Claudio Tamburrino

Codice Amministrazione Digitale, edizione 2010

Sono ancora parziali i dati sul piano e-gov 2012, ma già il Consiglio dei Ministri approva l'impalcatura della PA di domani. Un piccolo passo per un uomo, un grande passo per lo Stato

Roma - Il Consiglio dei Ministri, su proposta del ministro per la Pubblica Amministrazione e l'Innovazione Renato Brunetta, ha approvato in via definitiva il nuovo Codice dell'Amministrazione Digitale (CAD), che fa seguito al Codice (decreto legislativo 82/05) varato nel 2005 dal ministro Stanca.

L'obiettivo temporale è il 2012: per allora, ha detto il Ministro, "Tutte le Pubbliche Amministrazioni avranno l'obbligo di dialogare tra loro e con i cittadini e le imprese in via digitale. Questo vuol dire fine dei faldoni, degli archivi e della carta. Vuol dire aumento della trasparenza, della produttività, con minor costi e più crescita. Vuol dire che il prossimo censimento, fatto salvo il digital divide per la famiglie, sarà totalmente e potenzialmente in forma digitale".

E sempre nel 2012 si punterà a valutare l'attesa riduzione dei costi di transazione all'interno della PA: le stime parlano di 6 milioni l'anno risparmiati (circa il 90 per cento delle spese) con un effetto positivo cumulato nell'arco di 20 anni pari a un aumento del 17 percento del PIL.
Da oggi, in ogni caso, le PA dovranno dare il via alla riforma: entro 3 mesi utilizzare soltanto la Posta Elettronica Certificata (PEC) quando serve una ricevuta di consegna (e il destinatario ha comunicato il proprio indirizzo); entro 4 mesi individuare un unico ufficio responsabile dell'attività ICT; entro 6 mesi pubblicare sui propri siti istituzionali i bandi di concorso; entro 12 mesi emanare leregole tecniche che consentiranno di dare piena validità alle copie cartacee e a quelle digitali dei documenti informatici, dando così piena effettività al processo di dematerializzazione dei documenti della PA; entro 15 mesi predisporre appositi piani di emergenza idonei ad assicurare, in caso di eventi disastrosi, la continuità delle operazioni indispensabili a fornire servizi e il ritorno alla normale operatività.

Il nuovo Codice fa seguito, nel progetto del Ministro, alla riforma della Pubblica Amministrazione attuata con il decreto 150/2010. Per cercare di non fare arenare la riforma in fase attuativa, il Ministro ha in pratica fatto nascere in capo ai cittadini e alle imprese veri e propri diritti in materia di uso delle tecnologie nella comunicazione con la PA. Per esempio, i cittadini dovranno fornire solo una volta i propri dati alla PA, che avrà essa stessa poi l'onere di renderli accessibili anche alle altre amministrazioni. E la singola PA non potrà chiedere l'uso di moduli e formulari che non siano stati pubblicati sui propri siti istituzionali.

Dal lato dell'offerta di servizio, il CAD introduce misure premiali e sanzionatorie, incentivando o sanzionando le amministrazioni con la possibilità di quantificare e riutilizzare i risparmi ottenuti grazie alle tecnologie digitali (principio di effettività), sia per l'incentivazione del personale coinvolto che per il finanziamento di progetti di innovazione (principio di risparmio).

Intanto primi bilanci sul piano e-Gov 2012 finora adottato: secondo i dati redatti dal Dipartimento per la Digitalizzazione e Innovazione tecnologica della Pubblica Amministrazione (Ddi) e da DigitPA sono 20mila le caselle registrate nell'Indice delle Pubbliche Amministrazioni (Ipa), mentre poco più del 40 per cento dei comuni ha una casella PEC (con punte d'eccellenza in Umbria, che raggiunge il 90 percento, e Friuli Venezia Giulia con il 75). In crescita anche l'adozione della PEC da parte dei cittadini: 450mila le richieste di attivazione. Solo un terzo dei comuni, invece, offre al momento servizi online per le imprese, e meno di un terzo hanno predisposto l'accesso allo Sportello Unico per le Attività Produttive (Suap): numero che raggiunge il 40 per cento solo se si considerano esclusivamente i comuni capoluogo.

