Claudio Tamburrino

Zite, l'aggregatore viola il copyright?

Scandagliare il web, indicizzarlo, adattarlo ai gusti dell'utente non si confà ai diritti dei giornali, riviste e tutti gli aggregati. Così alcuni grossi nomi in una lettera di diffida inviata alla software house canadese

Roma - L'app Zite è stata denunciata da un gruppo di editori che gli hanno chiesto di rimuovere i loro contenuti dalle sue pagine.

Zite utilizza lo schermo dell'iPad per offrire all'utente, tramite link consultati via social network, click effettuati nella lettura e preferenze espresse, una rivista personalizzata.
Per farlo scandaglia il Web alla ricerca di contenuti specifici da leggere che, se sembrano adattarsi ai gusti degli utenti, vengono mostrati nell'app sotto forma di magazine personalizzato.

Questo meccanismo, tuttavia, non piace affatto agli editori che ritengono che in questo modo sia violata la loro proprietà intellettuale: così il Washington Post, AP, Gannett, Getty Images, Time, Dow Jones e altre organizzazioni media hanno presentato una letteraccia alla canadese Zite per una serie di violazioni del loro copyright che li ha spinti a definire il servizio "del tutto illegale".
"Dal momento che riformatta, ripubblica e ridistribuisce i nostri contenuti originali su scala commerciale senza permesso" l'applicazione Zite ostacolerebbe "direttamente e negativamente" il loro business.

Il CEO di Zite, Ali Davar, pur non dicendosi sorpreso dell'azione, ha affermato che "l'obiettivo di Zite è quello di lavorare con gli editori, non di essere agnostici. I pochi editori che ci hanno contattato direttamente circa l'opzione di visione offerta ai nostri utenti hanno visto ottemperate le loro richieste. Stiamo lavorando con tutti per trovare una soluzione che possa soddisfare tutti, garantendo ad essi gli introiti e preservando l'esperienza migliore per gli utenti".

Per motivi simili, anche se più orientato alla gestione dei contenuti feed reader, il New York Times aveva già chiesto la rimozione da App Store dell'aggregatore per iPad Pulse.

Claudio Tamburrino
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4 Commenti alla Notizia Zite, l'aggregatore viola il copyright?
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  • Non volete che i vostri articoli vengano indicizzati, elencati, ricercati, aggregati in Internet?
    Non metteteceli!
    Funz
    12980
  • Non vuoi che la tua macchina venga usata da tutti quando gli piace e pare? Semplice, non posteggiarla mai!

    Ma se sti canadesi lo fanno per amore della tecnologia, perche' non regalano il loro software anche agli editori?!????

    Insomma si ai diritti degli utenti, ma anche a quelli di chi scrive come lavoro!
    non+autenticato
  • - Scritto da: macomestai
    > Non vuoi che la tua macchina venga usata da tutti
    > quando gli piace e pare? Semplice, non
    > posteggiarla
    > mai!

    Eccone un altro che non vede la differenza tra un bene immateriale copiabile a costo zero e un oggetto fisico. Possibile che non ci arriviate?

    > Ma se sti canadesi lo fanno per amore della
    > tecnologia, perche' non regalano il loro software
    > anche agli
    > editori?!????

    Perché dovrebbero?

    > Insomma si ai diritti degli utenti, ma anche a
    > quelli di chi scrive come
    > lavoro!

    Quale diritto violerebbe un motore di ricerca o un aggregatore? Dopotutto il tuo stipendio l'hai già ricevuto dall'editore. E poi un giornalista fa una cosa che "è sempre meglio che lavorare" (cit.)
    Funz
    12980
  • Una pagina + qualche riga di contenuto, e DIECI pagine di firme di avvocati. Quando si dice "ti voglio fare il culo a strisce"...

    "Collectively, our companies gather and license original content to produce more than 300 newspapers, magazines, and news broadcasts on a regular basis, and we operate and update several hundred news and information websites 24 hours a day, 365 days a year."

    E nonostante questi sforzi non siete ancora riusciti a venire incontro alle esigenze degli utenti, che hanno preferito un'applicazione esterna ai vostri siti e ai vostri giornali, per leggere gli stessi contenuti.

    Un po' di umiltà nell'apprendere la lezione non avrebbe guastato, invece avete assoltato un esercito di avvocati per seppellire un'aziendina di Vancouver, colpevole unicamente di aver capito cosa vogliono gli utenti.

    Giustamente voi grandi editori chiedete che vi venga domandato il permesso d'uso dei vostri contenuti prima di iniziare qualsiasi sviluppo, ma in questo modo tagliate fuori i piccoli player, bloccando l'innovazione sul nascere. Mi spiace, ma a quel "We encourage and support the development of new technologies" non ci crede nessuno.

    Un cordiale vaff...