Claudio Tamburrino

AMD, trimestrale col problema server

Risultati finanziari superiori alle aspettative, ma con luci (i primi Fusion APU) e ombre (il settore server dominato da Intel). Cala il prezzo medio delle CPU vendute, ma il peggio è passato

Roma - AMD ha annunciato i risultati finanziari del quarto trimestre 2010: con un fatturato pari a 1,65 miliardi di dollari, supera del due percento il trimestre precedente ma rimane piatta rispetto a l'ultimo del 2009.

AMD ha segnato un profitto di 375 milioni di dollari (0,50 dollari ad azione), un miglioramento rispetto alla perdita netta di 118 milioni di dollari del quarto precedente, ma imparagonabile rispetto al miliardo e passa incassato nell'ultimo quarto 2009, caratterizzato dal pagamento di 1,25 miliardi ricevuto dall'arcinemico Intel tramite accordo extragiuziario. Nonostante ciò, quelli del periodo appena passato sono numeri sufficienti, se sommati agli introiti generati da una licenza brevettuale e da un accordo legale con Samsung, a superare le previsioni degli analisti.

"AMD inizia il 2011 con un importante slancio" dichiara Thomas Seifert, CFO e CEO ad interim, che ha attribuito il merito del successo soprattutto all'esordio dei primi Fusion APU, i nuovi prodotti che spingono AMD a prevedere per il primo trimestre del 2011 fiscale risultati superiori alle aspettative degli analisti.
Nel trimestre appena concluso è cresciuto anche il segmento Grafica del 9 per cento rispetto al periodo precedente (ma rimanendo piatto rispetto al 2009), grazie a discrete performance dei processori grafici e ai maggiori profitti ottenuti con le console.

In flessione, invece, il settore Computing Solutions, che ha registrato un reddito operativo aziendale di 91 milioni di dollari, mentre nel terzo trimestre 2010 e nell'ultimo trimestre 2009 si era attestato sui 160 milioni di dollari.

Non bene anche il prezzo medio di vendita dei microprocessori, diminuito rispetto al quadrimestre precedente a causa della diminuzione della domanda di notebook e server, vera spina nel fianco (e forse causa della dipartita dell'ex CEO Meyer) dell'azienda.

Claudio Tamburrino
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