Beccaria e il diritto d'autore nell'era digitale

di Michele Favara Pedarsi - Per mettere in luce le storture dell'EUCD, dei bollini, della crociata anti-pirateria si può ricorrere ad un pensiero che ha illuminato il diritto. Dei delitti, delle pene e del volere delle persone

Roma - 200 anni fa un filosofo concludeva la sua opera così: "Perché ogni pena non sia una violenza di uno o di molti contro un privato cittadino, dev'essere essenzialmente pubblica, pronta, necessaria, la minima delle possibili nelle date circostanze, proporzionata à delitti, dettata dalle leggi."

Nei giorni scorsi ho seguito con attenzione il dibattito nato dalla nuova legge che recepisce la direttiva europea sul diritto d'autore. In particolare, per esigenze di semplicità e brevità, mi riferirò principalmente all'industria musicale, fermo restando che è possibile effettuare ampi parallelismi non solo con l'industria musicale, cinematografica e l'editoria, ma anche con le moderne vicende giudiziarie nazionali ed internazionali.

In realtà il dibattito su questa legge è materia vecchia, vecchia quanto la battaglia legale in cui la RIAA (e le sue analoghe europee) sta sistematicamente distruggendo il volere delle persone. Parlo di volere delle persone e non di pirateria perché dati di fatto come i 50 milioni di utenti raggiunti da Napster, i milioni di cd pirata acquistati, il comunque enorme fermento intorno ai sistemi peer-to-peer, lo stesso calo delle vendite, sottintendono la presenza di una volontà univoca delle masse: avere prodotti di qualità ed ad un prezzo accessibile. La pirateria invece, che in piccole dosi non solo è fisiologica ma anche positiva al mercato, sembra non essere intaccata dal lavoro straordinario portato avanti da parlamenti e tribunali: i sistemi peer-to-peer nascono e crescono a ritmi incalzanti, spesso su isole dove le toghe non possono arrivare o con artifici tecnologici contro cui la polizia del ventunesimo secolo non può muoversi agilmente; le persone, un po' indispettite dai cd che non sono più Compact Disc ma loro derivati che integrano tecnologie di protezione dei contenuti e quindi spesso non fruibili nel cd della macchina o sul computer in salotto, un po' oppresse dai prezzi eccessivi e dalla naturale necessità di musica, fiction e software, sembrano invogliate a non comprare più quei prodotti tramite i canali ufficiali.
Ed il dibattito assume sempre la stessa forma: da un lato i presunti detentori dei diritti d'autore che si lamentano del mancato riconoscimento dei proventi nati dalle opere, dall'altro i consumatori che chiedono a gran voce prodotti di qualità e facilmente accessibili.

Ho parlato di detentori presunti perché nei dibattiti non compaiono mai gli artisti, ma i loro produttori e le società poste a mantenere i privilegi di questi ultimi secondo una delega che implicita od esplicita, comunque da dimostrare e, se esistente, molto vecchia, non dovrebbe autorizzare queste associazioni a controllare il 90%-100% dei proventi del diritto d'autore: si parla di percentuali che difficilmente troviamo al di fuori del mondo dell'usura, universalmente riconosciuta come ennesima piaga sociale. Come ci disse Lubrano in una vecchia trasmissione gli autori percepiscono tra il 3% ed il 6% del prezzo di un cd musicale, ed ancora i proventi derivati dalle sempre più ricorrenti battaglie legali che dovrebbero servire a coprire i danni subiti dagli artisti, non arrivano a questi ultimi ma si fermano alle società che si prefiggono di tutelarli. Ma gli esempi sono presenti in quantità tale da renderli difficilmente numerabili, figuriamoci se addirittura documentabili in questa sede.

Mi sento allora autorizzato a rilevare come in questo dibattito tra consumatori e detentori dei diritti d'autore, una delle due parti risulti per lo meno latitante: i reali e soli detentori del diritto d'autore, gli artisti. E già questo è un vizio di forma talmente grande da far cadere tutti i presupposti affinché il dibattito sia formalmente autorevole ma soprattutto praticamente utile. Andrebbero prima di tutto chiariti posizione e diritti (non privilegi) della SIAE, dell'IFPI, della FIMI, della BSA, della RIAA, della MPAA, di tutte, tante, troppe, altre associazioni analoghe e di tutti gli outsider come dirittodautore.it che in genere si trovano allineati con esse trascurando ancora una volta le necessità degli individui, ovvero i fruitori delle opere d'arte.

