Mauro Vecchio

iPad, i signori del cavo contro la TV a tavoletta

Time Warner Cable nella bufera per un'app che consente la visione su tablet dell'offerta via cavo. Solo tra le mura di casa. Viacom e HGTV invocano altri danari per lo streaming su device diversi dalla TV

Roma - Si tratta di una mossa che ha mandato su tutte le furie i principali protagonisti dell'industria televisiva statunitense. Al centro della bufera è finita una specifica applicazione per iPad, offerta agli utenti di Apple dal colosso del cavo Time Warner Cable. Più di trenta canali a disposizione sui tablet della Mela, tra cui i popolari MTV e Discovery Channel.

Ma il succulento pacchetto non è stato offerto per la semplice visione su iPad, un'esclusiva per tutti quegli utenti già abbonati ai servizi home TV forniti dal colosso a stelle e strisce. In sostanza, l'app permette di trasformare il tablet made in Cupertino in uno schermo aggiuntivo, solo dopo aver collegato il device al proprio account valido per la Internet TV nel salotto di casa.

La presenza dei canali sui due modelli di iPad ha però scatenato l'ira funesta dei principali player del mercato - HGTV e Viacom su tutti - pronti a rivendicare i propri diritti in qualità di legittimi detentori. Nessuno avrebbe in sostanza autorizzato una distribuzione diversa da quella relativa agli apparecchi da salotto, non certo lo streaming su schermi a forma di tavoletta.
Una vera e propria dichiarazione di guerra ai vertici di Time Warner Cable, che avrebbero ricevuto una serie di minacciose missive legali di tipo cease-and-desist. I vari contratti stipulati non avrebbero mai contemplato una distribuzione dei contenuti di questo tipo, mentre Time Warner Cable non si sarebbe mai scomodata a chiedere il permesso ai legittimi detentori dei diritti.

A scatenare la reazione dei vari player ci ha pensato Melinda Witmer, attuale Chief Programming Officer di Time Warner Cable. Non ci sarebbe alcun bisogno di specificare le singole tipologie di device, dal momento che lo sviluppo tecnologico rimane in continua evoluzione. "Non so più cosa rappresenti il termine TV - ha specificato Witmer - Credo sia ormai un'espressione anacronistica".

Società come HGTV e Viacom hanno puntato i piedi, sottolineando come tablet e TV siano concetti totalmente differenti, soprattutto se si parla di distribuzione dei canali. Il loro obiettivo appare chiaro: bloccare la diffusione non autorizzata dei programmi e ridefinire i vari contratti, probabilmente a caccia di nuove entrate dal semplice collegamento di un tablet alla TV di casa.

Mauro Vecchio
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9 Commenti alla Notizia iPad, i signori del cavo contro la TV a tavoletta
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  • Io ho un abbonamento per iPhone a Sky TG24 http://itunes.apple.com/it/app/sky-tg24/id36050024...# (una decina di euro per un anno) e non ho altri tipi di abbonamento a Sky.
    Condivido però le critiche di chi è un abbonato con decoder e vorrebbe poter fruire di questo servizio senza dover sborsare altri soldi.
    Teo_
    2654
  • Come al solito, i migliori! Sorride
  • Questi sono i piccoli fatti che potrebbero pian piano far capire all'industria e al legislatore che è necessario cambiare le cose. Questi continui appellarsi a leggi scritte prima dell'invenzione del device in questione, l'obbligare l'utente a avere un servizio peggiore, i blocchi che impediscono a parte della domanda di avere un servizio che vorrebbero.

    Quando l'elettore seduto col suo iPad in salotto si trova a non poter vedere la partita, quando lo studente che vorrebbe vedere un programma in lingua originale scopre che è proibito, l'incazzatura cresce. Man mano la consapevolezza che bisogna semplificare e rivedere la legge, abolire privilegi medievali e rendere il tutto adeguato alla tecnologia attuale, cresce.

    Il cambiamento è stato relativamente breve rispetto ad altre grandi rivoluzioni. Napster è del 2000, siamo nel 2011.
    Considerando che le macchine tessili sono del 1754 e ancora nel 1820 gli operai ludditi le bruciavano perché toglievano lavoro, spero che per la rivoluzione digitale ci voglia meno a adattare offerta, domanda e legislazione.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Talking Head
    (...)
    > Considerando che le macchine tessili sono del
    > 1754 e ancora nel 1820 gli operai ludditi le
    > bruciavano perché toglievano lavoro, spero che
    > per la rivoluzione digitale ci voglia meno a
    > adattare offerta, domanda e
    > legislazione.
    Una volta fatto questo leeeeento percorso, poi i dirigenti RIAA, SIAE e Murdoch vari li possiamo bruciare?Sorride dì di si ,dì di si
    non+autenticato
  • - Scritto da: bubba
    > - Scritto da: Talking Head
    > (...)
    > > Considerando che le macchine tessili sono del
    > > 1754 e ancora nel 1820 gli operai ludditi le
    > > bruciavano perché toglievano lavoro, spero che
    > > per la rivoluzione digitale ci voglia meno a
    > > adattare offerta, domanda e
    > > legislazione.
    > Una volta fatto questo leeeeento percorso, poi i
    > dirigenti RIAA, SIAE e Murdoch vari li possiamo
    > bruciare?Sorride dì di si ,dì di
    > si

    No, devi aspettare che muoiano e muoiano anche i loro eredi.
    Poi li puoi anche bruciare (se hanno chiesto di essere cremati).

    Tornando seri: la legge cambierà quando i dinosauri che attualmente detengono i diritti della maggior parte dei contenuti presenti sul mercato (che è diversa "contenuti prodotti") saranno costretti, per motivi meramente biologici, a lasciare il mercato medesimo.

    D'altro canto, e Steve Jobs ne è l'esempio vivente, questi personaggi sono attaccatissimi alla loro posizione e combatteranno con le unghie e con i denti contro tutto ciò che si oppone loro.
    Biologia inclusa.

    Vedremo.

    Un saluto
    GT Fuorisede
    non+autenticato
  • Ovvero come alienarsi i propri clienti paganti trattandoli come vacche da latte da mungere e rimungere, e spingerli alla libera condivisione della cultura in rete.
    Good job, fellows!
    Funz
    13000
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