Guido Scorza
venerdì 24 dicembre 2010

Un 2010 in rosso per l'Italia in digitale

di Guido Scorza - Banda larga e libertà di espressione, diritto d'autore e digitalizzazione della PA: il bilancio italiano. Non siamo stati un paese per Internet

Roma - La fine dell'anno è tempo di bilanci e di propositi per l'anno che comincia. Il bilancio del 2010, per quanto concerne le questioni legate alle regole della Rete ed alla politica dell'innovazione in Italia si chiude - e non è, sfortunatamente, la prima volta - in rosso.
Nella relazione al bilancio, con formula sintetica, potrebbe scriversi che i tentativi - in taluni casi riusciti ed in altri falliti - di mettere bavagli e legacci alla Rete ed ai contenuti che attraverso essa circolano, sono stati decisamente più numerosi delle proposte - in nessun caso attuate - di guardare ad Internet ed all'innovazione come ad uno stimolo e, soprattutto, come ad una opportunità di riconoscere ai cittadini nuovi spazi di libertà ed inedite opportunità di confronto, partecipazione ed accesso all'amministrazione della cosa comune.

E-commerce, Amministrazione digitale, libertà di informazione, infatti, sono rimaste, per tutto il 2010, solo ambizioni, speranze ed obiettivi perseguiti con scarsa convinzione e, comunque, non raggiunti.

Uno spaccato assai poco confortante della situazione italiana l'ha offerto, dal suo osservatorio privilegiato, il Presidente Corrado Calabrò, nel corso di un'audizione dell'agosto 2010 dinanzi alla IX Commissione trasporti, poste e comunicazioni della Camera dei Deputati. Gli stessi "dati che ci vedono ai primi posti in Europa sul fronte dei prezzi dei servizi tradizionali e della concorrenza infrastrutturata ci classificano sotto la media UE per diffusione della banda larga... e siamo sotto la media anche per il numero di famiglie connesse a Internet, oltre che per la diffusione degli acquisti online e per il contributo dell'Information Communication Tecnology al prodotto interno" ha detto Calabrò. Che ha poi aggiunto: "Il nostro Paese è il fanalino di coda nel commercio e nei servizi elettronici. Le imprese vendono poco sul web; la quota di esportazioni legate all'ICT è pari al 2,2% e relega l'Italia al penultimo posto in Europa". "Il futuro presuppone l'ultra banda, le reti di nuova generazione in fibra ottica con capacità di trasmissione sopra i 50 Mbit/s, mentre l'Italia ancora ha difficoltà - ha dichiarato lo stesso Calabrò - a chiudere il piano per il digital divide - che vuol dire, sostanzialmente, far accedere tutti oggi a internet alla potenza della tecnologia di ieri - e non si accinge a fare un passo decisivo verso la fibra".Non si tratta, sfortunatamente, di dichiarazioni pessimistiche ma, al contrario, di un quadro che riproduce fedelmente la realtà.
Nel 2010, gli investimenti nell'infrastruttura necessaria a garantire agli italiani l'accesso ad adeguate risorse di connettività a banda larga sono rimasti un miraggio e, anzi, nello scorso mese di novembre, il Comitato Interminestariale per la programmazione economica ha deciso di ridurre l'appostamento da 800 a 400 milioni di euro, destinati, peraltro, comunque a non essere spesi sino a quando - non è dato sapere né come né quando - il Paese non uscirà dalla crisi.

Non sono andate meglio le cose sul versante dell'amministrazione digitale che pure ha rappresentato il "tormentone" propagandistico del dicastero del Ministro Brunetta.
L'idea di regalare a tutti gli italiani un indirizzo di posta elettronica certificata, salutata dal Ministro dell'innovazione come "la più grande riforma dal dopo guerra ad oggi" si è rivelata - come peraltro facilmente prevedibile - un autentico flop, tanto che al Ministero dell'innovazione hanno dovuto oscurare il "contatore" relativo agli indirizzi di CEC PAC assegnati (la posta elettronica certificata "omaggio" del Ministro ai cittadini italiani): a dispetto delle "profezie milionarie" di Brunetta, dopo oltre 6 mesi, non riusciva a superare l'assai poco lusinghiero risultato di qualche centinaio di migliaia di indirizzi.