Evidenziato quindi questo vizio di forma che mi piacerebbe veder risolto quanto prima, penso sia utile ragionare per trovare dei punti d'incontro su cui lavorare, piuttosto che continuare con giochi di forza il cui effetto è solo quello di accrescere la già alta tensione sociale. Per ragionare, in questa sede, voglio ricordare il pensiero di un italiano illustre; italiano che già al tempo, lontano dalla Chiesa che aveva incluso alcune sue opere tra le pubblicazioni proibite, vide riconosciuto il suo genio ed il suo diritto d'autore all'estero, da Parigi a Mosca, più che in Italia: Cesare Beccaria.
66 Commenti alla Notizia Beccaria e il diritto d'autore nell'era digitale
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  • Tutto il problema nasce da ENORMI interessi.
    Una cosa e' che un grande artista faccia un disco venduto in milioni di copie e diventi ricco. (Doors, Beatles, Bowie.....)
    Un' altra cosa e' che il primo strillone, grazie ad un costoso pompaggio mediatico, divenga RE MIDA.
    L' effetto e' richiesto per avere tanti "artisti" in catalogo.
    E' infatti vero che gli ARTISTI non si trovano sotto l' albero e quindi vengono taroccati con qualcosa di "carino" che durera' lo spazio di una canzone.
    Dopo anni di questa mal gestione, con aumento dei costi di pompaggio (e di riflesso dei CD) ci si ritrova con l' utenza che deve lavorare una settimana per permettersi un CD che trovera' noioso dopo 15gg.
    E' ovvio che fara' di tutto per non comprarlo.
    Addirittura, siccome gli e' stato insegnato che la qualita' della canzonetta non e' importante, trovera' uguale ascoltare l' ullulato via MP3.
    Chiunque potra' notare nell' appassionato di musica (qualunque genere) un personaggio che spende per dischi, amplificatori e casse. Mai si sognera' di ascoltare il suo nettare spiattellato dall' MP3. Cerchera' anzi di preservare al massimo la qualita'.
    Ovviamente i discografici cercano di allontanare quelli che, come me, compravano fino a 10 dischi al mese (anche usati).
    Ora spendere cifre onerose, da paragonarsi ad uno stipendio..... preferisco spegnere il mio Hi Fi.
    Ho traslocato 12 mesi or sono la testina del mio giradischi e' ancora imballata, il CD e' ancora scollegato.
    L' autoradio, assai evoluta, giace sempre + spesso in qualche cassetto.
    Di ascoltare degli accrocchi, nasali e ruvidi, come gli MP3 non mi interessa.
    Forse e' questo che vogliono i discografici :
    Eliminare gli ascoltatori e rifarsi con chi usa i CDR,come faccio io per il back-up. Cosi' meno ascoltatori uguale stessi incassi.
    Bye Claudio
    non+autenticato
  • cd con protezione o servizi di vendita online con strani formati?! inutile!
    case discografiche volete vendere un prodotto unico e poco riproducibie? ritornate al vinile... semplice!
    non+autenticato
  • Come dovrebbe essere arcinoto dalla sQuola energia e materia ne' si creano ne' si distruggono.

    Cosa significa? che un'artista non nasce dal nulla e non va avanti per esclusivo merito proprio avulso dal resto dell'Universo.

    Cosa significa? che dietro l'artista ci sono altre migliaia di famiglie sfamate dalla solita cattiva multinazionale che è grazie al proprio lavoro che mettono a disposizione dell'artista i mezzi necessari per essere tale.

    L' autore fa grossa confusione tra artista e artigiano.

    L'artigiano della musica deve avere tutti i mezzi propri per comporre e certo non puo' avere la punta di diamante della tecnologia attuale.

    L'artigiano della musica produrrebbe solo prodotti di nicchia e per una ristretta cerchia.

    I freelance che si fanno strada vendono comunque un prodotto di successo a qualche canale non artigianale.

    Se non facesse così il freelance per arrivare ai livelli di mercato e successo di un Vasco Rossi dovrebbe mettere in piedi (e per una persona sola è un fallimento annunciato) quella stessa industria musicale così vituperata per poi perire inesorabilmente sotto il peso della concorrenza perche' le altre industrie per diventare grosse come oggi ne hanno dovuto fare di lavoro prima del novello imprenditore.

    Ah se si conoscesse qualche straccio di nozione di economia,non è un caso che i disoccupati siano alle stelle e gli imprenditori giovanili siano pochi.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Anonimo
    > Come dovrebbe essere arcinoto dalla sQuola
    > energia e materia ne' si creano ne' si
    > distruggono.
    Tutto si trasforma, quello che non vogliono capire alcuni
    > Cosa significa? che un'artista non nasce dal
    > nulla e non va avanti per esclusivo merito
    > proprio avulso dal resto dell'Universo.
    >
    > Cosa significa? che dietro l'artista ci sono
    > altre migliaia di famiglie sfamate dalla
    > solita cattiva multinazionale che è grazie
    > al proprio lavoro che mettono a disposizione
    > dell'artista i mezzi necessari per essere
    > tale.
    >
    > L' autore fa grossa confusione tra artista e
    > artigiano.
    >
    > L'artigiano della musica deve avere tutti i
    > mezzi propri per comporre e certo non puo'
    > avere la punta di diamante della tecnologia
    > attuale.
    >
    > L'artigiano della musica produrrebbe solo
    > prodotti di nicchia e per una ristretta
    > cerchia.
    >
    > I freelance che si fanno strada vendono
    > comunque un prodotto di successo a qualche
    > canale non artigianale.
    >
    > Se non facesse così il freelance per
    > arrivare ai livelli di mercato e successo di
    > un Vasco Rossi dovrebbe mettere in piedi (e
    > per una persona sola è un fallimento
    > annunciato) quella stessa industria musicale
    > così vituperata per poi perire
    > inesorabilmente sotto il peso della
    > concorrenza perche' le altre industrie per
    > diventare grosse come oggi ne hanno dovuto
    > fare di lavoro prima del novello
    > imprenditore.
    >
    > Ah se si conoscesse qualche straccio di
    > nozione di economia,non è un caso che i
    > disoccupati siano alle stelle e gli
    > imprenditori giovanili siano pochi.
    Visto che conosci qualche straccio di nozione di economia, come spieghi che le industrie discografiche pretendono di vendere carissimi prodotti che tutti possono riprodurre in casa? A me sinceramente sfugge la nozione su cui basano la loro politica. Forse è quella che dice che tu fissi un prezzo alto per qualcosa che si trova addirittura quasi gratis e comprano da te lo stesso?
    Il punto non è i cd costano cari perché non è solo l'artista che si fa il cd ma quello deve bastare per tutto quello che gli gira intorno, ma il punto è che le industrie fissano un prezzo che non sta né in cielo né in terra, e se consideri che non c'è limite alla riproduzione del digitale è improponibile la limitazione della produzione solo perché non si conosce altro modello di affari, e oltre che improponibile è irrealizzabile perché non hanno la possibilità di bloccare la diffusione. Se avessero la capacità di bloccare la diffusione ci sarebbero proteste incontenibili perché un produttore che a fronte di una forte domanda blocca l'offerta non può essere accettato. Quello che non capiscono i discografici è che le persone quasi istintivamente capiscono che se un bene ha disponibilità illimitata non può essere ricondotto nelle ristrettezze del c'è solo questo e lo razionamo per chi paga di più. E ciò che è intollerabile è che una manna dal cielo come la possibilità di riproduzione illimitata venga ostacolata e combattuta, questo è un pericolo gravissimo per lo sviluppo e per il futuro della civiltà, la società premia chi produce più e meglio, non può che sotterrare chi distrugge.
    Si strafotxxxx
  • mettiti a fare l'artista e grazie a quelli che scrivono le stupidagini che hai appena esposto sulla riproduzione illimitata gratis e capirai perche' camperesti d'aria.

