Mauro Vecchio

Australia, scacco matto al provider?

I vertici di AFACT tentano l'ultima mossa contro iiNet, ISP già considerato non responsabile delle violazioni dei suoi utenti. Sarà ora l'Alta Corte australiana a decidere. E c'è una nuova, intrigante proposta sul file sharing

Roma - Ad annunciarlo è stato un comunicato stampa diramato dagli alti vertici della Australian Federation Against Copyright Theft (AFACT): la lunga e sfiancante battaglia contro iiNet troverà il suo epilogo presso l'Alta Corte australiana. Che dovrebbe ribaltare - in maniera forse clamorosa - due precedenti sentenze favorevoli a quello che è oggi uno dei più grandi provider del paese.

È davvero l'ultima possibilità per i signori australiani del copyright, in seguito alle sgradite decisioni di due tribunali locali. L'ISP era stato infatti considerato non responsabile delle violazioni dei propri utenti, dal momento che la legge australiana non riconosce alcun obbligo di tutela del diritto d'autore da parte di un soggetto terzo. iiNet avrebbe solo rifornito di connettività i propri abbonati.

Una decisione del tutto sbagliata, almeno secondo i rappresentanti di AFACT. L'ISP aussie sarebbe stato pienamente a conoscenza delle violazioni, di fatto autorizzandole in mancanza di una qualsivoglia misura d'intervento. Secondo l'organizzazione anti-pirateria, le segnalazioni inviate dagli utenti al provider sarebbero risultate accurate al 100 per cento, poi ignorate dallo stesso iiNet.
Si attende ora l'esito definitivo di una causa estenuante, con una sentenza che dovrebbe arrivare tra la fine di quest'anno e l'inizio del 2012. Il provider australiano sembra però stanco di un meccanismo sbagliato di tutela del copyright, pronto a consigliare strade diverse basate sulla promozione efficace dello sfruttamento legale dei contenuti online. La proposta dell'ISP pare sicuramente intrigante.

Un organo indipendente, che accolga tutte le notifiche da parte dei legittimi detentori dei diritti e che dirima le varie dispute con gli utenti con un effettivo potere sanzionatorio. Questa, in estrema sintesi, la proposta dei vertici di iiNet, che impedirebbero di fatto ai vari detentori dei diritti di esercitare pressioni sui singoli provider. In altre parole, gli ISP rimarrebbero totalmente neutrali, non obbligati a concedere dati identificativi o a punire i propri abbonati.

Questo ipotetico organo indipendente avrebbe invece il potere di autorizzare i vari provider a rilasciare dati relativi agli utenti, optando successivamente per sanzioni che non contemplino la disconnessione di quest'ultimi. Ma la proposta di iiNet non ha affatto trovato il favore dei vertici di Exetel, altro importante ISP in terra australiana. L'idea sarebbe assurda quanto stupida.

Nessuno sarebbe tanto stolto da interpretare questo ruolo da mediatore, almeno secondo il managing director di Exetel John Linton. Troppe le notifiche da analizzare e soprattutto eccessivi i rischi legati all'interpretazione della legge. Secondo Linton, la proposta di iiNet sarebbe dettata dalla volontà di tirarsene fuori, evitando di punire i suoi utenti che sarebbero particolarmente coinvolti in attività illecite.

Mauro Vecchio
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