Roberto Pulito

Intel, la rivincita di Itanium e Sandy Bridge

Il colosso di Santa Clara prova a risollevare le sorti della CPU Itanium con una nuova gamma a 8 core e 3,1 miliardi di transistor. In consegna i Sandy Bridge senza bug

Roma - Processo costruttivo a 32 nanometri, 8 core e 3,1 miliardi di transistor per chip. Sono queste le cifre dell'ambiziosa architettura Poulson presentata da Intel, prossima generazione di processori Itanium destinati ai carichi di lavoro impegnativi dei mainframe.

La gamma Poulson, mostrata all'International Solid State Circuits Conference di San Francisco, resterà compatibile con i sistemi basati sulla serie Itanium 9300 (Tukwila), mai decollata veramente, e integrerà il loro stesso socket, completando il passaggio alla Common Platform Architecture (CPA). La data d'uscita non è ancora sicura, anche se si vocifera di un debutto per l'anno prossimo.

La nuova CPU Intel infila comunque 8 core, 54 MB di memoria cache totale, cinque collegamenti bus QuickPath Interconnect (QPI), due controller di memoria e un'unità logica di sistema, sullo stesso pezzo di silicio da 588 millimetri quadrati. La frequenza di clock non è stata rivelata ma nonostante tutta la potenza in ballo Poulson riesce addirittura a ridurre il TDP rispetto agli Itanium attuali, e rimanere intorno ai 175 watt.
Nel frattempo, il chipmaker californiano ha iniziato a spedire le versioni aggiornate (B3) dei Sandy Bridge, prive del baco hardware emerso di recente, riferito al controller SATA. Partner Intel come MSI, noto produttore taiwanese specializzato in motherboard, hanno dichiarato di aver già ricevuto i primi processori Sandy Bridge esenti dal problema.

Roberto Pulito
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