Cristina Sciannamblo

Regno Unito, trojan diplomatici

Il Ministro degli Esteri britannico ha reso noto che i computer del suo staff sono stati infettati da Zeus. Colpa di alcune mail che recavano come mittente la Casa Bianca

Roma - Questa volta il trojan Zeus ha generato una vittima illustre: gli uffici governativi del Regno Unito. È stato il Ministro degli Esteri in persona, William Hague, a comunicare che lo scorso dicembre i computer del suo staff sono stati presi di mira dal pericoloso malware.

Parlando nel contesto di una conferenza dedicata alla sicurezza informatica, il ministro britannico ha chiarito che il trojan è riuscito ad infilarsi dei computer del ministero attraverso i link contenuti in alcune mail che recavano come mittente la Casa Bianca.

Secondo il capo degli esteri, un largo numero di mail sarebbe riuscite a bypassare il controllo dei filtri inoculando la minaccia, e i tecnici avrebbero immediatamente provveduto a sanare le infezioni.
Non sono stati forniti dettagli su eventuali dati rubati o sul contenuto delle missive che sono riuscite a ingannare un folto numero di persone. Nel suo intervento, Hague ha fatto riferimento ad altri due attacchi che hanno messo sotto scacco i sistemi informatici del governo britannico: il primo ha cercato di rubare informazioni sul programma nucleare Trident, mentre il secondo è stato condotto con una mail fasulla inviata a tre uffici facenti capo al Ministero degli Esteri.

L'intervento di Hague segue le indiscrezioni sulla collaborazione tra Stati Uniti e Israele per creare il worm Stuxnet, utile a disabilitare la capacità di rifornimento nucleare dell'Iran. Per questo motivo, il ministro d'Oltremanica ha auspicato il raggiungimento di un accordo comune che regoli il comportamento dei singoli paesi all'interno del cyberspazio. L'unico intralcio a questo obiettivo potrebbe essere, secondo alcuni, la difficoltà di rintracciare la fonte degli attacchi.

Hague, dunque, ha avanzato l'offerta di ospitare una conferenza a Londra per discutere del tema e tentare di costruire un dialogo strutturato tra le diverse potenze coinvolte.

Cristina Sciannamblo
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