Mauro Vecchio

Se il P2P non uccide la creatività

Dall'Università del Minnesota, uno studio che confuta uno degli assiomi più cari ai signori del copyright. Attività legate al file sharing non avrebbero alcun legame diretto con la produzione di musica originale

Roma - Si tratta di uno studio che non piacerà affatto ai già nervosi signori del copyright, ormai nemici giurati di certe possibilità di condivisione offerte dalla Rete. A pubblicarlo è stato un professore di economia dell'Università del Minnesota, a confutare uno degli assiomi fondamentali sbandierati dall'industria statunitense del disco. Ovvero che il file sharing e il P2P uccidono la creatività degli artisti, azzerando le loro possibilità di vivere facendo musica.

Lo studio realizzato da Joel Waldfogel ha invece contestato questo perentorio principio di causa-effetto, sottolineando in primis come tutti i fratelli di Napster non abbiano affatto inciso sulla produzione annuale di dischi.

"Il monopolio legale messo in piedi dal copyright è sostanzialmente giustificato dal fatto che incoraggia la creazione di nuove opere - ha spiegato Waldfogel nell'abstract del suo studio - ma non ci sono prove per asserire questa diretta relazione". In altre parole, il professore statunitense ha osservato come nuovi dischi continuino ad uscire con regolarità, addirittura con ritmi mai visti prima.
Non solo. Secondo lo stesso Waldfogel, le nuove tecnologie legate alla Rete sarebbero riuscite a sviluppare un contesto più aperto e democratico per la produzione di musica originale. Le major sarebbero invece divenute quasi obsolete: raggiungere il pareggio del bilancio richiederebbe loro più tempo rispetto alle varie etichette indipendenti.

Etichette più flessibili, che spesso utilizzano strumenti come i social network per la promozione di musica originale. È infatti recente la decisione del rapper Snoop Dogg di pubblicare su MySpace tutte le canzoni del suo ultimo album, prima ancora che quest'ultimo uscisse grazie ai canali ufficiali.

Internet avrebbe quindi garantito - almeno secondo Waldfogel - nuove strategie di promozione e distribuzione della musica, guidando la rivoluzione digitale che forse le grandi etichette faticano ad accettare. Un ritorno ai piccoli budget per le classiche band da garage. Tra uno status di Facebook e canzoni condivise.

Mauro Vecchio
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271 Commenti alla Notizia Se il P2P non uccide la creatività
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  • però.
    "You may purchase this paper on-line in .pdf format from SSRN.com ($5) for electronic delivery".
    http://papers.nber.org/papers/w16882
    non+autenticato
  • "I signori del copyright", "assiomi", adesso metto punto informatico dentro un bel frame e ci guadagno con la pubblcita' poi ditemi chi sono sti signori del copyright, buffoni
    non+autenticato
  • il P2P stimola la creatività a livello individuale!
    Con niente hai accesso a softwares e tecnologie da migliaia di euro, hai in punta di dita tutta la musica da cui prendere ispirazione, creare, modificare, reinventare...

    "Ovvero che il file sharing e il P2P uccidono la creatività degli artisti, azzerando le loro possibilità di vivere facendo musica. "

    però non capisco il nesso tra creatività e "possibilità di vivere facendo musica" ecco questo mi sfugge...
    MeX
    16876
  • Sono un Musicista, dj e produttore Italiano ..in passato ho fatto i miei dischi, le mie serate..tutto in in modo molto professionale...visto che era il mio unico lavoro..e a fine mese ci arrivavo e come.
    Poi vene il gelo..uscirono i lettori cdj e contemporaneamente la musica a fiumi a gratisse su internet...tutti i dj scaricavano e masterzzavano,insomma senza farla lunga e saltando infiniti passaggi..le label non hanno più stampato dischi vinili..era il 2004..2005. Molti dj produttori sono letteralmente scomparsi nel giro di un anno..ne sono usciti altridi dubbia qualità e musicalità..figli di software di produzione a sua volta scaricati e craccati.
    Nacquero i produttori amatoriali che ammazzarono a sua volta il mondo dei dj produttori seri..cioè quelli che come me in passato si sono dissanguati facendo prestiti e finanziamenti per farsi uno studio di registrazione con macchine e sintetizzatori costosti, creare uno staff di persone nelle serate, creare siti internet e forum di fans, creare un mondo.
    Negli ultimi tempi io e colleghi prendevamo 60 euro in media di siae ..per dischi da migliaia di copie. Con tutta la buona volontà e il credo nella Musica..ma le bollette e gli affitti dei locali..ecc ecc..non possono essere pagati con credo e magia.
    Adesso mi occupo di altro..come tanti altri.
    Quindi Joel Waldfogel o è pagato per dire cakkiate o vive in un mondo tutto suo, ha detto tutto l'esatto contrario, la pirateria ammazza e come la creatività!!!!
    Ma come si fa ad affermare una minki@ta così colossale?!
    non+autenticato
  • Rimpiango amaramente di non aver voluto brevettare l'acqua calda.
    Oggi sarei ricchissimo a spese delle major.

    Quando le major scoprirono che 1 download != 1 mancato acquisto, mi avrebbero pagato royalties...

    Quando le major scoprirono che il P2P non intacca le vendite, mi avrebbero pagato royalties...

    Quando le major scoprirono che a mettere le news online a pagamento non le avrebbe comprate nessuno, mi avrebbero pagato royalties...

    E adesso che scoprono che la creativita' se ne frega del copyright, mi avrebbero pagato royalties...

    Ma io sono contro i brevetti e quindi pazienza.
    Ma l'acqua la scopriranno ancora tante di quelle volte...