Alfonso Maruccia

FCC: la banda larga è troppo stretta

La commissione statunitense rilascia un nuovo rapporto sullo stato del broadband statunitense: una gran parte dei sottoscrittori non viene servito con una connessione tecnicamente definibile "a banda larga"

Roma - La Federal Communications Commission rivela che più dei due terzi delle connessioni broadband a stelle e strisce non sono oggettivamente qualificabili come servizi a banda larga. Il nuovo rapporto FCC sullo stato del broadband USA prende in considerazione i quasi 91 milioni di sottoscrizioni Internet attive nel paese, mettendoli a confronto con lo "standard" della banda larga recentemente elevato a 4 Megabit/sec. in downstream e 1 Mbps in upstream.

Stando ai dati raccolti da FCC, su 90.963.000 connessioni "broadband" totali il 68% non riesce a raggiungere tale livello minimo di connettività, fallendo anche nel raggiungere almeno i 3 Megabit in downstream e i 768 Kbps in upstream. Il 58% delle connessioni ha una velocità in download inferiore ai 3 Megabit, sostiene la FCC, mentre il 49% è "strozzato" da velocità in upload inferiori ai 768 Kbps.

Vista la situazione reale della banda larga negli USA, l'ambizioso piano di sviluppo telematico dettagliato nel National Broadband Plan (connessioni da 100/50 Mbps in 100 milioni di case entro il 2020) appare sempre più difficile da mettere in pratica.
A meno che il nuovo studio FCC sullo stato della broadband statunitense non sia inaffidabile perché contenente informazioni non pienamente corrispondenti alla realtà dei fatti, come sostenuto dall'associazione dei consumatori Free Press.
L'organizzazione si lamenta infatti della mancata pubblicazione dei dati sull'effettiva competizione delle offerte dei provider, competizione che potrebbe garantire la disponibilità di connessioni a maggiore velocità anche per gli utenti che scelgono soluzioni di connettività meno performanti. In questo caso sarebbero gli utenti stessi a preferire i 3 Megabit contro la disponibilità velocità superiori, e questo nonostante il crescente utilizzo di servizi "succhia-banda" come il video-on-demand di Netflix e il gaming online in streaming (OnLive) o su console (Xbox Live o PlayStation Network.)

Alfonso Maruccia
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