Download - Shareware in svendita!

Roma - Può sembrare una battuta, ma non lo è. Dopo anni passati a farsi i conti di quanto sono cari certi programmi a causa del dollaro forte, oggi potrebbe essere cosa buona approfittare del sorpasso dell'euro sul dollaro, e portarsi a casa "con lo sconto" licenze di molti programmi che richiedono la registrazione.

Un po' di storia: nel lontanissimo 1982 in due posti lontani degli USA due programmatori hanno la stessa idea: distribuire un proprio programma su BBS e floppy disk chiedendo qualcosa in cambio a chi lo usa. Uno dei due, Andrew Fluegelman, pensò di chiamare questo sistema "Freeware" registrandone persino il marchio. L'altro invece, Jim Button, lo chiamava "User Supported Software", programma supportato dagli utilizzatori.

Per fortuna un anno dopo un dimissionario della Microsoft fondò la QuickSoft e coniò il termine "Shareware" insistendo sul concetto del "distribuire liberamente" prima dell'acquisto. Sul termine Shareware si trovarono tutti d'accordo per fortuna, tranne un vecchia software house chiamata McAfee che sosteneva di distribuire prodotti in questo modo dal 1980. Ma questa è solo una delle infinite diatribe della storia del computing...

Qualche anno dopo Fluegelman morì portandosi nella tomba anche la registrazione del marchio "freeware", facendo così felici anche tutti quelli che mi dicono che lo uso a sproposito ovvero per indicare i programmi gratuiti. Fatto sta che il termine, registrato e coniato più di venti anni fa, stava ad indicare quello e non programmi di Software libero con codice aperto, o OpenSource che dir si voglia.

Lo Shareware, nato dall'esigenza di distribuire programmi in prova prima dell'acquisto o registrazione, ha favorito sin dai tempi delle BBS la diffusione di programmi entrati nella storia del computer e di Internet. Basti pensare che persino Netscape, uno dei primi browser completi e molto diffusi, veniva distribuito in versione di prova come Shareware. La versione definitiva bisognava pagarla, così come ancora oggi Opera, un browser che cerca di alzare la testa in mezzo ai giganti, è ancora distribuito in quel modo.

Con il passare degli anni sono nate infinite variazioni sul tema, e persino le grandi software house come Adobe, Macromedia o Lotus cominciarono a distribuire costosi programmi commerciali in versione di prova, versioni demo o edizioni limitate nelle funzioni. Ciò nonostante, lo Shareware continua a resistere e a rappresentare un ottimo strumento di promozione per il lavoro di moltissimi sviluppatori, senza dimenticare che persino per il mondo dei videogiochi lo Shareware fece la fortuna di titoli storici come Doom, Quake e Duke Nukem che aprirono la strada alla modalità "prova e poi compra il gioco completo" che ancora oggi la fa da padrone nel mercato cyberludico.

Questo accade anche perché lo Shareware può consentire anche ai programmatori senza le spalle coperte da un grande nome e capitali di continuare a sviluppare il proprio software. Al tempo stesso consente una distribuzione capillare del programma stesso, fatta di recensioni, siti specializzati, cd allegati alle riviste e download da internet.

Shareware, però, non significa solo "prova prima di comprare". Deriva infatti dal verbo "to share" ovvero "condividere". Distribuire uno shareware è quindi innanzitutto una forma di cortesia simpatica e generosa da parte del programmatore o della software house che lo produce che decide di condividere il frutto del proprio lavoro gratuitamente, seppur per un tempo limitato e a volte con qualche limitazione.

La registrazione al termine del periodo di prova è il modo per dire "grazie" e consentire lo sviluppo del programma, ma anche il modo per garantire allo shareware di resistere ai colpi di un industria sempre più insidiosa, e di distinguersi dalle tonnellate di programmi gratuiti o presunti tali che spesso contengono più di quel che promettono (ovvero spyware e altre amenità del genere).

a cura di Luca Schiavoni
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