    La riproduzione illimitata gratis non ha nulla a che fare con la PRODUZIONE LIMITATA di opere di ingegno.

    la PRODUZIONE costa.L'ingegno è MERCE RARA.
    Se l'ingegno non permette di CAMPARE,perche' tutti si RIPRODUCONO illimitatamente e gratis IL FRUTTO DEL TUO LAVORO allora muori di fame.
    In più se non puoi lavorare perche' non hai i soldi per pagarti gli strumenti e la CAPACITA' IMPRENDITORIALE per metterti in proprio non solo tu camperesti d'aria come artista (cioe' muori di fame) ma come consumatore potresti anche RIPRODURRE ILLIMITATAMENTE aria o merda a tua scelta
    Aria se nessun artista produce perche' non gli conviene,merda se qualche pazzo ancora lavora gratis senza avere una lira,per cui ammesso che riesca a produrre qualcosa sarebbe esclusivamente uno schifo

    Come vedi qualche nozione di economia non guasta affatto.

    Inoltre il fatto che il prezzo di un bene non sia alla tua portata non significa che non lo sia alla portata di tutti gli altri

    Chi si lamenta di solito del copyright è lo studente piagnone che si fa dare i soldi dal papà

    Quando diventi lavoratore i soldi per pagartelo il cd li hai

    E comunque se il cd costa caro prova ad aumentare il tuo reddito invece che chiedere all'artista di abbassare il suo pagando poco i cd.

    Dell'articolo è condivisibile solo la parte che parla della mancata adozione di sistemi di distribuzione di musica a pagamento attraverso internet per riuscire ad abbassare i costi (cosa possibile)
    Quando la banda larga renderà la cosa possibile su grande scala a bassi costi il sistema prenderà piede.
    non+autenticato
  • > Quando la banda larga renderà la cosa
    > possibile su grande scala a bassi costi il
    > sistema prenderà piede.

    Assolutamente no.

    Visto che già ora il prezzo del CD è giustificato solamente da scelte di mercato e non dai costi di distribuzione/produzione, senza l'introduzione di fattori esterni la distribuzione online della musica sarà su grande scala ma NON a bassi costi.
    Perchè mai le regole che valgono per la distribuzione attuale non dovrebbero valere per quella online?
    L'unica possibilità di avere musica a bassi costi è legata alla presenza di ALTERNATIVE: tanti autori che si distribuiscano da soli, piccole case discografiche, possibilità di procurarsi la stessa cosa graits mediante p2p...solo con queste premesse il sistema "musica online a basso costo" prenderà piede.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Anonimo
    Ma non quoti per paura di violare i mie diritti?Sorride

    > mettiti a fare l'artista e grazie a quelli
    > che scrivono le stupidagini che hai appena
    > esposto sulla riproduzione illimitata gratis
    > e capirai perche' camperesti d'aria.
    Veramente affermavo che l'unica via economicamente plausibile per le industrie era abbassare i prezzi.

    > La riproduzione illimitata gratis non ha
    > nulla a che fare con la PRODUZIONE LIMITATA
    > di opere di ingegno.
    La produzione limitata possono farla solo quelli che hanno la capacità di limitarla, tipo incidi una lastra e tiri solo 100 stampe e rompi il calco se non sai limitarla è inutile affannarsi a sbandierarla.

    > la PRODUZIONE costa.
    Esatto, è la riproduzione che costa molto poco ed è quello che non si vuole capire.

    >L'ingegno è MERCE RARA.
    Che sia raro non me ne stai facendo dubitare che sia merce chiarifica la tua posizione in materia.

    > Se l'ingegno non permette di CAMPARE,perche'
    > tutti si RIPRODUCONO illimitatamente e
    > gratis IL FRUTTO DEL TUO LAVORO allora muori
    > di fame.
    E la soluzione di alzare i prezzi secondo te scoraggia la copia a gratis?

    > In più se non puoi lavorare perche' non hai
    > i soldi per pagarti gli strumenti e la
    > CAPACITA' IMPRENDITORIALE per metterti in
    > proprio non solo tu camperesti d'aria come
    > artista (cioe' muori di fame) ma come
    > consumatore potresti anche RIPRODURRE
    > ILLIMITATAMENTE aria o merda a tua scelta
    Sembrerebbe quasi che prima sia nata l'industria e poi l'arte.
    > Aria se nessun artista produce perche' non
    > gli conviene,
    Parli di artisti come fossero imprenditori.
    > merda se qualche pazzo ancora
    > lavora gratis senza avere una lira,per cui
    > ammesso che riesca a produrre qualcosa
    > sarebbe esclusivamente uno schifo
    Certo, se non ci mette le mani l'industria rimane solo lo schifo.

    > Come vedi qualche nozione di economia non
    > guasta affatto.
    Economia delle patate, per carità per lungo tempo importantissima, intere popolazioni hanno basato su esse la loro sopravvivenza, ma trattare arte e digitale come patate mi pare un po' troppo artistico.
    > Inoltre il fatto che il prezzo di un bene
    > non sia alla tua portata non significa che
    > non lo sia alla portata di tutti gli altri
    Questa è bella, questo ambaradan per me solo? Tutti gli altri? Vuoi regalata una calcolatrice?
    > Chi si lamenta di solito del copyright è lo
    > studente piagnone che si fa dare i soldi dal
    > papà
    Quindi tutta questa manfrina è soltanto per rendere la vita difficile agli studenti piagnoni?