Allo stesso modo nonostante la recentissima approvazione di una, peraltro modesta, riforma del Codice dell'Amministrazione Digitale, la nostra amministrazione rimane saldamente ancorata alla carta ed ad abitudini dure a morire.
Chi avesse qualche dubbio può leggere l'avvertenza riportata in rosso sul frontespizio della nostra Gazzetta Ufficiale della Repubblica: "AVVISO ALLE AMMINISTRAZIONI - Al fine di ottimizzare la procedura per l'inserimento degli atti nella Gazzetta Ufficiale telematica, le Amministrazioni sono pregate di inviare contestualmente e parallelamente alla trasmissione su carta come da norma, anche copia telematica dei medesimi (in formato word) al seguente indirizzo di posta elettronica: gazzettaufficiale@giustizia.it, curando che nella nota cartacea di trasmissione siano chiaramente riportati gli estremi dell'invio telematico (mittente, oggetto e data)".
517 caratteri, spazi inclusi che valgono meglio di centinaia di pagine a convincere di come, l'amministrazione digitale, allo stato, sia davvero solo un piccolo miracolo propagandistico dell'Era Brunetta.

Nel corso del 2010, il Paese è saldamente rimasto ancorato all'antico anche in materia di Internet e diritto d'autore.
L'anno è, infatti, iniziato con il varo della nuova disciplina sull'equo compenso per copia privata, un sistema di regole finalizzato a dragare risorse economiche per oltre 100 milioni di euro all'anno dall'industria ICT e dai consumatori per affidarli alla SIAE affinché li redistribuisca secondo oscuri meccanismi ai più fortunati tra i titolari dei diritti quale indennizzo per il presunto - mai dimostrato né dimostrabile - pregiudizio sofferto per effetto delle copie private delle proprie opere eseguite da alcuni tra i consumatori acquirenti di supporti e dispositivi astrattamente idonei ad essere utilizzati per la registrazione di contenuti digitali.
Nel mese di ottobre, la Corte di Giustizia, ha, indirettamente - ovvero attraverso una sentenza resa su richiesta dei giudici spagnoli - bacchettato anche l'Italia, ricordando che l'equo compenso per copia privata non può essere richiesto quando non sussista una almeno probabile destinazione commerciale del supporto o del dispositivo ad ospitare un contenuto coperto da diritto d'autore. In SIAE ci si è affrettati a precisare che la nostra disciplina sarebbe - non è chiaro né come né perché - conforme alla disciplina europea benché esiga l'indiscriminato versamento dell'equo compenso a fronte della vendita di ogni genere di supporto e dispositivo.

L'anno apertosi così, sempre sul fronte del diritto d'autore, si è chiuso con il lancio da parte dell'Autorità per le Garanzie nelle comunicazioni di una consultazione pubblica su uno schema di regolamento volto a disciplinare la tutela della proprietà intellettuale in Rete. Si tratta, nonostante le apparenze, sotto molteplici profili, di una delle più preoccupanti derive della politica dell'innovazione degli ultimi tempi. Una disciplina complessa e delicata quale quella del diritto d'autore, infatti, si ritrova ad essere integrata all'esito di mini-confronto all'interno delle segrete stanze di un'Autorità Amministrativa anziché attraverso un ampio dibattito parlamentare come accaduto, negli ultimi mesi, nel resto d'Europa.
Questioni legate alla libertà di informazione, alla circolazione dei contenuti digitali ed all'enforcement dei diritti di proprietà intellettuale, vengono ridotte a poco più che tecnicismi, ipotizzando di voler risolvere ogni controversia in materia attraverso procedimenti da esaurirsi in cinque giorni, privando così, pressoché integralmente, i responsabili della pubblicazione di ogni diritto alla difesa.
Siamo di fronte a leggi marziali adottate in tempo di pace ed all'istituzione, in seno all'Autorità per le Garanzie nelle comunicazioni, di un'autentica Corte Marziale con potere di vita o di morte su ogni contenuto digitale immesso in rete.
Si tratta di disposizioni che, pur in assenza di qualsivoglia effettivo presupposto di necessità ed urgenza, dispongono un'inaccettabile compressione del diritto di difesa ed impongono un'inutile accelerazione dei tempi di definizione di procedimenti complessi, attualmente trattati dall'Autorità giudiziaria ordinaria in intervalli di tempo ben più rilassati.