Anagrafi e gestione dei tributi risultano invece informatizzati in quasi tutti i Comuni e le dotazioni tecnologiche più complesse possono dirsi sufficientemente diffuse anche nei Comuni di media dimensione: più del 50 per cento dei Comuni rende disponibili online informazioni e servizi relativi alle banche dati. E, dice lo studio, "capillare è il collegamento alle banche dati centrali".

Buoni i passi finora effettuati nella sanità, con il 90 per cento dei medici di medicina generale che si è abilitato all'utilizzo della nuova procedura obbligatoria per l'invio telematico dei certificati di malattia. Nelle scuole la digitalizzazione ha significato soprattutto la consegna di oltre 22.300 lavagne interattive multimediali e la realizzazione del portale ScuolaMia (che offre servizi digitali alle famiglie). Nelle Università, invece, sono state attivate le iniziative per incrementare la copertura WiFi e l'adozione di servizi online in 55 università. Per il resto, si sta introducendo adesso il processo di digitalizzazione e semplificazione amministrativa con l'iscrizione online, la verbalizzazione elettronica degli esami, il fascicolo personale dello studente, l'automazione dei flussi informativi e, in alcuni casi, l'adozione di servizi VoIP.

Nel campo della Giustizia civile, infine, il sistema di consultazione dei registri di cognizione è ormai disponibile in tutti i distretti, mentre meno diffusi risultano i sistemi di consultazione dei registri di esecuzione, dei fascicoli Polis Web Pct-Sicid e Siecic, ed è ancora in fase di sperimentazione la consultazione delle informazioni relative allo stato dei procedimenti risultanti dai registri di cancelleria e dei fascicoli virtuali relativi ai procedimenti di interesse, nonché la trasmissione di comunicazioni e notifiche e il deposito di atti e documenti.

Claudio Tamburrino
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12 Commenti alla Notizia Codice Amministrazione Digitale, edizione 2010
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  • Secondo me si sta dando numeri a caso.
    Lavoro in una P.A. ed abbiamo la PEC e un sistema certificato di gestione informatica dei documenti da più di 3 anni. I primi a ostinarsi a non usare i sistemi informatici sono i cittadini e le imprese per cui capita praticamente sempre che la comunicazione via PEC la usiamo solo con altri enti pubblici. I privati, nella maggior parte dei casi, vogliono ancora avere la raccomandata con dentro il documento cartaceo. La chicca è che per accontentarli dobbiamo scannerizzare in ingresso tutta la marea di carta che ci arriva da loro e poi stampare una copia dell'originale digitale firmandola per garantirela conformità prima dell'invio (DPR 445/2000).
    non+autenticato
  • - Scritto da: Alessio
    > Secondo me si sta dando numeri a caso.
    > Lavoro in una P.A. ed abbiamo la PEC e un sistema
    > certificato di gestione informatica dei documenti
    > da più di 3 anni. I primi a ostinarsi a non usare
    > i sistemi informatici sono i cittadini e le
    > imprese per cui capita praticamente sempre che la
    > comunicazione via PEC la usiamo solo con altri
    > enti pubblici. I privati, nella maggior parte dei
    > casi, vogliono ancora avere la raccomandata con
    > dentro il documento cartaceo. La chicca è che per
    > accontentarli dobbiamo scannerizzare in ingresso
    > tutta la marea di carta che ci arriva da loro e
    > poi stampare una copia dell'originale digitale
    > firmandola per garantirela conformità prima
    > dell'invio (DPR
    > 445/2000).