    > Quando diventi lavoratore i soldi per
    > pagartelo il cd li hai
    Ti serve proprio una calcolatrice allora e in ogni caso come puoi credere che chi non ha i soldi se ne stia buono quando il digitale non fa storie a farsi duplicare.
    > E comunque se il cd costa caro prova ad
    > aumentare il tuo reddito invece che chiedere
    > all'artista di abbassare il suo pagando poco
    > i cd.
    Forse fra le tue nozioni di economia mancano quelle su come si stabiliscono i prezzi che non prevedono affatto che abbassandoli necesseriamente si abbassino i guadagni. Che dici? La tua risposta a chi non può comprare i cd allora sarebbe di provare ad aumentare il reddito? Se fossero patate in periodo di carestia allora sicuramente non ci sarebbe neanche bisogno del tuo consiglio ma siccome il digitale segue alte regole allora non credo che troverai molto ascolto.

    > Dell'articolo è condivisibile solo la parte
    > che parla della mancata adozione di sistemi
    > di distribuzione di musica a pagamento
    > attraverso internet per riuscire ad
    > abbassare i costi (cosa possibile)
    > Quando la banda larga renderà la cosa
    > possibile su grande scala a bassi costi il
    > sistema prenderà piede.

    Ti svelo un segreto, il copyrigth nasce per proteggere gli artisti dagli editori, dopo l'avvento della stampa gli editori cominciarono a far soldi e fu quasi obbligato giungere a questo accordo che dava il giusto premio agli artefici primi di un'opera per non scoraggiarne la produzione e che stava bene a tutti, gli editori facevano i soldi, gli artisti ne ricevevano una parte e i lettori trovano più opere in commercio e a prezzi risibili rispetto a prima della stampa. Ora col digitale e la pretesa dei prezzi alti a fronte di costi di riproduzione ridicoli l'accordo è palesemente datato e scaduto, perché l'equivalente dei lettori, fruitori in genere, con questo sistema trovano molto meno di quanto sarebbe possibile e se c'è un soggetto che ha potere contrattuale nella faccenda è proprio il pubblico, sia perché alla fine in una società democratica è la maggioranza che decide e sia perché gli editori hanno perso il potere sulla riproduzione, forse potevi prendere un libro e ottenerne uno uguale? Neanche adesso e infatti la carta non subisce il ciclone del digitale.
    Non volete abbassare i prezzi? Peggio per voi.
    Si straf0tt@no.

  • - Scritto da: Anonimo
    > La riproduzione illimitata gratis non ha
    > nulla a che fare con la PRODUZIONE LIMITATA
    > di opere di ingegno.
    >
    > la PRODUZIONE costa.L'ingegno è MERCE RARA.
    > Se l'ingegno non permette di CAMPARE,perche'
    > tutti si RIPRODUCONO illimitatamente e
    > gratis IL FRUTTO DEL TUO LAVORO allora muori
    > di fame.
    > In più se non puoi lavorare perche' non hai
    > i soldi per pagarti gli strumenti e la
    > CAPACITA' IMPRENDITORIALE per metterti in
    > proprio non solo tu camperesti d'aria come
    > artista (cioe' muori di fame) ma come
    > consumatore potresti anche RIPRODURRE
    > ILLIMITATAMENTE aria o merda a tua scelta
    > Aria se nessun artista produce perche' non
    > gli conviene,merda se qualche pazzo ancora
    > lavora gratis senza avere una lira,per cui
    > ammesso che riesca a produrre qualcosa
    > sarebbe esclusivamente uno schifo

    Assolutamente corretto. Questi rigurgiti di "esproprio proletario" o "prezzo deciso dal popolo" sono decisamente ridicoli, ed indicativi dell'infimo livello di cultura generale e della più totale mancanza di rispetto della proprietà altrui.
    Tanto più che si tratta di sragionamenti limitati e settoriali, poiché a nessuno viene in mente di applicare il concetto latrocinante del P2P ad altre opere di ingegno meno "appetibili" della musichetta pop (es. ingegneria delle costruzioni o topologia applicata alla costruzione dei microchip). Forse perché il masterizzatore ormai te lo danno di resto quando compri 10 led, una linea di produzione con camera bianca "purtroppo" costa ancora qualche mialiarduccio. Ma non disperate, prima o poi verranno anche gli impianti di produzione opensource made-in-garage "a costo zero". Responsabili d'impianto inclusi in bundle.

    Il punto fondamentale è che il rispetto dovuto a chi detiene i diritti sull'opera d'ingegno è del tutto avulso dalla possibilità tecnica di duplicare più o meno facilmente l'opera stessa. Altrimenti si introduce un concetto qualitativo che niente, ma proprio NIENTE, ha a che vedere e col diritto, e con l'economia. Cioè sarebbe "lecito" copiare l'abominevole musichetta pop perché "il popolo" non potrebbe pagare un CD di shakira o dei backstreet boyz, e nel contempo è facile copiarlo; mentre invece un'automobile (altra opera d'ingegno, in tutto e per tutto) bisogna pagarla fino all'ultima lira, perché rifarsela pezzo per pezzo in cantina non è nè facile, nè economico, nè a portata del primo imbecille che passa. E allora pazienza se "il popolo" non può permettersi una Lamborghini, e neppure un'utilitaria. Attendiamo naturalmente una rapida smentita: cioè di vedere girotondi e sfilate perché "il popolo", o più precisamente il kolkotz centrale, ha deliberato che è un diritto universale del popolo potersi schiantare a 350 Km/h al sabato sera - dopo aver fatto il solito pieno di pasticchine colorate, e dunque da domani Ferrari e Bugatti, BMW e Mercedes dovranno vendere i loro prodotti al prezzo politico massimo di euro 7.500, full optional. I progettisti si arrangino, se pensavano di continuare a guadagnare e far guadagnare i maiali borghesi con i loro sudati studi e laboriosi calcoli.

