Toblòg/ Agonia Portale

di Vittorio Bertola - Chi costruisce contenuti su web dovrebbe essere compensato dai provider e dalle società di telecomunicazione? Se ne è parlato in ISOC. Ecco il rapporto e il commento di un protagonista dell'incontro

Originale su Toblòg - Giovedì ero a Roma all'assemblea annuale di Società Internet, in occasione della quale rappresentanti delle varie categorie (io per gli utenti in ICANN) hanno avuto modo di esporre le proprie idee e le proprie esperienze.

Tra gli altri relatori, oltre al mio ex capo Gianluca Dettori e ad altre figure storiche della rete italiana, figurava Paolo Barberis, Presidente di Dada, la cui relazione era centrata su un problema tanto interessante quanto poco affrontato.

Dunque, quello che diceva Barberis era grosso modo questo: la gente si collega alla rete perchè ci trova dei contenuti - prevalentemente, a livello di massa, siti Web interessanti. Ogni anno, gli italiani spendono circa 500 milioni di euro in connettività (85% dial-up, 15% ADSL, fibra e CDN). Eppure, questi soldi finiscono interamente alle società di telecomunicazioni, Telecom Italia in testa, e, per una percentuale relativamente bassa, agli ISP. I content provider di tutti questi soldi non vedono una lira, e - a parte quelli che fanno anche e-commerce - devono cercare di sopravvivere soltanto con la pubblicità (50 milioni di euro l'anno, in forte calo).
In questo modo evidentemente non si può sopravvivere a lungo: e difatti, passata la bolla della new economy, moltissimi siti chiudono o smettono di fornire contenuti gratuiti o ne abbassano la qualità; e come risultato, anche il traffico Internet ha smesso di crescere.
Cosa fare, allora? La proposta di Barberis è la seguente: obblighiamo tutti i provider a migrare sulle nuove numerazioni 702; aumentiamo il prezzo al minuto del dialup (che è il più basso d'Europa) del 20-30%; e con quei soldi creiamo un fondo da distribuire a chi fa siti. Le società fornitrici di contenuti dovrebbero registrarsi in un apposito albo, aderire a un codice di autoregolamentazione (in modo che non si finanzino i siti porno) e poi ricevere una fetta dei soldi in base al traffico.

La mia prima reazione a questa proposta è stata decisamente negativa, soprattutto per la seconda parte: a parte la difficoltà di misurare il traffico di un sito in modo affidabile (certo, esistono gli equivalenti Internet dell'Auditel, ma ci credono solo i marchettari), io sono allergico ai bollini e alle registrazioni per i siti; per non parlare dell'opportunità di aumentare i costi per gli utenti per mantenere portaloni e portalini l'uno fotocopia dell'altro, visto che, onestamente e con tutto il rispetto per chi li fa, di moltissimi portali italiani personalmente non sentirei certo la mancanza.
Per non parlare del fatto che Internet esisteva ed era piena di siti interessanti e gratuiti ben prima che esistesse il Nuovo Mercato, e che moltissime persone (tra cui me) usano la rete quasi solo per lavorare, per accedere a siti esteri o istituzionali, per usare la posta e i newsgroup, e non si capisce perchè dovrebbero finanziare i portali nostrani.

Ma se la risposta è sbagliata, il problema oggettivamente c'è, come ben sa chi di noi ha avuto occasione di mettere in piedi un sito Web che offre contenuti (la mia esperienza fu, ben prima di Napster, con le sigle dei cartoni animati...), di vederlo avere successo, e di dover poi combattere con i costi e le complicazioni di tenerlo in piedi quando fa milioni di hit al mese.

E' quindi vero che se si trovasse una forma di sostentamento dei siti più interessanti, forse riusciremmo ad avere contenuti migliori senza essere invasi dai popup porno e dai dialer; anche perchè se non lo si farà, dopo che quasi tutti i siti gratuiti saranno morti, saranno Telecom e le sue sorelle a decidere chi foraggiare e chi no, scegliendo che cosa far vedere ai propri clienti e trasformando Internet in una specie di Telepiù interattiva a contenuti predeterminati o quasi.

Ma quello che farei io, senza andare a inventare forme di prelievo e redistribuzione forzata dall'alto, sarebbe incentivare meccanismi semplici di contribuzione volontaria come PayPal, che, zitto zitto, anche in Italia sta avendo un buon successo. Volendo, basterebbe che gli ISP caricassero una percentuale dei proventi della connessione (ADSL o dialup che sia) in un account personale di ogni cliente, che poi egli potrebbe spendere per finanziare un sito o servizio qualsiasi, in Italia o all'estero, bollinato o no, purchè gratuito e purchè senza ricevere merce in cambio.