    La cosa non mi sorprende...ma allora che fare, un corso a tutti i cittadini che non sanno usare la PEC? E chi non ha un computer? Per contro, a spedire una raccomandata ci riescono mediamente molte più persone! In pratica le PA potranno anche dotarsi delle tecnologie più innovative, ma se non riesce a dialogare con il cittadino la faccenda è seria...
    non+autenticato
  • - Scritto da: embe
    > - Scritto da: Alessio
    > > Secondo me si sta dando numeri a caso.
    > > Lavoro in una P.A. ed abbiamo la PEC e un
    > sistema
    > > certificato di gestione informatica dei
    > documenti
    > > da più di 3 anni. I primi a ostinarsi a non
    > usare
    > > i sistemi informatici sono i cittadini e le
    > > imprese per cui capita praticamente sempre che
    > la
    > > comunicazione via PEC la usiamo solo con altri
    > > enti pubblici. I privati, nella maggior parte
    > dei
    > > casi, vogliono ancora avere la raccomandata con
    > > dentro il documento cartaceo. La chicca è che
    > per
    > > accontentarli dobbiamo scannerizzare in ingresso
    > > tutta la marea di carta che ci arriva da loro e
    > > poi stampare una copia dell'originale digitale
    > > firmandola per garantirela conformità prima
    > > dell'invio (DPR
    > > 445/2000).
    >
    > La cosa non mi sorprende...ma allora che fare, un
    > corso a tutti i cittadini che non sanno usare la
    > PEC? E chi non ha un computer? Per contro, a
    > spedire una raccomandata ci riescono mediamente
    > molte più persone! In pratica le PA potranno
    > anche dotarsi delle tecnologie più innovative, ma
    > se non riesce a dialogare con il cittadino la
    > faccenda è
    > seria...
    i cittadini in genere fanno bene a volere ANCHE la carta... per il semplice fatto che le P.A. (e quelle che P.A. non sono, ma sono assimilabili es: l'ACI, le assicurazioni, notaio, -l'rc auto e' obbligatoria- ,le farmacie, eccecc) sono SORDE a tutto tranne che alla carta.
    Quando devi oscillare tra un'organizzazione e un altra ,della bella carta stampata, e' l'optimum. Con una PEC cosa ci dovrei fare? passare allo sportello dell'assicurazione/comune/poste/notaio/farmacia col notebook e la mail PEC visualizzata?Sorride

    Quando le P.A. (e surrogati) saranno efficienti nello scambio tra loro di dati digitali, allora ci ripenseremo
    PS: uso sistemi telematici dal 1990 ...
    non+autenticato
  • Concordo, per avviare una seria gestione telematica dei rapporti con PP.AA. e gestori di servizi pubblici, non si può prescindere da una rivisitazione pensante della normativa:
    - è ridicolo che si possa chiedere al cittadino conto di documenti, pagamenti, adempimenti di cinque o dieci anni prima, la prescrizione civile e la preclusione temporale nei procedimenti amministrativi dovrebbero essere molto più brevi (con la carta si fa fatica ma si trova tutto; quale italiano mediamente tecnologico ha file anche importanti risalenti a cinque, dieci anni prima sul computer, ammesso e non concesso che il backup venga fatto con una certa frequenza, e il disco su cui l'ha fatto non sia andato a male?)

    Quand'anche la PEC o sistemi simili venissero usati in modo diffuso al posto delle raccomandate A.R., il cittadino comune le stamperebbe sempre per avere una certezza documentaria.