    Questa visione del diritto di proprietà subordinato alla facilità di riproduzione illecita, con la distorta e ridicola visione del mercato che ne consegue, può definirsi senza troppi eufemismi una imbecillità totale.

    > Inoltre il fatto che il prezzo di un bene
    > non sia alla tua portata non significa che
    > non lo sia alla portata di tutti gli altri

    Il fatto che il prezzo di un bene sia superiore alla capacità di spesa dell'individuo implica, semplicemente, che l'individuo farà a meno di comprare quel bene. Come è sempre avvenuto e sempre avverrà. Anche perché stiamo parlando di musica, spesso musicaccia (mai pagato più di 10.000 lire un CD di jazz, fusion o un Deutsche Grammophone, grazie), di cui si può tranquillamente fare a meno.

    Questa di cui si agita non è certo una nobile e motivata rivolta contro la decima sul macinato, solo il capriccio di ragazzini squattrinati e scrocconi cronici d'ogni età che pretendono di stravolgere il diritto ad uso e consumo dei propri porci comodi, al fine di prolungare una cuccagna insperata piovuta dal cielo come effetto molto, molto collaterale della tecnologia informatica.

    Fine della questione, nessuna carta dei diritti annovera tra i fondamentali diritti umani quello di ascoltare per forza e quasi gratis (o ad un prezzo arbitrariamente calmierato) l'ultima porcata cacofonica di maria louise ciccone o di bruce springsteen. Ed è operazione retorica di pessimo gusto chiamare in causa addirittura il Beccaria per cercare di mettere pezze a colore e addurre sgangherate giustificazioni etico-morali a quello che si configura, semplicemente, come un latrocinio, nel migliore dei casi.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Anonimo
    >
    > - Scritto da: Anonimo
    > > La riproduzione illimitata gratis non ha
    > > nulla a che fare con la PRODUZIONE
    > LIMITATA
    > > di opere di ingegno.
    > >
    > > la PRODUZIONE costa.L'ingegno è MERCE
    > RARA.
    > > Se l'ingegno non permette di
    > CAMPARE,perche'
    > > tutti si RIPRODUCONO illimitatamente e
    > > gratis IL FRUTTO DEL TUO LAVORO allora
    > muori
    > > di fame.
    > > In più se non puoi lavorare perche' non
    > hai
    > > i soldi per pagarti gli strumenti e la
    > > CAPACITA' IMPRENDITORIALE per metterti in
    > > proprio non solo tu camperesti d'aria come
    > > artista (cioe' muori di fame) ma come
    > > consumatore potresti anche RIPRODURRE
    > > ILLIMITATAMENTE aria o merda a tua scelta
    > > Aria se nessun artista produce perche' non
    > > gli conviene,merda se qualche pazzo ancora
    > > lavora gratis senza avere una lira,per cui
    > > ammesso che riesca a produrre qualcosa
    > > sarebbe esclusivamente uno schifo
    >
    > Assolutamente corretto. Questi rigurgiti di
    > "esproprio proletario" o "prezzo deciso dal
    > popolo" sono decisamente ridicoli, ed
    > indicativi dell'infimo livello di cultura
    > generale e della più totale mancanza di
    > rispetto della proprietà altrui.
    > Tanto più che si tratta di sragionamenti
    > limitati e settoriali, poiché a nessuno
    > viene in mente di applicare il concetto
    > latrocinante del P2P ad altre opere di
    > ingegno meno "appetibili" della musichetta
    > pop (es. ingegneria delle costruzioni o
    > topologia applicata alla costruzione dei
    > microchip). Forse perché il masterizzatore
    > ormai te lo danno di resto quando compri 10
    > led, una linea di produzione con camera
    > bianca "purtroppo" costa ancora qualche
    > mialiarduccio. Ma non disperate, prima o poi
    > verranno anche gli impianti di produzione
    > opensource made-in-garage "a costo zero".
    > Responsabili d'impianto inclusi in bundle.
    >
    > Il punto fondamentale è che il rispetto
    > dovuto a chi detiene i diritti sull'opera
    > d'ingegno è del tutto avulso dalla
    > possibilità tecnica di duplicare più o meno
    > facilmente l'opera stessa. Altrimenti si
    > introduce un concetto qualitativo che
    > niente, ma proprio NIENTE, ha a che vedere e
    > col diritto, e con l'economia. Cioè sarebbe
    > "lecito" copiare l'abominevole musichetta
    > pop perché "il popolo" non potrebbe pagare
    > un CD di shakira o dei backstreet boyz, e
    > nel contempo è facile copiarlo; mentre
    > invece un'automobile (altra opera d'ingegno,
    > in tutto e per tutto) bisogna pagarla fino
    > all'ultima lira, perché rifarsela pezzo per
    > pezzo in cantina non è nè facile, nè
    > economico, nè a portata del primo imbecille
    > che passa. E allora pazienza se "il popolo"
    > non può permettersi una Lamborghini, e
    > neppure un'utilitaria. Attendiamo
    > naturalmente una rapida smentita: cioè di
    > vedere girotondi e sfilate perché "il
    > popolo", o più precisamente il kolkotz
    > centrale, ha deliberato che è un diritto
    > universale del popolo potersi schiantare a
    > 350 Km/h al sabato sera - dopo aver fatto il
    > solito pieno di pasticchine colorate, e
    > dunque da domani Ferrari e Bugatti, BMW e
    > Mercedes dovranno vendere i loro prodotti al
    > prezzo politico massimo di euro 7.500, full
    > optional. I progettisti si arrangino, se
    > pensavano di continuare a guadagnare e far
    > guadagnare i maiali borghesi con i loro
    > sudati studi e laboriosi calcoli.
    >
    > Questa visione del diritto di proprietà
    > subordinato alla facilità di riproduzione
    > illecita, con la distorta e ridicola visione
    > del mercato che ne consegue, può definirsi
    > senza troppi eufemismi una imbecillità
    > totale.
    >
    > > Inoltre il fatto che il prezzo di un bene
    > > non sia alla tua portata non significa che
    > > non lo sia alla portata di tutti gli altri
    >
    > Il fatto che il prezzo di un bene sia
    > superiore alla capacità di spesa
    > dell'individuo implica, semplicemente, che
    > l'individuo farà a meno di comprare quel
    > bene. Come è sempre avvenuto e sempre
    > avverrà. Anche perché stiamo parlando di
    > musica, spesso musicaccia (mai pagato più di
    > 10.000 lire un CD di jazz, fusion o un
    > Deutsche Grammophone, grazie), di cui si può
    > tranquillamente fare a meno.
    >
    > Questa di cui si agita non è certo una
    > nobile e motivata rivolta contro la decima
    > sul macinato, solo il capriccio di ragazzini
    > squattrinati e scrocconi cronici d'ogni età
    > che pretendono di stravolgere il diritto ad
    > uso e consumo dei propri porci comodi, al
    > fine di prolungare una cuccagna insperata
    > piovuta dal cielo come effetto molto, molto
    > collaterale della tecnologia informatica.
    >
    > Fine della questione, nessuna carta dei
    > diritti annovera tra i fondamentali diritti
    > umani quello di ascoltare per forza e quasi
    > gratis (o ad un prezzo arbitrariamente
    > calmierato) l'ultima porcata cacofonica di
    > maria louise ciccone o di bruce springsteen.
    > Ed è operazione retorica di pessimo gusto
    > chiamare in causa addirittura il Beccaria
    > per cercare di mettere pezze a colore e
    > addurre sgangherate giustificazioni
    > etico-morali a quello che si configura,
    > semplicemente, come un latrocinio, nel
    > migliore dei casi.
    Scusa se neanche l'ho letto tutto il tuo post, proprio non era possibile, ti rispondo su una semplicissima questione che credo tu abbia inteso proprio sottosopra. Secondo te sarebbero pretese quelle di chiedere a poco ciò che è disponibile in quantità straordinarie e fai l'esempio delle auto, ma hai presente come si costruisce un'auto? Forse pensi che comprata un'auto la infili in un masterizzatore e ne ricavi tutte quelle vuoi? O forse pure se fossi possibile pensi che le auto costerebbero ancora migliaia di euro anche considerando che le auto senza bollo sarebbero molto più rintracciabili che del contenuto digitale? Ma vuoi che ci si metta a discutere con chi non ha la più pallida idea della differenza tra dei bit e un'auto? O forse vorresti che quattro scalzacani di economisti buoni per il mercato della frutta facesse decretare per legge che la rivoluzione informatica danneggia lo sviluppo e si distruggessero tutti i chip così che i discografici possano tornare a vendere vinile al sicuro dal digitale? Comincia tu, stacca tutto e vatti a fare un giro a un mercato della frutta così da trovare un ambiente più adatto alle tue convinzioni economiche. Fatti un bel frullato in attesa di veder ricomparire le musicassette, potrebbe volerci un po' di tempo.
    Si str@f0tt@n0
  • Viene voglia di chiedersi come mai uno debba perdere tempo a rispondere a un post di cui non ha veramente capito una cippa.