La recente iniziativa dell'Autorità per le Garanzie nelle comunicazioni è, d'altra parte, figlia del famigerato decreto Romani cui, certamente, va l'Oscar quale peggiore iniziativa legislativa del 2010.
Si tratta - anche se ormai sono in pochi a non saperlo - del provvedimento attraverso il quale, l'allora vice-ministro alle Comunicazioni Paolo Romani, oggi Ministro dello sviluppo economico, ha deciso di trasformare, per legge, Internet in una grande TV, minacciando - in parte con successo - di imporre a milioni e milioni di cittadini italiani, oneri economici e burocratici insostenibili per la condivisione di idee ed informazioni, in Rete, in formato audiovisivo. Sin troppo evidente l'intento perseguito dal Governo: frenare e burocratizzare il nuovo, nel tentativo, di allungare, artificialmente, la vita al vecchio, ovvero, alla televisione di un tempo ed ai suoi Signori.

Difficile, nel lasciarsi alle spalle un anno come questo, nutrire fiducia per quello che verrà, specie se le "emergenze" in termini di politica dell'innovazione sono tante ed i problemi da affrontare per dare al Paese almeno una speranza di non trasformarsi in un'isola analogica nel mondo digitale richiederebbero ben altro approccio e ben altra capacità di ascolto, comprensione dei fenomeni, apertura mentale ed indipendenza.
Sono tante le questioni che il nuovo anno imporrà all'agenda politica: la disciplina dell'informazione dopo il caso Wikileaks, il grande tema della responsabilità degli intermediari destinato ad incidere in maniera diretta sul livello di libertà di informazione dei cittadini, la speranza di un'amministrazione che - anche attraverso le nuove tecnologie - si apra davvero ai cittadini sul modello di quanto avvenuto negli USA con l'OpenGov caro al Presidente Obama e, last but not least, le questioni connesse alla promozione della cultura digitale e del mercato dei contenuti audiovisivi.

Nessun dubbio che, nel 2010, l'Italia non sia stata un Paese per Internet. E nel 2011? Auguri all'Italia in digitale, ne abbiamo davvero bisogno!

Guido Scorza
Presidente Istituto per le politiche dell'innovazione
www.guidoscorza.it
58 Commenti alla Notizia Un 2010 in rosso per l'Italia in digitale
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  • Il Comitato Interminestra ?!
    Forte ! Non l'avevo mai sentito.
    Carino veramente... eh eh eh

    Sorride

    A parte questo, ottimo articolo...
    non+autenticato
  • Per chi se ne fosse dimenticato, a nessuno in questo 2010 è arrivato da pagare il canone (cioè il pizzo) SCF?

    Mi riferisco alle centinaia di migliaia di esercenti che già fanno fatica ad andare avanti per la pressione fiscale che supera il 45%, che non hanno nessuna tutela di qualsivoglia tipo, che di fatto mantengono questo ridicolo Paese sulle loro spalle e che un giorno quando uscirà dal nulla un'altra SCF, e poi un'altra ancora, che in nome di leggi sbagliate e anteguerra reclameranno altri balzelli, e costringerà a chiedere al povero cristo, ma chi me lo fa fare di aprire oggi? Meglio andare a protestare sotto al Palazzo!!
    non+autenticato
  • - Scritto da: Mr. P
    > Per chi se ne fosse dimenticato, a nessuno in
    > questo 2010 è arrivato da pagare il canone (cioè
    > il pizzo) SCF?
    >
    >
    > Mi riferisco alle centinaia di migliaia di
    > esercenti

