Gabriele Niola

WebTheatre/ Cinema, per un posto al sole online

di G. Niola - Cinema, TV, Rete: triangolazioni e rimbalzi, analogie e differenze. In una fase in cui il cinema si rivolge alla rete per spingersi laddove non osano le grandi produzioni tradizionali

Roma - La morte del cinema, della televisione e anche del web è stata annunciata moltissime volte ed è quindi ben lungi dall'arrivare. Quello che invece è da annunciare è la definitiva mescolanza dei mezzi, sancita negli ultimi mesi da un cumulo di notizie e di mosse da parte di soggetti determinanti del mercato.
Succede che il cinema sempre di più stia esigendo una presenza importante e potente in rete, andando di fatto a mettersi in competizione su quel mezzo sul quale "ufficialmente" fino a poco tempo fa era presente unicamente il web video. L'uso del termine "ufficialmente" è obbligatorio nel momento in cui non ufficialmente in rete il cinema e la televisione da anni spopolano sui circuiti pirata che in quanto tali però non generano direttamente ricchezza per chi produce contenuti, né possono essere da loro controllati.

Girl Walks Into a Bar


Se dunque fino a poco tempo fa il mondo della produzione di immagini era online solo in forma illegale, quindi non nei medesimi spazi o con la medesima funzione delle altre produzioni, ora che la legalità si sta cominciando ad interessare alla distribuzione in rete inizia una guerra impari per gli spazi. Impari perché la notorietà, l'appeal e le possibilità delle grandi produzioni non sono comparabili a quelli di chi pensa solo per la rete.
Ecco quindi che arriva Girl Walks Into a Bar, film pensato per una distribuzione in rete parallela a quella in sala, idea non nuovissima ma mai applicata da una produzione di livello con attori e professionisti di livello (Zachary Quinto, Carla Gugino, Rosario Dawson, Danny Devito e Alexis Bledel), cioè un film che potrebbe andare solo in sala ma sceglie di puntare più che altro sulla rete. Arrivano i film mandati sugli stessi canali su cui girano i prodotti per la rete: YouTube o Facebook. E ancora i film su iPad, sia attraverso i canali ufficiali di Apple sia con modalità originali, cioè le singole produzioni che mettono in piedi applicazioni ad hoc.
E poi ancora su altri terreni gli attori hollywoodiani che sempre di più scelgono di dedicarsi a produzioni per internet (lo hanno fatto Rosario Dawson, Keanu Reeves, Ben Stiller, Ileana Douglas, Marion Cotillard, Lisa Kudrow, Meryl Streep e molti altri). Partecipazioni, guest star, ruoli fissi o ideazione. Sia i più famosi differenziano e cercano di testare il nuovo (vedi Ben Stiller che dopo la serie con i genitori medita qualcosa di più audace), sia i meno famosi che cercano occasioni per inseguire percorsi personali e autonomi.

Certo, manca ancora un passaggio fondamentale. Benché in competizione per i medesimi spazi e affiancati nei medesimi siti, produzione per la rete e mondo del cinema e della tv si differenziano per come il primo sia pensato a forma di internet e il secondo sia trasmesso attraverso internet.
I film vanno in televisione come sono andati al cinema, mentre le serie tv sono pensate per la televisione. La differenza è essenziale. Allo stesso modo film ed episodi televisivi sono presenti online nella maniera in cui sono andati sui propri mezzi d'elezione mentre le produzioni per la rete continuano a parlare ad un pubblico specifico con modalità specifiche e del tutto originali, appropriate al mezzo.
Il passaggio che manca quindi è che le stesse personalità e le stesse aziende che oggi producono e girano per il cinema si dedichino a prodotti immaginati per una veicolazione online. Come negli ultimi 10 anni la tv ha raccolto i talenti migliori e le produzioni più audaci, così è probabile immaginare che il travaso di professionalità dal grande schermo ai mille schermetti che oggi è minimo, un domani remoto sarà massimo.

La produzione per la rete insomma non è quel che il cinema indipendente era negli anni '60, cioè una porta d'ingresso alternativa alla professione. È invece quello che è il cinema indipendente oggi: un modo di realizzare prodotti più audaci che difficilmente otterrebbero il visto di una grande produzione, assumendosi parte del rischio produttivo.
Questo perché non solo il mezzo di destinazione, internet, ma anche il modo di produrre (in autonomia o semi autonomia) sembra convergere. Sempre più indipendenza, sia economica che distributiva.
Il fenomeno era inevitabile ed atteso. Dopo una prima fase di libertà, isolamento e nicchia, all'espandersi del video in rete era ovvio che il business avrebbe reclamato la sua parte. Il punto semmai è quanto di ciò che è stato fatto fino ad oggi, le basi della produzione per la rete, sarà in grado di influenzare ciò che faranno domani i professionisti dell'audiovisivo.

GIRL WALKS INTO A BAR


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