Mauro Vecchio

USA: i famigerati mercati del P2P

Stilata una nuova lista di spazi online che operano in violazione del diritto d'autore. Sembrano esserci proprio tutti, dai tracker BitTorrent ai cyberlocker. Ma il fuoco si è concentrato anche su certi servizi offerti in Cina

Roma - A chiamare in causa questi spazi online erano stati in primis gli alti rappresentanti dell'industria statunitense del cinema e del disco. Un documento recentemente pubblicato dai vertici dell'Office of the United States Trade Representative (USTR) li ha ora messi in fila, in attesa di una vera e propria esecuzione ordinata dal copyright a stelle e strisce.

Sono almeno 30 i domini web accusati di violazione massiva del diritto d'autore, descritti dalle autorità statunitensi come "famigerati mercati" della contraffazione e del file sharing selvaggio. Una lista più che corposa, stilata su segnalazione di associazioni come la Motion Picture Association of America (MPAA) e la Recording Industry Association of America (RIAA).

Questi notorious markets sono stati così suddivisi in specifiche categorie, a partire da tutti quei servizi online che hanno seguito le gesta illecite della Baia più famosa del torrentismo. "Anche se questi stessi siti possono essere sfruttati dagli utenti per scopi legittimi", si può leggere tra le righe del documento di USTR.
Gli alfieri del copyright si sono dunque scagliati contro i servizi offerti dai principali tracker BitTorrent, da OpenBitTorrent a Rutracker, forse il più diffuso in terra russa. La lista dei famigerati mercati si è poi estesa a piattaforme come quella di Demonoid ai cosiddetti cyberlocker, servizi di file hosting in continua crescita sul web.

Secondo i dati riportati da USTR, un search engine specializzato come il canadese IsoHunt si sarebbe ormai piazzato nella classifica dei 300 siti più trafficati al mondo. E proprio sui motori di ricerca si è concentrata la lista del governo a stelle e strisce, a partire da quello più utilizzato in terra asiatica.

Il fuoco del copyright ha dunque puntato in direzione Cina, soprattutto nei confronti del search engine Baidu. Tra i dieci siti più visitati al mondo, Baidu sarebbe reo di aver permesso ai suoi utenti di raggiungere a mezzo link contenuti illeciti, ovviamente ospitati su domini terzi.

La stessa cosa che farebbe anche Google, come spesso sottolineato dai vertici di cyberlocker del calibro di Megaupload e Hotfile. L'azienda di Mountain View ha tuttavia ribadito più volte il suo impegno nella lotta alla violazione del copyright. Ad esempio eliminando dai suggerimenti automatici risultati come RapidShare.

Per lo stesso Baidu non si tratta del primo attacco da parte dell'industria statunitense. Ma un giudice aveva in precedenza scagionato il motore di ricerca cinese considerandolo non responsabile della disponibilità online di canzoni in formato mp3. L'attacco legale era infatti giunto dalle grandi major del disco.

E la lista di USTR è rimasta in Cina, additando la piattaforma di distribuzione Taobao come un mercato illegale di beni spesso contraffatti. Le autorità statunitensi hanno comunque sottolineato come la stessa Taobao abbia intrapreso positive iniziative per combattere la distribuzione sul web di prodotti illeciti.

Il governo degli Stati Uniti spingerà ora verso nuove misure legislative che stronchino le attività di tracker, cyberlocker e compagnia. C'è chi ha sottolineato come si possa ora prevedere una nuova ondata di sequestri senza previa comunicazione, sulla scia di quanto fatto con il sito iberico di indexing Rojadirecta.

Mauro Vecchio
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