    Il tizio sopra ha scritto "il rispetto dovuto a chi detiene i diritti sull'opera d'ingegno è del tutto avulso dalla possibilità tecnica di duplicare più o meno facilmente l'opera stessa. ", questa è poi l'unica cosa da capire. Automobili e bit non fanno differenza, per la legge. Anche perché se credi di avere il diritto di arraffare tutti i bit che vuoi, prova un po' a ciular via alla fiat i file ProEngineer coi progetti della Punto nuova e vedrai che culo ti fanno. Se puoi copiare più o meno facilmente NON CAMBIA la questione. Questo dice la legge e il diritto: se ci arrivi, bene, altrimenti razzi tuoi...........
    non+autenticato
  • a me gli esempi che portate fan tutti cacare.

    prendete invece l'acqua.

    ecco i venditori di dischi è come se vendessero l'acqua.

    se io vado a rubare un cd è come andare a rubare una bottiglia di acqua, chennesò, acqua levissima. (marca a caso)

    se io vado in fonte o alla fontana e mi riempio la tanica, che fanno, mi denunciano perchè danneggio il mercato dell'acqua?


    allo stesso modo il p2p.


    allora chiariamo bene che gli editori non vendono i bytes, vendono il servizio. E questo checché ne dica la legge: è già stato ribadito ampiamente che nessuno ha intenzione di perseguitare l'utenza privata, almeno qua in italia. Bisognerà tuttavia un giorno far sì che la legge riconosca controproducente al bene dell'umanità la protezione ai (c).

    e allora che provvedano a migliorare il loro servizio, non ad impedire ad altre fonti di sgorgare musica in maniera più economica.


    vedo già l'obiezione: l'acqua è indispensabile, la musica no.

    e tuttavia ripeto: ci sono un sacco di cose che non sono indispensabili per vivere, eppure è consuetudine considerarle tali.
    potrei perdere tempo a scrivere di quanto la musica arricchisca l'anima e nobiliti lo spirito, ma sarebbero parole perse al vento, specialmente per certi snob elitari che giudicano aprioristicamente ogni genere musicale al di fuori dei loro jazz e fusion delle schifezze.

