Alfonso Maruccia

Rambus, patent litigation reloaded

Nuova puntata dell'eterna contesa giudiziaria tra Rambus, i suoi brevetti, e il resto del mondo. I motivi del contendere si allargano ora ai chipset, interfacce e memorie variamente assortite

Roma - Rambus è tornata alla carica, e anche stavolta si tratta di grane legali per una concorrenza accusata di uso non autorizzato di brevetti tecnologici. Sono anni che la società californiana persegue la strategia del patent trolling litigation in difesa delle sue proprietà intellettuali, e la nuova tornata di denunce chiama in causa sei diverse aziende hi-tech produttrici di memorie, interfacce di controllo e collegamento, chip e chipset informatici.

Non contenta di aver ribadito il suo punto nei confronti di Nvidia, Rambus accusa ora Broadcom, Freescale Semiconductor, LSI, MediaTek, STMicroelectronics e la succitata Nvidia di aver infranto una serie di brevetti connessi allo sviluppo e alla produzione di interfacce PCI Express, SATA, SAS, connessioni DisplayPort, controller integrati sui moduli di memoria DDR, DDR2, DDR3, mobile DDR, GDDR3 (usati sulle schede grafiche discrete) e altre tecnologie.

Rambus è ancora una volta alla ricerca di una compensazione monetaria per i presunti "danni" procurati al suo business di licenze, e al divieto di importazione dei prodotti incriminati negli Stati Uniti da parte della International Trade Commission.
"Abbiamo deciso di rivolgerci a un giudice perché siamo stati costretti", dice il CEO di Rambus Harold Hughes. "In rispetto dei nostri azionisti e licenziatari paganti - continua Hughes - agiamo in questo modo per proteggere le nostre innovazioni brevettate e perseguire una giusta compensazione per il loro utilizzo".

Alfonso Maruccia
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