Claudio Tamburrino

L'arte bellica legale di Activision

Chiesto ufficialmente il coinvolgimento di EA nella denuncia mossa nei confronti degli sviluppatori di Call of Duty

Roma - Electronic Arts avrebbe cercato di rubare la collaborazione del team di Infinity Ward allora alle prese, per conto di Activision, con lo sviluppo di Call of Duty: Modern Warfare 3. Questa la tesi dell'editore di videogame che già ad aprile aveva denunciato e cacciato dalla sua squadra i programmatori accusati di ammutinamento.

Call of Duty contro The Sims, Activision contro EA: una mossa attesa da quando la prima aveva allontanato e denunciato i cofondatori di Inifinity Ward, lo studio inglobato nel 2003 e sviluppatore del bestseller videogame di guerra, con l'accusa di tramare contro di essa. I due, Jason West e Vince Zampella, avrebbero violato il rapporto di fiducia con la casa madre con lo scopo di dar vita ad una nuova società. Già allora l'editore aveva fatto intendere di ritenere che dietro i due sviluppatori supposti traditori ci fosse un'azienda concorrente. Ed EA è la sua nemesi per eccellenza.

Secondo l'accusa, per favorire il loro progetto collaterale, i due avrebbero volutamente rallentato la pre-produzione di Modern Warfare 3 e fatto ricadere le colpe su Activision. Spalleggiati dall'azienda concorrente che li avrebbe contattati in barba ai contratti esistenti.
West e Zampella avevano risposto controdenunciando l'ex casa madre per il mancato pagamento di 36 milioni di dollari di royalty dovute per il secondo capitolo della serie e fondando, effettivamente, un nuovo studio chiamato Respawn Entertainment: qui sono finiti anche 21 sviluppatori di quelli allora impegnati con Activition alla realizzazione di Modern Warfare. E che, insieme ad altri 17, hanno fatto richiesta di class action per il mancato pagamento delle royalty.
Activision, nel frattempo, si era assicurata la collaborazione degli sviluppatori di Halo e aveva già allora individuato in Electronic Arts il puparo di West e Zampella. Solo ora, tuttavia, l'accusa è ufficiale ed è stata depositata richiesta di emendamento alla denuncia originale per integrare tra i colpevoli EA. La richiesta di danni è di 400 milioni di dollari.

Secondo la tesi accusatoria la colpa di EA sarebbe stata quella di lusingare, nonostante i contratti che li legavano ad Activision, West e Zampella, con voli su jet privati, barbecue e altre forme di incontri informali: tutto per spingerli alla creazione di una start-up finanziata da EA stessa e in grado di attirare altri transfughi di Activision. Con lo scopo ultimo di rubarle i diritti sui videogiochi prodotti.

I due cofondatori di Infinity Ward, si legge inoltre nell'accusa, sarebbero stati mossi da "invidia, avidità e gelosie" nei confronti di altri sviluppatori di Activision: una serie di SMS scambiati con un altro sviluppatore, per esempio, evidenzierebbe l'antagonismo di West nei confronti di Call of Duty 2: World at War sviluppato da Treyarch sempre per conto di Activision.

Sarebbero poi stati gli stessi West e Zambella ad impedire il pagamento dei premi aziendali dovuti, rifiutando ad Activision la lista degli sviluppatori Infinity Ward che avevano collaborato ai titoli per l'editore e pretendendo tutti per loro le spettanti quote azionarie premio.

Email e intercettazioni vi sarebbero anche a sostegno della tesi di sabotaggio perpetrato dai due nei confronti dello sviluppo del nuovo capitolo di Call of Duty e tra le varie email che dimostrerebbero gli incontri avuti da EA con i due sviluppatori, almeno una (indirizzata da Zampella all'agente Seamus Blackley) farebbe riferimento ai problemi generati per creare imbarazzo al datore di lavoro: "Penso di poter creare dell'interessante caos".

Il processo è stato fissato per il 23 maggio 2011. A gennaio la Corte decidere sull'estensione della causa a EA.

EA, intanto, ha rispedito le accuse al mittente e dichiarato che si tratta di "un gioco di pubbliche relazioni, pieno di meschinità e di disinformazione deliberata. Activision vuole nascondere il fatto che non ha nessuna giustificazione plausibile per il licenziamento di due artisti che ora voglio semplicemente essere pagati per il loro lavoro".

Claudio Tamburrino
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