    invece non perdo tempo. so bene che la musica è indispensabile, per me come per i miei amici, e so bene cosa possono fare i giovani quando reputano indispensabili certe cose.
    come dire, vietate le fonti e le fontane, e vi fotteremo il vostro bel supermercato pieno di bottiglie colorate.

    giovani, avete letto bene. Per di più giovani squattrinati e mantenuti. No perchè qua qualcuno (un certo tipo che scrive in maniera EPILETTICA, con uno stile che mi ricorda un certo dialerista....) sbandiera le parole "giovani squattrinati mantenuti da papà" come se fosse una colpa.

    come se lui fosse il famoso "uomo che s'è fatto da solo" e s'è pagato gli alimenti facendo pubblicità ai pannolini mentre frequentava l'asilo nido.
    che squallore.

    io sono mantenuto, sono uno studente, e non certo me ne vergogno, non è mica una colpa.

    e -giacché i mezzi tecnologici lo consentono- vorrei spendere di meno di quel che si è costretto a spendere oggi.

    non mi pare di chiedere tanto.

    avvelenato squattrinato
  • - Scritto da: Anonimo
    > Viene voglia di chiedersi come mai uno debba
    > perdere tempo a rispondere a un post di cui
    > non ha veramente capito una cippa.
    Io credo che chi l'ha scritto abbia capito molto poco di cosa ha scritto, quel post, per la parte che sono riuscito a leggere, è delirante e i paragoni sono risibili. Il tuo forse esprime gli stessi concetti, ripeto mi rifiuto di leggerlo tutto, ma oltre a essere scritto meglio è un po' meno fuori dal mondo.

    > Il tizio sopra ha scritto "il rispetto
    > dovuto a chi detiene i diritti sull'opera
    > d'ingegno è del tutto avulso dalla
    > possibilità tecnica di duplicare più o meno
    > facilmente l'opera stessa. ",

    Sul rispetto non ci piove ma la possibilità che non si debba considerare la facilità della copia è una favola. La facilità della copia non è opera dell'ingegno dell'autore e viola lui i diritti di tutti gli altri se vuole sfruttarla solo a proprio vantaggio e tutti gli altri attualmente tollerano il suo arbitrio solamente perché di fatto riesce a imporre molto poco. Ti invito a leggere un post sopra dove scrivo la mia opinione sull'origine del diritto d'autore e su come allora era vantaggioso per tutti i soggetti interessati mentre ora si vorrebbe penalizzare il soggetto più forte e proprio non è semplice farlo.
    > questa è poi
    > l'unica cosa da capire.
    Scritto in questo modo è un argomento di discussione interessante ma non vedo come raffrontarlo a quel post.

    > Automobili e bit non
    > fanno differenza, per la legge.
    Ma sei sicuro? In ogni caso prendendola per buona per i casi in cui è possibile, non esisterà mai nessuna legge che riuscirà a trasformare i bit in patate. Le leggi non possono mutare la realtà delle cose, altrimenti esisterebbero leggi che da moltissimo tempo avrebbero trasformato le patate in bit e i masterizzatori di patate avrebbero risolto i veri problemi che non sono quelli di riuscire a vendere i bit come fossero patate.

    > Anche perché
    > se credi di avere il diritto di arraffare
    > tutti i bit che vuoi,
    Quello che credo è che nessuno, non che non abbia il diritto o non abbia dalla sua le leggi, non ha la possibilità materiale per la natura dell'informatica di vendere bit a peso come fossero patate, una volta che hai venduto i tuoi bit sono bit e bit rimangono e devi fare i conti con questa realtà e prima lo fai prima potrai trovare un sistema migliore di far rispettare il tuo ingegno. Perché sinceramente vorrei spiegato dove sta l'ingegno di chi vende bit e vorrebbe che gli altri credessero che invece siano bitpatate.

    > prova un po' a ciular
    > via alla fiat i file ProEngineer coi
    > progetti della Punto nuova e vedrai che culo
    > ti fanno.
    Ma quale? Quella con la pubblicità che ha per slogan il desiderio di chi l'ha disegnata? "impossibile non notare la differenza" se è impossibile non c'è bisogno di dirlo e veramente è possibilissimo.A bocca aperta
    Questo c'entra niente, forse che vendono i loro file? Si discute di contenuto digitale venduto come se l'informatica esistesse solo per loro. Ma poi un terzo che se ne dovrebbe fare senza una fabbrica? Rivenderli a concorrenti? Magari gli farebbe un piacere, la loro macchina sfigurerebbe meno.A bocca aperta

    > Se puoi copiare più o meno
    > facilmente NON CAMBIA la questione.
    > Questo
    > dice la legge e il diritto:
    Ma non la realtà delle cose, e la realtà non ha molto rispetto per i pii desideri specie quando questi desideri sono di pochi e confliggono cogli interessi di moltissimi.
    > se ci arrivi,
    > bene, altrimenti razzi tuoi...........
    Ma dove dovrei arrivare? A credere che i bit sono come patate? Proprio non ci arrivo. Imho, chi tratta il digitale forse farebbe bene a rendersi conto come funzionano i bit prima di ritrovarsi davvero a vendere patate.

    Ciao



  • > la PRODUZIONE costa.L'ingegno è MERCE RARA.

    Prima di tutto l'ingegno non è merce, ma un bene dell'umanità. L'umanità ringrazia pagando l'ingegno; ma non è possibile che l'ingegno venga sfruttato fino al midollo. Se poi parliamo di musica industriale (non il genere, ma il modello di produzione) o di brevetti registrate dai colossi, viene a cadere la necessità di un individuo di campare.
    E, se anche è giusto ringraziare l'ingegnoso, quello che ha prodotto deve essere disponibile senza vincoli a tutti prima possibile perchè è un modo per lanciarsi verso l'invenzione successiva e così progredire.
    Nessuno ha inventato lo Shuttle, uno ha fatto il motore, uno il rivestimento esterno, uno il rivestimento interno, uno il telaio, uno gli stadi, uno è morto per collaudarlo...etc...etc...etc...
    Prima queste persone si incontrano, prima lo Shuttle prende forma.

