Raffaella Gargiulo

No, neppure Mark Zuckerberg è un pupazzo

Dopo l'azione legale presentata dai legali di Facebook, è stata fermata la produzione e la vendita della statuetta con le fattezze del CEO. Accusati di violazione del marchio, quelli di MIC Gadget fanno marcia indietro come nel caso di Steve Jobs

Roma - Qualche giorno fa era stata messa in commercio l'action figure del giovane milionario a capo del più celebre social network del momento, Marck Zuckerberg. Dopo il pupazzo raffigurante Stevse Jobs, M.I.C. Gadget aveva deciso di riprodurre il pupazzo da sette pollici del CEO di Facebook e di metterlo in vendita ad un prezzo di 70 dollari.

La bambolina di Marck Zuckerberg, chiamata "The Poking Inventor Action Figure", è stata riprodotta nei minimi dettagli: jeans, felpa da universitario, ciabatte da piscina adidas, faccia da appassionato di computer e testa corredata dai riccioli biondi. Inoltre, la riproduzione poteva essere personalizzata a seconda dei cartelli che reggeva tra le mani, di cui il più popolare è certamente quello con il famoso "like" di Facebook.

A qualche giorno dalla messa in commercio, la M.I.C. Gadget ha ricevuto una lettera di diffida dagli avvocati del sito blu in cui si chiedeva di ritirare dal commercio il pupazzo di Zuckerberg, così come era successo l'anno scorso con Apple che aveva chiesto e ottenuto la rimozione dell'action figure di Jobs. Nella lettera presentata a M.I.C. Gadget, i legali del sito in blu hanno chiesto di effettuare l'arresto immediato della produzione e della vendita di tutti i pupazzi e accessori, in quanto violavano i diritti legittimi del signor Zuckerber e della società stessa, di comunicare immediatamente la contabilità delle vendite di tali prodotti in questione e, infine, di rimuovere le rappresentazioni e gli elenchi dei pupazzi per la vendita dal proprio sito ufficiale.
La società di Palo Alto ha dichiarato di essere profondamente dispiaciuta dell'accaduto, in quanto M.I.C. Gadget "senza l'autorizzazione del signor Mark Zuckerber e della società ha prodotto e venduto sul proprio sito internet l'action figures del CEO a clienti a livello globale per scopi commerciali violando i diritti legittimi dell'interessato". Inoltre, hanno argomentato i legali del sito in blu, su tali "pupazzi è stato utilizzato senza consenso il marchio di Facebook" ingannando il pubblico di riferimento, che ha potuto di conseguenza pensare o credere che tale bambola fosse commercializzata dallo stesso Zuckerberg o dalla società.

A seguito della ricezione della lettera di diffida, M.I.C. Gadget ha provveduto a scusarsi pubblicamente con il CEO, la società e lo studio legale di Pechino (da cui è giunta la missiva) per il disagio causato. In una dichiarazione ufficiale rilasciata dall'azienda, M.I.C. Gadget ha chiarito che tutti gli editori, scrittori che hanno lavorato al progetto non hanno avuto nessuna relazione con Zuckerberg e Facebook. L'azienda, ha tenuto a precisare, ha prodotto solo 300 esemplari e non esistevano ulteriori raffigurazioni in produzione. "La produzione e la commercializzazione della statuina - ha ribadito - è stata interrotta e non apparirà più sul mercato".

Si tratta dunque della seconda battuta d'arresto per M.I.C Gadget, costretta ancora una volta a stoppare le produzioni e fermare le vendite delle sue bambole personalizzate.

Raffaella Gargiulo
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