Cristina Sciannamblo

Tunisia, il governo saccheggia Facebook?

Secondo il team sicurezza di Palo Alto, il governo di Ben Ali si è appropriato di dozzine di credenziali appartenenti agli attivisti politici. Operazione bloccata immediatamente dopo la scoperta

Roma - Le immagini della Tunisa restituite negli ultimi giorni mostrano un paese nel pieno di una rivoluzione democratica, rispetto alla quale tutti i mezzi di comunicazione e i social network giocano un ruolo cruciale. Facebook, in particolare, è diventato fondamentale nel favorire la comunicazione tra il popolo tunisino e il resto del mondo. Tuttavia, secondo Joe Sullivan, capo della sicurezza del sito in blu, il governo del paese africano avrebbe tentato di rubare username e password dei login di Facebook dei cittadini tunisini mediante il controllo degli ISP e diffusione di keylogger, software che registrano i dati inseriti nel computer.

Quando a Palo Alto si sono accorti dell'accaduto, hanno immediatamente preso provvedimenti.

Come sostengono gli osservatori, un'azione del genere condotta dal repressivo governo tunisino non aveva solo lo scopo di gambizzare il movimento di protesta appena nato, ma ha portato alla scoperta e alla successiva carcerazione, tortura e forse morte dozzine di attivisti politici.
L'operazione di spionaggio sarebbe stata condotta anche ai danni degli utenti Gmail e Yahoo! a partire dallo scorso dicembre, periodo nel quale sono scoppiate le proteste contro il regime di Ben Ali.

Per Danny OBrien, avvocato presso la Commissione per la protezione dei giornalisti (CPJ), il sistema di censura messo in piedi dal regime tunisino aveva lo scopo di tracciare le pagine Internet maggiormente visitate dagli utenti. In questo modo, gli individui residenti all'interno del paese erano indirizzati su siti perfettamente identici agli originali, fatta eccezione per un codice capace di dirottare altrove le credenziali degli utenti.

Il team sicurezza di Facebook ha deciso di mantenere una posizione apolitica rispetto al comportamento delle autorità tunisine. Per Sullivan, si tratta semplicemente di un cyberattacco al quale reagire con una risposta tecnica per proteggere l'integrità di password e account: "Si è trattato molto di più di un problema di sicurezza che di una questione politica".

Cristina Sciannamblo
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