    > Se l'ingegno non permette di CAMPARE,perche'
    > tutti si RIPRODUCONO illimitatamente e
    > gratis IL FRUTTO DEL TUO LAVORO allora muori
    > di fame.

    Nessuno chiede che ci sia una copia illimitata del lavoro altrui. Questo è un eccesso che non sta ne in piedi ne in terra, tanto quanto i cd a 25 euro. Parlare per eccessi e procedere per eccessi non credo sia la cosa giusta... ne tantomeno dire che i dissenzienti chiedono copie illimitate. Da questa parte si cerca l'equilibrio; da chi invece vende merce c'e' solo avarizia... quindi non facciamo ragionamenti per assurdo: se tutti copiano tutto, l'artista muore di fame. E' vero, ma è completamente irrealistico.

    > E comunque se il cd costa caro prova ad
    > aumentare il tuo reddito invece che chiedere
    > all'artista di abbassare il suo pagando poco
    > i cd.

    Nessuno chiede all'artista di abbassare il suo. Anzi, è il contrario, stiamo chiedendo agli artisti di alzare il loro facendoci pagare di meno a noi. E per arrivare a questo prima di tutto si deve eliminare la compiacenza degli Stati e dei governanti; in seconda battuta gli artisti devono rifiutarsi di concedere forzosamente i loro diritti alle case discografiche; in terza battuta si devono eliminare gli sprechi ovvero disintermediazione (ridurre il numero dei passaggi nella catena di vendita).
    Il problema è che oggi l'ingegno non viene riconosciuto all'artista, ma alle case discografiche le quali ne fanno quello che vogliono....
    Per me l'artista è sacro.

    Io sono con te quando mi parli di comprare, di economia, etc. Ma l'economia non può essere al centro di tutto. Se il problema sono i cd che costano troppo, si anche può pensare di ottimizzare il processo di produzione, non solo ad aumentare il proprio reddito.

    ciao

    Michele
    non+autenticato
  • Che barba,che noia,che barba!
    Sempre a parlare dei "diritto d'autore","copyright" e brevetti,
    proprietà intellettuale!
    E poi si ha il coraggio di parlare della libertà di informazione:
    quale informazione?
    Anche la musica ed il software sono "informazione"!
    Persino l'Ecdl è un favore a Zio Bill!
    Utente qualsiasi!
    non+autenticato
  • La mia camicia Hammet (London) di ottima fattura e cotone eccezionale costa 170 euro in negozio (e non scherzo).

    Io, dall'intermediario che conosco la pago 15 euro.

    A lui costa, forse, 7.




    non+autenticato

  • - Scritto da: Anonimo
    > La mia camicia Hammet (London) di ottima
    > fattura e cotone eccezionale costa 170 euro
    > in negozio (e non scherzo).
    >
    > Io, dall'intermediario che conosco la pago
    > 15 euro.
    >
    > A lui costa, forse, 7.
    "voglio conoscerlo anch'io il tuo intermediario, oppure puoi ordinarmele tu diciamo 4 camice?"
  • > > A lui costa, forse, 7.
    > "voglio conoscerlo anch'io il tuo
    > intermediario, oppure puoi ordinarmele tu
    > diciamo 4 camice?"

    Perchè, cosa ci vedi di strano in quel che dice?
    Al di là del caso concreto, guardate che le scarpine Nike e le t-shirt Adidas hanno un costo di produzione pari ad 1/10 del prezzo che hanno in negozio. Produzione perlatro portata avanti sfruttando lavoratori dei paesi invia di sviluppo, visto che è TUTTO Made in China, Vietnam e Singapore.
    La Nike non ha proprio stabilimenti di suo, in nessuna parte del pianeta Terra! Appalta tutto lì in zona!

    Cosa pagate allora, quando sborsate 150 euro al negozio per un paio di scarpe? Pagate i "diritti d'autore" del caso, che sono lo styling e la ricerca e sbiluppo del prodotto.
    QUELLO e solo quello fa il prezzo finale.

    Strano che nessuno si scagli e si scateni in proteste di massa contro le suddette case e anzi tutti siano ben contenti di sborsare la cifrazza per pagare queste opere dell'ingegno.
    (Che vi ladrano, secondo il modo di ragionare p2p, MOLTO più dei discografici, in termini assoluti e percentuali!!)

    Schizofrenie della società contemporanea!

  • - Scritto da: Ekleptical

    > Cosa pagate allora, quando sborsate 150 euro
    > al negozio per un paio di scarpe? Pagate i
    > "diritti d'autore" del caso, che sono lo
    > styling e la ricerca e sbiluppo del
    > prodotto.
    > QUELLO e solo quello fa il prezzo finale.
    >
    > Strano che nessuno si scagli e si scateni in
    > proteste di massa contro le suddette case e
    > anzi tutti siano ben contenti di sborsare la
    > cifrazza per pagare queste opere
    > dell'ingegno.
    > (Che vi ladrano, secondo il modo di
    > ragionare p2p, MOLTO più dei discografici,
    > in termini assoluti e percentuali!!)

    Concordo pienamente. X lo stesso motivo x cui si scarica dal P2P, non si dovrebbero x coerenza spendere cifre altrettanto latrocinanti in altri prodotti; invece siamo in pochi a capirlo e a mantenerci coerenti su questo punto.
  • > Concordo pienamente. X lo stesso motivo x
    > cui si scarica dal P2P, non si dovrebbero x
    > coerenza spendere cifre altrettanto
    > latrocinanti in altri prodotti; invece siamo
    > in pochi a capirlo e a mantenerci coerenti
    > su questo punto.

    Siamo più di quello che sembra.
    non+autenticato
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