Non vedenti, clamorosa iniziativa su web

I libri del Premio Strega potrebbero finire online per scardinare la distribuzione tradizionale. Si chiede l'accesso ai file originali di tutte le opere. Ne parla a Punto Informatico l'ideatore dell'iniziativa, Paolo Pietrosanti

Roma - Vendere in rete i file contenenti i 12 libri candidati al prestigioso Premio Strega al 6 per cento del prezzo di copertina: così alcuni non vedenti guidati dall'esponente radicale Paolo Pietrosanti (www.pietrosanti.net) stanno organizzando una operazione che non piacerà agli editori ma che consente da subito di parlare in modo nuovo dell'accessibilità e delle nuove opportunità delle tecnologie.

La richiesta che Pietrosanti, l'imprenditore Francesco Tranfaglia e il professore di lettere Carlo Loiodice rivolgono al Legislatore è che gli editori siano obbligati a fornire l'accesso ai file che contengono gli originali dei libri che stampano. Una operazione che consentirebbe ai non vedenti di accedere immediatamente alle opere tramite i software dedicati anziché dover ricorrere a difficili, costose, spesso impossibili scansioni dei libri per portarli dal supporto cartaceo a quello digitale.

A sostenere per alcuni aspetti l'iniziativa di Pietrosanti è la direttiva europea sul diritto d'autore che prevede, per i portatori di handicap, la possibilità di riprodurre contenuti protetti. E Pietrosanti intende vendere online i libri dell'imminente Premio Strega al 6 per cento del prezzo di copertina in modo tale da poter compensare gli autori delle opere, e solo loro. Una provocazione che non mancherà di sollevare una certa attenzione.
Pietrosanti alla Commissione ONU sui diritti umani"La iniziativa che ho inteso lanciare - ha dichiarato Pietrosanti a Punto Informatico - cui subito si sono uniti Francesco Tranfaglia e Carlo Loiodice, e molti altri, con molti altri ancora che guardano a questa con grande speranza, è una iniziativa politica, civile, nonviolenta. Che potrebbe durare a lungo". "La cecità nostra - ha spiegato - è rilevante, e quanto, ma per una volta come strumento, come grimaldello per consentire conquiste alla interezza della società. Non sembri esagerato".

"La capacità di una società di servirsi delle conquiste tecnologiche, di servirsene nel concreto - ha continuato - riguarda i ciechi tanto quanto chi ci veda benissimo, ed è questione, punto politico. Così come è politico e di politica il punto dell'essere o meno disponibile, accessibile, non vietato, il ricorso ad una cura o ad un'altra per superare o alleviare le sofferenze derivanti da gravi malattie".

"Poniamo in causa la drammaticità indubbia e costante della nostra cecità, c'è poco di peggio, in verità - ha sottolineato Pietrosanti - perché divenga evidente per tutti la necessità di fare tesoro di quanto la intelligenza umana, la ricerca, la scienza, la tecnologia offrono e propongono. E che quando la politica, la legislazione, non sono capaci o non vogliono adeguarsi a quanto accade in questi ambiti, o presumono di volere e potere proibirne gli effetti, mala tempora currunt. La nostra cecità è, letteralmente, un connotato, ma una qualità che poniamo a disposizione, con niente affatto paradossale generosità".
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