Roma -
Una nuova offensiva, lanciata di recente dai vertici di
Perfect 10, azienda californiana specializzata in vari contenuti per adulti. Un'aspra causa legale, voluta dal CEO Norman Zada per colpire dritto al cuore di uno dei servizi di file hosting più popolari del web. Nell'estremo tentativo di smantellare una sorta di piramide della condivisione selvaggia,
al cui vertice è stata inserita la piattaforma Megaupload.
Il
cyberlocker con base ad Hong Kong avrebbe tratto i più cospicui guadagni dalle attività illecite dei suoi utenti, a partire da una sorta di ramificazione online. Nel mirino di
Perfect 10 sono infatti finiti alcuni siti controllati da Megaupload,
tra cui Megarotic, Megaporn e Megavideo. Tutti questi spazi web avrebbero violato in maniera massiva i diritti d'autore detenuti dalla società californiana.
Ma c'è di più. Il servizio di file hosting incoraggerebbe i suoi utenti a caricare file illeciti, premiandoli con dei punti bonus o addirittura dei soldi veri. Sempre secondo le accuse, Megaupload
non avrebbe mai denunciato il suo business negli Stati Uniti, evitando di pagare anche un solo dollaro di tasse. Il
cyberlocker non sarebbe nemmeno tutelabile tra le acque sicure del cosiddetto
safe harbor, il porto legale per gli intermediari previsto da
Digital Millennium Copyright Act (DMCA).
Non è la prima volta che la scure legale di
Perfect 10 tenta di abbattersi sui protagonisti del file sharing. Un altro popolare
cyberlocker - RapidShare -
era finito nel mirino dei suoi avvocati, poi assolto da una corte californiana in quanto mero contenitore. Lo stesso RapidShare era passato alla controffensiva accusando
Perfect 10 di essere un tipico troll del copyright,
un servizio paralegale mascherato dietro una società di contenuti per adulti.
I vertici di Megaupload hanno subito sottolineato come le accuse di
Perfect 10 verranno contestate in aula, dal momento che il
cyberlocker avrebbe da sempre eliminato tutti quei link segnalati in base al DMCA. La società californiana avrebbe segnalato a Megaupload un link illecito
ad un contenuto video della cantante Christina Aguilera. Che abbia recitato in un film porno? Intanto la società ha chiesto al giudice un risarcimento pari a
5 milioni di dollari.
Mauro Vecchio