Luca Annunziata

Report, ovvero la voglia di stupire

di L. Annunziata - Peccato che, nell'ansia di fare lo scoop, la trasmissione di Rai3 incappi nel pių classico degli errori. Ovvero fare sensazionalismo su argomenti che avrebbero bisogno di maggiore attenzione da parte del pubblico

Roma - La puntata di Report andata in onda ieri sera su Rai3, condotta come di consueto da Milena Gabanelli, non è stata il miglior esempio di giornalismo di inchiesta a cui la redazione del programma ha abituato il suo pubblico. Non è questione di sentire invaso il proprio campo, da addetti ai lavori, è questione di approccio: l'approccio di Report è stato drammatico e sensazionalista, tutto il contrario di quello che sarebbe stato utile per portare all'attenzione del pubblico televisivo - tendenzialmente un pubblico diverso e meno alfabetizzato digitalmente di quello che frequenta con assiduità la Rete - problematiche come quelle relative alla privacy e i nuovi modelli di business del gratis a tutti i costi.

Č bene chiarirlo: se lo scopo dei giornalisti di Report era di sollevare un vespaio, di certo ci sono riusciti. Peccato che, siamo proprio nel peggiore dei casi, si sia finiti tutti a guardare il dito che indica invece della Luna: ma la responsabilità, per molti motivi, è del linguaggio e dell'approccio scelti per realizzare il servizio. Non che i problemi legati alla privacy e alla gestione della profilazione da parte di search engine e social network non esistano: su Punto Informatico se ne parla da anni, e non sono argomenti che possano essere liquidati come ininfluenti rispetto allo sviluppo della civiltà digitale. Ma, proprio per questo, il risultato del tritacarne televisivo è stato lacunoso.

Nel complesso, è positivo che in TV siano passati 75 minuti di avvertenze sui rischi dell'utilizzo spregiudicato della Rete. Il problema è che, a oggi, neppure gli addetti ai lavori sanno esattamente quali siano le soluzioni a questioni come il diritto all'oblio, spam, la gestione della privacy su servizi che hanno sede legale in paesi con legislazioni diverse (a volte molto diverse) dalla propria, sulla responsabilità dei fornitori dei servizi stessi alla luce di discipline nazionali, comunitarie, internazionali. Limitarsi a liquidare la questione con un "noi contro voi" è un errore, così come relegare in coda la più centrale questione di come in Italia si vuole e si sta legiferando in materia di Internet.
Prendiamo un esempio su tutti: quello della mamma che ha visto il video di sua figlia, poco più che neonata, messo in onda in TV in prima serata. Č un colpo duro per la mamma, ed è giusto che sia indignata: soprattutto perché chi ha usato quel video prelevandolo forzosamente dal Web, ovvero Mediaset, è la stessa azienda che fa causa a Google per le clip del Grande Fratello su YouTube. Ma, e l'errore a giudizio di chi scrive è tutto qui, Report ne fa un problema di privacy partendo dal lato sbagliato: l'errore è sì di chi prende il video senza chiedere il permesso, ma anche di chi mette il video su YouTube senza curarsi di renderlo privato, senza conoscere quindi adeguatamente lo strumento che utilizza per sfruttarlo al meglio.

Altro esempio di curiosa interpretazione dei fatti, che per chi non è addetto ai lavori diventa l'unica fonte di informazione, è la vicenda Vividown: Google punita perché non ha fatto il controllo preventivo del video? Tecnicamente è impossibile, checché ne dica un giudice. Č per questo che la sentenza che ha condannato tre dirigenti Google, per questioni relative alla gestione della privacy, ha fatto ridere mezzo mondo: la Gabanelli, commentando il pezzo del servizio appena andato in onda, dice che la sentenza è stata raccontata male, ma allo stesso modo lei pecca di competenza sull'analisi del contesto in cui essa è maturata e sulle conseguenze che avrà. La questione, sul caso Vividown, è tutt'altro che chiusa.

Il grosso problema, per il quale non si può liquidare il Report di ieri come un semplice prodotto generalista andato in onda su una rete generalista, è il tentativo di far passare Google, Facebook come entità che sono pronte a regolare e determinare l'esito delle nostre vite a prescindere dal nostro comportamento. Più corretto, e più lungimirante, sarebbe ricordare come siano l'alfabetizzazione digitale e la diffusione della conoscenza (anche tramite Internet) lo strumento adeguato a prevenire che situazioni sgradevoli - come trovarsi pubblicati annunci pseudo-pubblicitari in bacheca, come lamentava una signora a un certo punto - possano ripetersi, come sia la dimestichezza con gli strumenti anche complessi che si vanno a utilizzare a prevenire conseguenze indesiderate.