Certo, essendo in Italia, penso che la maggior parte dei navigatori spenderebbe questo credito autofinanziando il proprio sito personale o quello degli amici; del resto siamo nel paese dove l'utente medio di un peer-to-peer qualsiasi condivide al massimo tre file (se no quelli che scaricano gli intasano la banda) ma si incazza se non gli fai scaricare cinque dischi gratis da una T1. Forse una soluzione al problema non esiste, a parte quella di cominciare a pagare gli abbonamenti ai servizi che valgono davvero. Ma è sicuramente un problema serio.

Vittorio Bertola
Toblòg
TAG: italia
20 Commenti alla Notizia Toblòg/ Agonia Portale
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  • Fare aumentare il costo delle connessioni? Ma neanche per idea. Condivido di più le tesi di Vittorio Bertola. Sono dell'idea che un sito Web deve essere sostenuto dai propri lettori e da chi usufruisce dei servizi o attraverso contribuzioni volontarie o attraverso il pagamento di un canone fissato dai gestori del sito.

    Piero
    non+autenticato
  • Una possibile soluzione potrebbe essere quella dei micropagamenti: gli ISP dovrebbero mettere in piedi un'infrastruttura di billing real-time che tariffa le visite alle singole pagine dei vari siti partner, ai quali viene riconosciuta una percentuale. Ovvio che ogni sito debba poi controllare che il numero delle visite pagate sia pari a quelle effettivamente ricevute.

    I motivi per cui credo che una soluzione di questo tipo non abbia nessuna possibilità di essere realizzata sono sia economici/tecnologici (richiesti notevoli investimenti per gli ISP), sia di abitudini e usabilità (l'utente è abituato ad accedere gratuitamente ai siti - a parte quelli con abbonamento tipo Repubblica Extra, che però non coivolgono l'ISP - e difficilmente sopporterebbe una richiesta di pagamento per ogni pagina a cui chiede di accedere...).

    Questa soluzione è di più facile attuazione per gli operatori radiomobili: da anni parlano di tariffazione basata sui contenuti tramite micropagamenti e la stanno effettivamente realizzando.
  • - Scritto da: dilbert
    > Una possibile soluzione potrebbe essere
    > quella dei micropagamenti: gli ISP
    > dovrebbero mettere in piedi
    > un'infrastruttura di billing real-time che
    > tariffa le visite alle singole pagine dei
    > vari siti partner, ai quali viene
    > riconosciuta una percentuale.

    IMHO è una pura follia. Uno dei punti di forza di internet è sempre stato quello di non avere gli 'orticelli privati' coltivati dal singolo ISP e accessibili solo a selezionati utenti: chiunque ci ha provato ha collezionato sonore bocciature, o perlomeno è rimasto con un servizio di nicchia che non interessava nessuno.

    > Questa soluzione è di più facile attuazione
    > per gli operatori radiomobili: da anni
    > parlano di tariffazione basata sui contenuti
    > tramite micropagamenti e la stanno
    > effettivamente realizzando.

    Già, ma i gestori di servizi radiomobili si contano sulle dita di una mano, gli Isp sono molti di più.
    DPY
    380
  • Quello prospettato da DPY sarebbe semplicemente un suicidio...


    - Scritto da: DPY
    > - Scritto da: dilbert
    > > Una possibile soluzione potrebbe essere
    > > quella dei micropagamenti: gli ISP
    > > dovrebbero mettere in piedi
    > > un'infrastruttura di billing real-time che
    > > tariffa le visite alle singole pagine dei
    > > vari siti partner, ai quali viene
    > > riconosciuta una percentuale.
    >
    > IMHO è una pura follia. Uno dei punti di
    > forza di internet è sempre stato quello di
    > non avere gli 'orticelli privati' coltivati
    > dal singolo ISP e accessibili solo a
    > selezionati utenti: chiunque ci ha provato
    > ha collezionato sonore bocciature, o
    > perlomeno è rimasto con un servizio di
    > nicchia che non interessava nessuno.
    >

    ...per fortuna il colpo di scure agli orticelli privati lo darebbe Google. Le pagine a pagamento (anche micro) infatti non verrebbero indicizzate, e addio utenti e traffico.

    Come sappiamo sul web non esisti se non sei raggiungibile con Google. E non è certo un male.

    Occhiolino
  • - Scritto da: Anonimo
    > O ha cambiato indirizzo?

    Da quanto ho capito il sito che gestivo io (quello all'URL www.poli.studenti.to.it/prometeo) è stato staccato definitivamente insieme a tutto il resto del sito, anche se mi hanno detto che alcuni universitari stanno cercando di recuperarlo. Credo però che sia ancora operativo il sito FTP originale su kame.usr.dsi.unimi.it.
    vb
    106
  • > Credo però che sia ancora
    > operativo il sito FTP originale su
    > kame.usr.dsi.unimi.it.