    Poi rilancio quanto detto nel mio post sopra.
    non+autenticato
  • - Scritto da: bubba
    > - Scritto da: embe
    > > - Scritto da: Alessio
    > > > Secondo me si sta dando numeri a caso.
    > > > Lavoro in una P.A. ed abbiamo la PEC e un
    > > sistema
    > > > certificato di gestione informatica dei
    > > documenti
    > > > da più di 3 anni. I primi a ostinarsi a non
    > > usare
    > > > i sistemi informatici sono i cittadini e le
    > > > imprese per cui capita praticamente sempre che
    > > la
    > > > comunicazione via PEC la usiamo solo con altri
    > > > enti pubblici. I privati, nella maggior parte
    > > dei
    > > > casi, vogliono ancora avere la raccomandata
    > con
    > > > dentro il documento cartaceo. La chicca è che
    > > per
    > > > accontentarli dobbiamo scannerizzare in
    > ingresso
    > > > tutta la marea di carta che ci arriva da loro
    > e
    > > > poi stampare una copia dell'originale digitale
    > > > firmandola per garantirela conformità prima
    > > > dell'invio (DPR
    > > > 445/2000).
    > >
    > > La cosa non mi sorprende...ma allora che fare,
    > un
    > > corso a tutti i cittadini che non sanno usare la
    > > PEC? E chi non ha un computer? Per contro, a
    > > spedire una raccomandata ci riescono mediamente
    > > molte più persone! In pratica le PA potranno
    > > anche dotarsi delle tecnologie più innovative,
    > ma
    > > se non riesce a dialogare con il cittadino la
    > > faccenda è
    > > seria...
    > i cittadini in genere fanno bene a volere ANCHE
    > la carta... per il semplice fatto che le P.A. (e
    > quelle che P.A. non sono, ma sono assimilabili
    > es: l'ACI, le assicurazioni, notaio, -l'rc auto
    > e' obbligatoria- ,le farmacie, eccecc) sono SORDE
    > a tutto tranne che alla carta.
    >
    > Quando devi oscillare tra un'organizzazione e un
    > altra ,della bella carta stampata, e' l'optimum.
    > Con una PEC cosa ci dovrei fare? passare allo
    > sportello
    > dell'assicurazione/comune/poste/notaio/farmacia
    > col notebook e la mail PEC visualizzata?
    >Sorride
    >
    > Quando le P.A. (e surrogati) saranno efficienti
    > nello scambio tra loro di dati digitali, allora
    > ci ripenseremo
    >
    > PS: uso sistemi telematici dal 1990 ...
    Purtroppo siamo alla fase del SOLO cartaceo, non dell'ANCHE. Credete veramente che a me pubblico dipendente faccia piacere fare lo stesso lavoro 2 volte, una digitalmnte e l'altra per raccomandata, perchè la ditta tal dei tali, che per legge deve già avere la PEC, non vuole comunicarmela al momento della presentazione di una qualsiasi istanza?
    non+autenticato
  • - Scritto da: Alessio
    > Secondo me si sta dando numeri a caso.
    > Lavoro in una P.A. ed abbiamo la PEC e un sistema
    > certificato di gestione informatica dei documenti
    > da più di 3 anni. I primi a ostinarsi a non usare
    > i sistemi informatici sono i cittadini e le
    > imprese per cui capita praticamente sempre che la
    > comunicazione via PEC la usiamo solo con altri
    > enti pubblici. I privati, nella maggior parte dei
    > casi, vogliono ancora avere la raccomandata con
    > dentro il documento cartaceo. La chicca è che per
    > accontentarli dobbiamo scannerizzare in ingresso
    > tutta la marea di carta che ci arriva da loro e
    > poi stampare una copia dell'originale digitale
    > firmandola per garantirela conformità prima
    > dell'invio (DPR
    > 445/2000).

    Condivido il fatto che in ALCUNI enti pubblici effettivamente i servizi telematici funzionino bene, ma siano poco usati causa ignoranza dei cittadini. Il problema però è che per un ente pubblico adeguatamente informatizzato, che ne sono magari 5 in cui le cose vanno diversamente. E siccome il medesimo documento o certificato magari serve per i rapporti con svariati enti pubblici, la cosa tuttora più sicura per il cittadino è averlo in forma cartacea.


    Inoltre servirebbe uno standard unico valido per tutte le amministrazioni pubbliche, locali e nazionali, per intenderci la famosa carta nazionale dei servizi dovrebbe essere accettata di default da TUTTI gli enti pubblici, locali e nazionali, e dovrebbe esserci un software per la firma digitale dei documenti gratuitamente distribuito a tutti i cittadini.

    Per intenderci e per fare un esempio, se io mi presento in comune, piuttosto che in un tribunale o ad un distretto militare con una chiavetta USB con all'interno una mia autocertificazione in formato PDF con firma digitale allegata (o qualsiasi altro formato, basta che il file sia firmato), tali enti dovrebbero scaricare il file e la firma dalla mia chiavetta (che mi deve essere subito restituita) e accettare il tutto come se fosse cartaceo con firma a mano. Purtroppo non sempre, anzi quasi mai è così. Spesso ogni ente pubblico ha regole proprie e formati propri. Un cittadino non può mandare a memoria istruzioni diverse per ogni ente diverso.
    non+autenticato
  • io nel mio ufficio continuo a produrre una quantità di carta considerevole... perchè mi viene chiesto di stampare.. e non solo da persone anziane.
    non+autenticato
  • Quando sento parlare delle brunettate mi viene l'orchite :-/
    Di solito sono cose che fanno ridere (come la PEC in tutte le amministrazioni o la PA che dialoga via internet coi cittadini), ahahahahah) o che fanno paura (per come sono concepite con una parte anatomica a scelta). Spesso sono come grida manzoniane: è dal 1990 che le Pubbliche Amministrazioni non devono chiedere al cittadino dati di cui sono già in possesso (legge 241/90), ed è dal 1990 che lo fanno lo stesso incuranti di ogni buon senso!

