Cristina Sciannamblo

USA, se la sconfitta elettorale colpa di Facebook

Dopo la cancellazione della pagina Facebook, un candidato al Congresso statunitense ha citato in giudizio il social network in quanto responsabile della disfatta elettorale

Roma - Alle ultime elezioni per il Congresso statunitense era uno dei candidati in corsa per lo stato del Michigan. Ora Majed Moughni ha pensato bene di trascinare in tribunale Facebook considerandolo il maggior responsabile della sua sconfitta elettorale.

Secondo Moughni, il sito in blu avrebbe cancellato il suo account perché contenente una grande quantità di amici nei giorni immediatamente precedenti alle primarie. Facebook ha risposto che il profilo in questione è stato bloccato poiché le attività condotte sulla pagina apparivano simili a spam.

Il piano costruito da Moughni per arrivare al Congresso consisteva nell'accumulare fan sul social network per sconfiggere il suo diretto rivale, il repubblicano John Dingell. Gli accoliti digitali avrebbero dovuto espandere il programma elettorale di Moughni dentro e fuori la Rete per ottenere, in questo modo, la sconfitta di quei parlamentari "che da troppo tempo occupano i banchi del Congresso statunitense".
Secondo lo sconfitto, la strategia pianificata avrebbe fallito a causa dello spegnimento improvviso della pagina in blu che contava circa 1600 iscritti. La presunta vittima sostiene che l'azione intrapresa dal sito abbia violato alcuni diritti costituzionali, tra cui la libertà di parola, motivo per il quale ha deciso di denunciare Facebook e il suo fondatore Mark Zuckerberg.

Le intenzioni del querelante non sarebbero tanto quelle di ottenere denaro da Mr. Facebook, quanto di assicurarsi che episodi del genere non si verifichino di nuovo in futuro.

A quanto pare sarà semplice per Facebook smontare le accuse per cui è stato portato in tribunale: la section 230 consente alle aziende di filtrare qualsiasi contenuto potenzialmente pericoloso per gli utenti a spasso per la Rete, senza incorrere in alcuna conseguenza legale.

Cristina Sciannamblo
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