    Esercenti in cosa?
    non+autenticato
  • - Scritto da: uno qualsiasi
    > - Scritto da: Mr. P
    > > Per chi se ne fosse dimenticato, a nessuno in
    > > questo 2010 è arrivato da pagare il canone (cioè
    > > il pizzo) SCF?
    > >
    > >
    > > Mi riferisco alle centinaia di migliaia di
    > > esercenti
    >
    > Esercenti in cosa?
    Tutti i piccoli, medi e grandi negozi, bar, ristoranti, hotel, ecc...
    non+autenticato
  • > Mi riferisco alle centinaia di migliaia di
    > esercenti che già fanno fatica ad andare avanti
    > per la pressione fiscale che supera il 45%,
    Si quei quattro che pagano le tasse. Avessero pagato le tasse anche gli altri non ci saremmo ridotti in quetso stato.

    > non hanno nessuna tutela di qualsivoglia tipo,
    > che di fatto mantengono questo ridicolo Paese
    > sulle loro spalle

    Balle

    > ma chi me lo fa fare di aprire oggi?
    > Meglio andare a protestare sotto al
    > Palazzo!!
    Ecco vai lì invece di venire a piangere miseria qui. Tanto qui nessuno ti crede.
    guast
    1319
  • - Scritto da: guast
    > > Mi riferisco alle centinaia di migliaia di
    > > esercenti che già fanno fatica ad andare avanti
    > > per la pressione fiscale che supera il 45%,
    > Si quei quattro che pagano le tasse. Avessero
    > pagato le tasse anche gli altri non ci saremmo
    > ridotti in quetso
    > stato.
    Si proprio quei quattro ai quali dovresti una immensa gratitudine.

    > > non hanno nessuna tutela di qualsivoglia tipo,
    > > che di fatto mantengono questo ridicolo Paese
    > > sulle loro spalle
    >
    > Balle

    L'Italia non funziona, è un dato di fatto.

    > > ma chi me lo fa fare di aprire oggi?
    > > Meglio andare a protestare sotto al
    > > Palazzo!!
    > Ecco vai lì invece di venire a piangere miseria
    > qui. Tanto qui nessuno ti
    > crede.
    Rotola dal ridere
    non+autenticato
  • Guarda che gli unici che mantengono questo paese a galla sono i lavoratori dipendenti che sono gli unici che pagano tutte le tasse, se gli esercenti pagassero tutte le tasse, ad esempio emettendo sempre gli scontrini fiscali forse le cose andrebbero meglio, per cui vai a piangere da un'altra parte che qui non ti crede nessuno.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Micio
    > Guarda che gli unici che mantengono questo paese
    > a galla sono i lavoratori dipendenti che sono gli
    > unici che pagano tutte le tasse, se gli esercenti
    > pagassero tutte le tasse, ad esempio emettendo
    > sempre gli scontrini fiscali forse le cose
    > andrebbero meglio, per cui vai a piangere da
    > un'altra parte che qui non ti crede
    > nessuno.

    Chi è che da lavoro ai "lavoratori dipendenti" e gli paga anche l'INPS?
    non+autenticato
  • - Scritto da: Mr. P
    > - Scritto da: Micio
    > > Guarda che gli unici che mantengono questo
    > > paese a galla sono i lavoratori dipendenti
    > > che sono gli unici che pagano tutte le
    > > tasse, se gli esercenti pagassero tutte le
    > > tasse, ad esempio emettendo sempre gli
    > > scontrini fiscali forse le cose andrebbero
    > > meglio, per cui vai a piangere da un'altra
    > > parte che qui non ti crede nessuno.

    > Chi è che da lavoro ai "lavoratori dipendenti" e
    > gli paga anche l'INPS?

    Le ditte estere in italia, per quel poco che ci resteranno ancora...
    Gli italiani danno lavoro solo cococo o in nero.
    krane
    15707
  • tolta la musica in negozio, è assurdo che solo perchè siamo facilmente controllabili vengano sempre a bussare alle nostre tasche, se mettiamo della musica per rendere gradevole l'ambiente è per i clienti, e se guadagnamo di più anche lo stato guadagna di più con tasse e imposte, ma questo non lo cpiscono!!

