Claudio Tamburrino

App Store, il marchio della discordia

Continua la disfida sulla possibilitÓ di registrare il nome che nelle menti di molti rappresenta "il" marketplace mobile. Stavolta Microsoft ne fa una questione di font e caratteri

Roma - Microsoft non vuole assolutamente lasciar passare il tentativo di registrazione del marchio "App Store" richiesto da Apple: dove aver fatto appello alla presunta genericità dei termini rivendicati, ora ha puntato il dito contro la difesa di Apple che afferma essere scritta in caratteri troppo piccoli.

L'azione di Microsoft in opposizione alla richiesta di registrazione sottoposta da Apple all'Ufficio marchi e brevetti statunitense risale a gennaio: a marzo Cupertino si era difesa, portando a prova della non volgarizzazione dei termini "app" e "store" accostati sia un esperto linguista, che lo stesso utilizzo da parte della rivale del termine "Windows" ("finestre").

Tuttavia, secondo quanto dice ora Redmond, la difesa di Apple sarebbe inaccettabile in quanto non rispetta le regole della corte in base al quale le deposizioni devono essere al massimo di 25 pagine (quello di Apple è di 31) con carattere almeno 11 (mentre quella di Apple è scritta più piccola).
Se la corte dovesse accogliere la richiesta di Microsoft e chiedere a Apple di presentare una nuova replica (cambiata solo formalmente, senza possibilità di aggiungere nulla dal punto di vista dei contenuti), il procedimento verrebbe sospeso e Redmond guadagnerebbe tempo per pensare ad una nuova strategia di opposizione.

Claudio Tamburrino
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