunitense, prevedendo un istituto – quello delle counter-notice – che non trova albergo nel panorama normativo italiano . L’operato di BigG assomiglierebbe – ad esempio nel caso di ripristino di un contenuto precedentemente rimosso – a quello di un vero e proprio content provider .

La discussione si è quindi accesa tra i meandri della mailing-list di Nexa. La mossa di Google sarebbe profondamente errata, vista la potenziale applicazione in ambito europeo di una “pessima legge statunitense”, che – come sottolineato da Paolo Brini – ha ormai fallito il suo scopo in 12 anni d’attività. La stessa Direttiva 2000/31/EC non prevederebbe affatto un meccanismo come quello del notice-and-takedown . Non si tratta dell’unica significativa modifica annunciata da Google per la rimozione delle “mele marce” dalla grande ondata creativa. Come spiegato nel secondo punto del post di Kent Walker, tutti quei termini associati a servizi o piattaforme illecite – ad esempio i tracker BitTorrent – verranno di fatto esclusi dai risultati di Autocomplete .

L’azienda di Mountain View ha in effetti riconosciuto una certa difficoltà nel capire quali termini siano effettivamente legati ad attività di violazione del copyright. Ma il servizio in tempo reale fornito da Autocomplete cercherà di estromettere quelle parole più frequentemente associate al file sharing illecito .

È dunque probabile che espressioni come Lady Gaga BitTorrent non vengano più restituite in automatico nell’ambito di servizi in tempo reale come il nuovo Google Instant. Questo tipo di ricerche andranno così ad inserirsi all’interno di una blacklist già stilata da Google, in cui era stato bandito il suggerimento di parole chiave oscene o comunque per un pubblico adulto .

In aggiunta, BigG provvederà a rafforzare la tutela delle feature garantite da AdSense. Una decisione probabilmente presa in risposta ad alcune lamentele da parte dei detentori dei diritti, che avevano in precedenza notato come su alcuni siti pirata fossero presenti messaggi pubblicitari legati al programma pubblicitario made in Mountain View .

Google ha nuovamente citato le predisposizioni del DMCA, annunciando una più fitta collaborazione con i titolari dei diritti per l’espulsione dei colpevoli dal programma AdSense . C’è poi un ultimo punto indicato dal post apparso sul blog ufficiale della Grande G.

“Faremo degli esperimenti per permettere alle preview di contenuti autorizzati di risultare più facilmente accessibili nei risultati di ricerca”. C’è chi ha subito provato ad interpretare, ancora nella mailing-list di Nexa. Che “più facilmente accessibili” significhi in maggiore evidenza? E cosa si intenderebbe per contenuti autorizzati? Qualche considerazione aggiuntiva è stata fatta da parte dell’ european senior policy counsel di Google Italia Marco Pancini. Nessuna delle misure indicate prevederebbe attività di filtraggio preventivo dei contenuti . Le nuove iniziative promosse sarebbero alla ricerca di un giusto bilanciamento fra tutela del diritto d’autore e diritto all’accesso.

La risposta al problema della violazione del copyright non potrebbe che essere tecnologica. Finalizzata cioè a tutelare il sistema del notice-and-takedown come unica seria alternativa alla criminalizzazione dell’utente finale .

C’è chi ha esposto il suo personale punto di vista , incentrato sui nuovi rapporti tra l’azienda di Mountain View e il gotha del copyright a Hollywood. L’industria tutta avrebbe solo iniziato la sua grande pressione sui vari operatori della Rete, ora minacciati dall’avvento del famigerato Combating Online Infringement and Counterfeits Act (COICA).

Gli interessi di Google avrebbero ormai sconfinato nell’universo dell’ entertainment (ovviamente legale), come dimostrato dal lancio di Google TV e di vari servizi musicali autorizzati dalle major del disco. Il rischio di finire nella lista nera dei cattivoni che aiutano il P2P sarebbe ora come ora troppo grande.

Mauro Vecchio

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Pubblicato il
3 dic 2010
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