    Le attività commerciali le piccole aziende che sono sul territorio e danno lavoro dovrebbero essere agevolate e non bersagliate, con parametri di settore da rispettare e cavolate varie ....
  • Basterebbe togliere il copyright e rendere tutta la musica gratuita, e il problema sarebbe risolto. E ci guadagnerebbero tutti.
    non+autenticato
  • Grande Guido, ottimo editoriale, non tutti hanno il coraggio di affermare certe cose trovandosi in una posizione simile alla Vostra. Dovremmo prendere tutti esempio.
    non+autenticato
  • c'è sopratutto il conto corrente.
    Non tutti percepiscono remunerazioni da avvocati, non considenrando quelle in nero.

    Buona italia...
    non+autenticato
  • A me più che altro preoccupa il fatto che in certi posti, soprattutto paesini di montagna, la banda larga non ci sia e con il cellulare si può navigare a velocità minime.

    Il bello dell'italia, del suo paesaggio, della sua cultura e della sua economia è anche l'esistenza di paesini distribuiti sul territorio e che già soffrono di spopolamento perchè non possono offrire i servizi e gli agi della vita moderna (e il posto di lavoro). E' proprio la rete che potrebbe ridurre l'isolamento di questi posti, e magari portarli a nuova vita.

    Non è "poesia da 2 soldi" sul bel tempo che fu, parlo di proprietà immobiliari abbandonate e che perdono valore, piccole imprese agricole + manifatturiere + di servizi che fanno fatica a comunicare, tessuto commerciale che perde clienti, pensionati con i parenti "fuggiti" non li possono accudire... Un patrimonio che si va buttando via e tanti disoccupati in più.

    Ovviammente lo scenario del paesello può essere riportato più in grande nel paragone tra italia e resto del mondo. Il che è ancora più inquietante. Però è dal paesello che bisognerebbe partire, costerebbe di meno.
    non+autenticato
  • - Scritto da: zizzo
    > A me più che altro preoccupa il fatto che in
    > certi posti, soprattutto paesini di montagna, la
    > banda larga non ci sia e con il cellulare si può
    > navigare a velocità
    > minime.
    >
    > Il bello dell'italia, del suo paesaggio, della
    > sua cultura e della sua economia è anche
    > l'esistenza di paesini distribuiti sul territorio
    > e che già soffrono di spopolamento perchè non
    > possono offrire i servizi e gli agi della vita
    > moderna (e il posto di lavoro). E' proprio la
    > rete che potrebbe ridurre l'isolamento di questi
    > posti, e magari portarli a nuova
    > vita

    Ma (anche lasciando perdere la corruzione, comunque palese e spesso dimostrata di buona parte di essa) cosa pretendi da una classe politica che da VENT'ANNI A QUESTA PARTE ha fatto tutto l'opposto di cio' che doveva fare per tenere il Paese economicamente competitivo? Invece di investire nel settore tecnologico al momento giusto l'hanno completamente ignorato e hanno cercato di battere la produzione manufatturiera cinese, con il risultato che il settore manifatturiero ne e' uscito con le ossa rotte e il settore tecnologico non s'e' mai sviluppato (anzi, e' regredito).

    Invece di favorire la banda larga che, come sostieni tu, avrebbe permesso il prosperare dei piccoli comuni con il lavoro a distanza, hanno investito sul digitale terrestre, con il risultato che i piccoli comuni sono diventati sempre piu' morti e le citta' e le periferie sempre piu' trafficate e invivibili.

    Una classe politica che ragiona con schemi ancorati a venti o trent'anni fa. E la sensazione che si ha (detto da uno che ormai ha lasciato l'Italia da un po' di anni) vedendo una citta' come Milano e' che veramente l'Italia sia rimasta ferma agli anni 80.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Ma no
    vedendo una citta'
    > come Milano e' che veramente l'Italia sia rimasta
    > ferma agli anni
    > 80.

    magari fosse ferma ani anni '80 forse ti riferisci al 1880 ?
    non+autenticato
  • - Scritto da: Picchiatell o
    > - Scritto da: Ma no
    > vedendo una citta'
    > > come Milano e' che veramente l'Italia sia
    > rimasta
    > > ferma agli anni
    > > 80.
    >
    > magari fosse ferma ani anni '80 forse ti
    > riferisci al 1880
    > ?

