Mauro Vecchio

RapidShare non significa pirateria

Il servizio di file hosting contro gli analisti di MarkMonitor, accusati di diffamazione per aver parlato dei cyberlocker come dei nuovi luoghi della pirateria web. Un gran numero di visite non vuol dire affatto violazione del copyright

Roma - I numeri avevano sorpreso gli analisti di MarkMonitor, società statunitense specializzata nella tutela dei vari marchi aziendali. Lo studio Online Piracy and Counterfeiting - commissionato dalla US Chamber of Commerce - ha ora provocato le più aspre reazioni da parte di RapidShare, servizio di file hosting nelle prime tre posizioni di una speciale classifica dei siti più trafficati nell'anno 2010.

Una classifica che potrebbe ora costare alla società a stelle e strisce una causa per diffamazione, annunciata dai legali di RapidShare sulla base di un'analisi definita "assurda". Lo studio pubblicato da MarkMonitor era partito da un campione di circa cento spazi web, dediti alla condivisione dei contenuti oltre che alla vendita di beni contraffatti. Servizi come RapidShare, Megavideo e Megaupload avrebbero generato complessivamente un totale di 21 miliardi di visite.

L'analisi aveva dunque fatto luce sul fenomeno in ascesa dei cosiddetti cyberlocker, da collegarsi in maniera diretta al fenomeno della pirateria audiovisiva. Megavideo e affini sarebbero ormai diventati il nuovo standard in materia di violazione del copyright. Accuse del tutto inaccettabili per i rappresentanti legali di RapidShare che hanno sottolineato come il servizio offra la possibilità di gestire e condividere contenuti in maniera assolutamente legittima.
Gli analisti di MarkMonitor avrebbero in pratica sfruttato un approccio metodologico completamente errato, partendo dal presupposto che il numero complessivo di visite corrisponda ad attività di violazione del diritto d'autore. Gli utenti di RapidShare hanno infatti la facoltà di caricare foto, video e documenti senza incappare in alcun tipo di infrazione. I risultati dello studio porterebbero dunque ad un assunto diffamante nei confronti del servizio di file hosting.

Posizioni condivise anche dai rappresentanti di Megaupload, che hanno sottolineato come il servizio possa essere usato per scopi leciti o meno. Le stesse condizioni d'uso della piattaforma prevedono zero tolleranza nei confronti delle violazioni, una volta segnalate dai rispettivi detentori dei diritti in base alle previsioni del Digital Millennium Copyright Act (DMCA). I legali di Megaupload si sono poi chiesti come mai Google non sia presente nella classifica dei luoghi web della pirateria, nonostante ospiti "la più vasta indicizzazione di contenuti illeciti".

Mauro Vecchio
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