Napster spacca in due l'industria

di Gilberto Mondi - Cosa c'è di più morboso che utilizzare un cadavere per rivendicare milioni di dollari? Sul corpo del primo file sharing si gioca la prima grande disfida dell'industria discografica. I cavalieri sono già in arme

Roma - C'è qualcosa di morboso nel voler ottenere vantaggi economici alle spalle di un cadavere, anche se questo cadavere è un sistema di file-sharing la cui chiusura, in effetti, non ha ucciso nessuno, neppure l'idea che ha rappresentato. Ma questo è quello che EMI ora ha deciso di fare unendosi a Universal Music e ad altri nello sfidare a singolar tenzone un avversario della propria caratura, Bertelsmann, altro gigante della discografia internazionale. Quest'ultima avrebbe commesso il più intollerabile dei peccati: impedire a Napster di morire rapidamente.

Il giochino dell'industria del disco in lotta con se stessa si serve di moderni cavalieri, gli avvocati, per correre in aiuto di principesse abbandonate al proprio destino. Sono loro che per conto di EMI porteranno in tribunale Bertelsmann, colpevole di essere entrata nel capitale sociale del morente Napster prima che il celebre sistemone di file sharing esalasse l'ultimo respiro. La tesi, cioè, è che "finanziando Napster", Bertelsmann abbia di fatto spalleggiato un sistema di condivisione illegale che violava il diritto d'autore e che, per questo, è stato poi condannato e chiuso.

"Investendo milioni di dollari e risorse di gestione in Napster, cioè in una impresa illegale basata sulla distribuzione illecita di opere protette - ha dichiarato EMI - Bertelsmann ha consentito e incoraggiato il furto all'ingrosso di musica coperta da diritto d'autore". Non parliamo di bruscolini, in palio non c'è il bacio di una riconoscente regina: i danni richiesti da EMI, da Universal e dagli altri a Bertelsmann sono nell'ordine dei miliardi di dollari.
La fredda determinazione di EMI, Universal e i loro amici non viene scalfìta dal fatto che Bertelsmann, proprio come tutte le grandi sorelle della discografia, per lunghi mesi abbia perorato in tribunale le ragioni dell'industria, cercando in ogni modo di azzoppare Napster e fermare le sue attività. Né sui loro volti si scorge incertezza all'evidenza che mai e poi mai i boss di Bertelsmann avrebbero accettato di far sopravvivere il primo Napster, quello che sfuggiva ad ogni controllo, anche al loro.

Come di ogni duello giocato ad armi pari da cavalieri in arme, anche di questa tenzone non si può tracciare l'epilogo in anticipo. Ma certo è clamoroso che la prima grande disfida tra i colossi dell'industria del disco sia causata dal file sharing.

A voler essere ingenui ci sarebbe invece da stupirsi che una battaglia sanguinosa che vede in ballo miliardi di dollari sia descritta da EMI come una santa guerra per l'affermazione del diritto d'autore. EMI e Bertelsmann non sono infatti divisi da principi che da sempre condividono. A dividerli sono solo soldi, montagne di soldi, che di questo diritto d'autore sono solo conseguenza.

Gilberto Mondi
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