    Heh. Battute a parte comunque, davvero... la sensazione che si ha tornando in Italia e' davvero quella, che sia un Paese che a un certo punto si sia fermato mentre gli altri andavano avanti. E la cosa triste e' che pare non rendersene conto, anzi...
    non+autenticato
  • - Scritto da: Ma no
    > - Scritto da: Picchiatell o
    > > - Scritto da: Ma no
    > > vedendo una citta'
    > > > come Milano e' che veramente l'Italia sia
    > > rimasta
    > > > ferma agli anni
    > > > 80.
    > >
    > > magari fosse ferma ani anni '80 forse ti
    > > riferisci al 1880
    > > ?
    >
    > Heh. Battute a parte comunque, davvero... la
    > sensazione che si ha tornando in Italia e'
    > davvero quella, che sia un Paese che a un certo
    > punto si sia fermato mentre gli altri andavano
    > avanti. E la cosa triste e' che pare non
    > rendersene conto,
    > anzi...

    Ditemi voi se e' concepibile che in Toscana, e in una zona oltremodo turistica, andando in un hotel non ci fosse neanche la possibilita' di trovare una rete wi-fi e che anzi, quando chiesi se c'era mi abbiano guardato come se avessi chiesto una cosa assurda (successo pochi mesi fa).
    non+autenticato
  • - Scritto da: Ma no

    >
    > Ditemi voi se e' concepibile che in Toscana, e in
    > una zona oltremodo turistica, andando in un hotel
    > non ci fosse neanche la possibilita' di trovare
    > una rete wi-fi e che anzi, quando chiesi se c'era
    > mi abbiano guardato come se avessi chiesto una
    > cosa assurda (successo pochi mesi
    > fa).

    assolutamente , nel nostro paese quando domandi alla struttura se c'e' il wi-fi Ti guardano come il solito pedopornoterrorista, quando devi solo collegarti ai servizi bancari o sui trasporti per il traghetto....ma vuoi mettere non possono poi piu' tassarti le telefonate ( perche' manco il cellulare certe volte arriva) sulla linea fissa telefonica in camera .
    non+autenticato
  • - Scritto da: zizzo
    > moderna (e il posto di lavoro). E' proprio la
    > rete che potrebbe ridurre l'isolamento di questi
    > posti, e magari portarli a nuova
    > vita.

    Direi piuttosto che la rete contribuisce a fare il contrario.

    E' molto romantica l'idea per cui Heidi può lavorare via web per una multinazionale stando in mezzo alle sue pecore. Piacerebbe molto anche a me vivere in questo modo (lavorando magari per una media impresa anzichè una multinazionale). Ma credo che in realtà non esista nemmeno un caso del genere in tutto il mondo.

    La rete contribuisce casomai a creare bisogni (sia reali sia indotti, ammesso che sia possibile distinguere queste due categorie) che non possono essere soddisfatti fuori da una città, e con difficoltà possono essere soddisfatti fuori da Roma e Milano.


    > Ovviammente lo scenario del paesello può essere
    > riportato più in grande nel paragone tra italia e
    > resto del mondo. Il che è ancora più inquietante.

    ...ma i "flussi migratori", o meglio tutti quei disperati che ogni giorno varcano i confini illegalmente o vengono rispediti nei campi di sterminio costruiti in mezzo al Sahara con soldi (per lo più) italiani, sembrano non essersene accorti...
    non+autenticato
  • - Scritto da: uno nessuno circa cento
    > - Scritto da: zizzo
    > > moderna (e il posto di lavoro). E' proprio la
    > > rete che potrebbe ridurre l'isolamento di questi
    > > posti, e magari portarli a nuova
    > > vita.
    >
    > Direi piuttosto che la rete contribuisce a fare
    > il
    > contrario.
    >
    > E' molto romantica l'idea per cui Heidi può
    > lavorare via web per una multinazionale stando in
    > mezzo alle sue pecore. Piacerebbe molto anche a
    > me vivere in questo modo (lavorando magari per
    > una media impresa anzichè una multinazionale). Ma
    > credo che in realtà non esista nemmeno un caso
    > del genere in tutto il
    > mondo.