    Connesso a kame.usr.dsi.unimi.it.
    220-Benvenuto su kame.usr.dsi.unimi.it
    220-
    220-Welcome to kame.usr.dsi.unimi.it
    220-
    220-L'ACCESSO ANONIMO A QUESTO SITO E' SOSPESO A CAUSA
    220-DI PROBLEMI HARDWARE, NON ABBIAMO IDEA DI QUANDO VERRA'
    220-RIPRISTINATA LA SITUAZIONE NORMALE.
    220-
    220-THE ANONYMOUS ACCESS AT THIS SITE IS DISABLED DUE
    220-TO SOME HARDWARE MALFUNCION, WE DON'T KNOW WHEN IT WILL BE FIXED.
    220-
    220 kame.usr.dsi.unimi.it FTP server (Version wu-2.6.0(1) Sat Dec 11 10:22:53 NF
    T 1999) ready.
    Utente (kame.usr.dsi.unimi.it:(none)):
    non+autenticato

  • - Scritto da: Anonimo
    > > Credo però che sia ancora
    > > operativo il sito FTP originale su
    > > kame.usr.dsi.unimi.it.
    >
    > Connesso a kame.usr.dsi.unimi.it.
    > 220-Benvenuto su kame.usr.dsi.unimi.it
    > 220-
    > 220-Welcome to kame.usr.dsi.unimi.it
    > 220-
    > 220-L'ACCESSO ANONIMO A QUESTO SITO E'
    > SOSPESO A CAUSA
    > 220-DI PROBLEMI HARDWARE, NON ABBIAMO IDEA
    > DI QUANDO VERRA'
    > 220-RIPRISTINATA LA SITUAZIONE NORMALE.
    > 220-
    > 220-THE ANONYMOUS ACCESS AT THIS SITE IS
    > DISABLED DUE
    > 220-TO SOME HARDWARE MALFUNCION, WE DON'T
    > KNOW WHEN IT WILL BE FIXED.
    > 220-
    > 220 kame.usr.dsi.unimi.it FTP server
    > (Version wu-2.6.0(1) Sat Dec 11 10:22:53 NF
    > T 1999) ready.
    > Utente (kame.usr.dsi.unimi.it:(none)):

    ore 2:30 rai 2
    Consorsio nettuno presenta
    Lezione di informatica

    Oggi parliamo di come rimettere a posto un serverweb
    e risolvere i problemi più comuni
    ahhaahahha
    Se le avessero seguite pure loro
    le telelezioni del consorzio nettuno
    A bocca aperta
    non+autenticato

  • - Scritto da: Anonimo
    > Oggi parliamo di come rimettere a posto un
    > serverweb
    > e risolvere i problemi più comuni
    > ahhaahahha
    > Se le avessero seguite pure loro
    > le telelezioni del consorzio nettuno

    Mi sembra una reazione fuori luogo. Non ho parlato con loro e non so quale sia il problema, ma a giudicare dal messaggio sembra proprio uno di quelli a cui mi riferivo io: si è rotto un pezzo della macchina e nessuno vuole mettere i soldi per ripararlo. Se il sito avesse qualche forma di entrata derivante dall'apprezzamento degli utenti, avrebbe anche i soldi per poter essere sempre operativo.
    vb
    106
  • <li>basterebbe che gli ISP caricassero una percentuale dei proventi della connessione (ADSL o dialup che sia) in un account personale di ogni cliente, che poi egli potrebbe spendere per finanziare un sito o servizio qualsiasi, in Italia o all'estero, bollinato o no, purchè gratuito e purchè senza ricevere merce in cambio</li>

    è l'occasione per gli informatici a più diretto contatto col pubblico di far valere la loro professionalità anche a livello contrattuale,

    un finanziamento trasparente non darebbe più giustificazioni ai magliari dei dialer
    non+autenticato
  • I siti riceverebbero il finanziamento in base ai voti ottenuti
    non+autenticato

  • - Scritto da: Anonimo
    > I siti riceverebbero il finanziamento in
    > base ai voti ottenuti

    Era la stessa idea che ho avuto io:
    il problema rimarrebbe come verificare i punteggi;

    Ci vorrebbe un organo preposto...
    E cosi, altra gente che ci mangia su...uff

    Ph.
    non+autenticato

  • - Scritto da: PhonesDJ

    > Era la stessa idea che ho avuto io:
    > il problema rimarrebbe come verificare i
    > punteggi;
    >
    > Ci vorrebbe un organo preposto...
    > E cosi, altra gente che ci mangia su...uff
    >
    > Ph.


    Giusto. Allora si potrebbe fare così: chi bìvende di più, guadagna di più. Occhiolino
    non+autenticato

  • - Scritto da: Anonimo
    > I siti riceverebbero il finanziamento in
    > base ai voti ottenuti

    di web marketing....
    jp
    JP
    65
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