    Ci vuole poco per migliorare il livello tecnologico degli italiani e la funzionalità degli uffici:
    - incentivare (con riduzioni di tasse p.es. postali) i pagamenti per via telematica, e contemporaneamente permettere di pagare _tutto_ (a partire dai c.c.p., MAV, bollettini premarcati) in questo modo;
    - far seguire obbligatoriamente corsi specifici al personale (con istruttori senzienti e adeguati), con esame valutativo finale; possibilità una sola volta di ripetere l'esame (con destituzione o pesante ridimensionamento stipendiale in caso di seconda bocciatura)
    - totale interoperabilità multipiattaforma dei siti istituzionali per il cui tramite compilare e spedire domande e dichiarazioni alla P.A. e da cui ricevere risposte e provvedimenti, per evitare l'esclusione tecnologica di chi usa (legittimamente) sistemi operativi alternativi.
    -accesso selettivo a banche dati di altre Pubbliche amministrazioni, per effettuare controlli automatizzati su dichiarazioni e ridurre l'onere a carico del cittadino di comunicare dati che siano facilmente acquisibili in via telematica presso terzi.
    - incaricare personale imparziale e qualificato per la dematerializzazione e consegnare l'originale cartaceo al cittadino interessato, laddove legalmente possibile (non si sa mai)
    - centralizzare le banche dati a livello provinciale (fa ridere che un comune minuscolo debba avere una sua costosa infrastruttura)
    - affrontare in modo rigoroso il problema della sicurezza degli archivi, dell'usufruibilità dei servizi e delle autorizzazioni di accesso ai dati custoditi (consapevolezza dei rischi, misure precauzionali, banda adeguata ai flussi di richiesta e pesanti sanzioni in caso di violazioni relative al trattamento dati).
    - ampia diffusione della copertura telematica del territorio nazionale con almeno una tecnologia economicamente e strutturalmente disponibile (via doppino, fibra ottica, wifi, wimax o quant'altro), senza la quale è inutile anche parlare di digitalizzazione.
    - razionalizzazione e armonizzazione di tutti i procedimenti amministrativi in vigore, con chiara indicazione dei requisiti richiesti e dei precisi dati da comunicare.
    non+autenticato
  • Una stima ottimista? Ci vorranno almeno 50 anni prima che tutto ciò accada, e la Svizzera dovrà conquistarci almeno 2 volte, nel frattempo...
    non+autenticato
  • - Scritto da: embe
    > Una stima ottimista? Ci vorranno almeno 50 anni
    > prima che tutto ciò accada, e la Svizzera dovrà
    > conquistarci almeno 2 volte, nel
    > frattempo...
    Impossibile, 50 sono troppo poco tempo. In 50 anni ci lucrano sopra troppo poche persone, almeno tre secoli con garanzie per altre 10 generazioni.
  • "-accesso selettivo a banche dati di altre Pubbliche amministrazioni, per effettuare controlli automatizzati su dichiarazioni e ridurre l'onere a carico del cittadino di comunicare dati che siano facilmente acquisibili in via telematica presso terzi."

    Quindi intendi un grande db che contenga informazioni/dati di ogni genere, dico bene?

    "- incaricare personale imparziale e qualificato per la dematerializzazione e consegnare l'originale cartaceo al cittadino interessato, laddove legalmente possibile (non si sa mai)"

    secondo te quali sono i benefici di questo punto?
    non+autenticato
  • - Scritto da: Maestro Miyagi
    > - incentivare (con riduzioni di tasse p.es.
    > postali) i pagamenti per via telematica, e
    > contemporaneamente permettere di pagare _tutto_
    > (a partire dai c.c.p., MAV, bollettini
    > premarcati) in questo
    > modo;


    Al limite i pagamenti telematici costano di più
    harvey
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