    Credi male.

    O per lo meno, nessuno dice che devi startene a casa in mezzo alle pecore. Semplicemente, l'ufficio lo si apre nel comune o in un comune piu' grosso, vicino, ma non nella sede principale che sta nella grande citta' magari a 1000 km di distanza.

    E di casi del genere ce ne sono a migliaia.
    non+autenticato
  • - Scritto da: uno nessuno circa cento
    CUT
    > E' molto romantica l'idea per cui Heidi può
    > lavorare via web per una multinazionale stando in
    > mezzo alle sue pecore. Piacerebbe molto anche a
    > me vivere in questo modo (lavorando magari per
    > una media impresa anzichè una multinazionale). Ma
    > credo che in realtà non esista nemmeno un caso
    > del genere in tutto il
    > mondo.

    Se vuoi posso smentirti
    http://www.ilsole24ore.com/art/tecnologie/2010-09-...

    La differenza? Non ha il cervello di un italiano


    > La rete contribuisce casomai a creare bisogni
    > (sia reali sia indotti, ammesso che sia possibile
    > distinguere queste due categorie) che non possono
    > essere soddisfatti fuori da una città, e con
    > difficoltà possono essere soddisfatti fuori da
    > Roma e
    > Milano.

    Considerando che il 90% di internet è a scopo di lucro lì'altra categoria la vedo decisamente risicabile


    > > Ovviammente lo scenario del paesello può essere
    > > riportato più in grande nel paragone tra italia
    > e
    > > resto del mondo. Il che è ancora più
    > inquietante.

    La chiamano globalizzazione
    Alcuni si sono accorti di questo; un caso il wtf?


    > ...ma i "flussi migratori", o meglio tutti quei
    > disperati che ogni giorno varcano i confini
    > illegalmente o vengono rispediti nei campi di
    > sterminio costruiti in mezzo al Sahara con soldi
    > (per lo più) italiani, sembrano non essersene
    > accorti...

    Sarebbe come dire che i talebani o vari disperati afghani si accorgono un giorno che vengono usati come kamikaze e per vivere continuano a coltivare piantagioni di oppio
    Difficile credere se ne accorgono se questi perdono tutto
  • - Scritto da: uno nessuno circa cento
    > - Scritto da: zizzo
    > > moderna (e il posto di lavoro). E' proprio la
    > > rete che potrebbe ridurre l'isolamento di questi
    > > posti, e magari portarli a nuova
    > > vita.
    >
    > Direi piuttosto che la rete contribuisce a fare
    > il
    > contrario.
    >
    > E' molto romantica l'idea per cui Heidi può
    > lavorare via web per una multinazionale stando in
    > mezzo alle sue pecore. Piacerebbe molto anche a
    > me vivere in questo modo (lavorando magari per
    > una media impresa anzichè una multinazionale). Ma
    > credo che in realtà non esista nemmeno un caso
    > del genere in tutto il
    > mondo.

    Veramente ce ne sono molti di casi del genere, inclusi alcuni per l'azienda in cui lavoro (gente che non poteva trasferirsi nei pressi della sede per vari motivi, ed esegue il lavoro da casa). E, a parte il dover fare qualche viaggetto in piu' (ma neanche tanti, diciamo una volta ogni 2 mesi o giu' di li'), fanno il loro lavoro egregiamente e cambia poco o nulla tra averli qui o averli in remoto.

    Francamente mi chiedo come tu possa esserti messo in testa che "non esista un caso del genere in tutto il mondo".
    non+autenticato
  • un ulteriore esempio (se proprio ce ne fosse ancora bisogno) di quanto sia arretrata la cultura tecnologica italiana in primis ma sopra tutto le sue ricadute sociali, che a quanto pare in Italia sembra siano solo i video idioti su youtube e i gruppi cretini di Facebook
    non+autenticato
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