Claudio Tamburrino

Angry Birds, pubblicità e pagamenti mobile

Merchandising e advertising per monetizzare il conclamato successo di pubblico. In attesa del sistema di pagamento interno

Roma - Scaricato più di 30 milioni di volte su differenti piattaforme mobile, il gioco per piattaforme mobile di Rovio Mobile rappresenta una delle applicazioni più apprezzate sia dagli utenti Apple che da quelli Android, tanto che lo sviluppatore sta tirando le somme dei nuovi modelli di remunerazione implementati.

Mentre sono ben 12 milioni i download a pagamento solo su iPhone, iPad e iPod Touch (per un totale calcolato in 65 milioni di muniti di gioco al giorno), per l'OS di Google Rovio ha pensato ad un diverso approccio: così l'applicazione è disponibile gratuitamente, con pubblicità.

E così su Android, dal suo lancio in ottobre, è stato scaricato 5 milioni di volte, con una percentuale di conservazione (calcolata sul numero di persone che scaricano aggiornamenti) dell'80 per cento.
Quello dell'advertising (certo non una novità per il settore) si conferma un remunerativo modello commerciale, tanto che Angry Birds conta con Android di "incassare 1 milione di dollari al mese entro la fine dell'anno". Almeno secondo le stime rilasciate da Peter Vesterbacka di Rovio.

Ai download a pagamento si aggiunge per gli sviluppatori di app, dunque, il modello dell'advertising. Così come i giocattoli e le altre forme di merchandising che ne sfruttano marchio e i personaggi.

Accanto a questi sistemi tradizionali, Angry Birds sta inoltre lanciando Bad Piggy Bank, un sistema di pagamento interno all'app e sviluppato con il carrier finlandese Elisa. Addebitando la transazione direttamente sul conto telefonico, permette di passare alla versione premium dell'applicazione (senza advertising) o di acquistare beni virtuali come il personaggio della Mighty Eagle.

Oltre a rappresentare una novità interna, peraltro, la piattaforma di pagamento punta ad essere una sorta di alternativa al sistema di transazioni offerto da Android, un'esperienza, secondo Vesterbacka "non ottimale": per questo la offre anche a sviluppatori terzi, con promesse di ripartizioni di profitti convenienti per gli sviluppatori. Una variabile, in ogni caso, che Android Market Place non si era ancora trovata ad affrontare.

Claudio Tamburrino
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