Non ce la si può prendere con Internet se non la si utilizza con saggezza, se si inserisce al suo interno materiale di cui un giorno potremmo pentirci: Internet è uno strumento, come un martello, una spada. Non ce la si può prendere con Internet, coi social network, se un ragazzino di 13 anni o meno si mette a chattare con chiunque su Facebook senza la supervisione di un adulto. Non si capisce per quale motivo Google, che è un'azienda enorme rispetto al contesto in cui opera, dovrebbe avere un rapporto con il singolo cliente assolutamente personale e corretto come non hanno le multinazionali dell'universo "fisico" e molti più anni di lavoro sulle spalle: è materialmente impossibile, in una realtà di risorse scarse, riuscire a garantire a tutti, sempre, il miglior comportamento e atteggiamento possibile.

Il risultato dell'operazione di ieri, in un contesto come quello della prima serata di una rete nazionale, è stato di trasmettere inquietudine rispetto a Internet: un posto fatto di pericoli che si annidano dietro ogni angolo, che ti può costare denaro, il posto di lavoro, la tranquillità e la serenità. Per cavarsela con un paradosso, è come se si dicesse che ogni volta che si esce di casa c'è il rischio di essere investiti o derubati: è vero, è statisticamente possibile, ma è un'eventualità remota così come lo è beccarsi un virus in Rete o farsi fregare le credenziali dell'email. Se si va in giro per luoghi malfrequentati, in Rete e nel mondo, si aumentano queste probabilità: ma non c'è un rischio immediato per chi naviga, così come non c'è quando si va al supermercato a comprare il latte.

Infine, la questione del modello di business: è indubbio che il freemium, il gratuito, le valute virtuali, la monetizzazione di questi servizi siano un punto interrogativo enorme che pende sul futuro di queste imprese. Ma non si può trascurare il fatto che queste aziende si muovano in una zona grigia, che non è ancora stata battuta dai legislatori, e nella quale si muovono come meglio ritengono sia per i propri obiettivi: se questo viola la legge, possono essere denunciati (con le suddette problematiche di foro e legislazione competente, visto che spesso risiedono in nazioni diverse dall'utente); se quanto fanno non incontra il favore del pubblico, il pubblico può boicottarle o fargli comunque mancare il supporto dei numeri di cui hanno bisogno di per sopravvivere. Č, per l'appunto, libero mercato.

Internet, come abbiamo ripetuto in diverse occasioni, è ormai oggi soprattutto un terreno di caccia per nuovi affari. Dimenticarselo crea un doppio problema: trascurare l'importanza del "vil denaro" in tutte le questioni, e per tenere accesi i datacenter il denaro ci vuole, e penalizzare l'eventuale nascita e crescita di nuove forme di imprenditoria, che creino sviluppo e ricchezza. Se i cittadini italiani non vanno su Internet perché hanno paura dei virus, allora non ci sarà alcuna speranza di digitalizzare e rendere più efficiente la macchina dello Stato; altre nazioni, meno spaventate, creeranno fiorenti ecosistemi digitali che ci lasceranno indietro, relegandoci a paesi di seconda fascia nella nuova economia.

Luca Annunziata
524 Commenti alla Notizia Report, ovvero la voglia di stupire
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  • .... non è stato invitato ...

    e s'è incaz**to.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Nunzio
    > .... non è stato invitato ...
    >
    > e s'è incaz**to.

    Avranno visto l'intervista a RaiNews24 di qualche tempo fa...
    non+autenticato
  • ma anche noSorride
    e c'erano due persone, in quella trasmissione, anzi 3, che scrivono su PI...Occhiolino
  • - Scritto da: Luca Annunziata

    > c'erano due persone, in quella trasmissione,
    > anzi 3, che scrivono su PI...
    >Occhiolino


    Ma tu non eri fra questiOcchiolino
    non+autenticato
  • evidentemente quelle interpellate erano le persone con più titoli per parlare
  • AppuntoOcchiolino
    non+autenticato
  • questo non significa che io, o tu, non possiamo parlareSorride
  • Certamente!

    Ma secondo me tu la puntata non l'hai vista, a giudicare da ciò che scrivi.
    non+autenticato
  • stai scherzando, vero?
    non ho l'abitudine di parlare per sentito direOcchiolino
  • E allora stai facendo un giochino molto pericoloso. Cosa assai più grave del parlare per sentito dire.
    non+autenticato
  • quale sarebbe questo giochino?
    basta con 'ste cose dette e non dette... che palle...
  • Detto ferrarese che recita un po ... piuttosto di niente é meglio piuttosto.

    Report ha portato tantissimi argomenti che da tempo affronto quando faccio delle conferenze e a cui tengo particolarmente.

    C'é stato un po di 'mescolone' mettendo sullo stesso piano cose assolutamente eticamente discutibili (delle quali anche FaceBook é zeppo), con cose assolutamente 'normali' come il fatto che il gioco sia gratis fino ad un certo livello e chi scrive videogiochi non lo faccia per il bene dell'umanità ma per il suo portafoglio.

    Facendo un bilancio comunque penso che la cosa abbia fatto molto più bene che male.
    Non avremo milioni di persone che hanno capito, ma milioni di persone che dicono 'ma allora non é tutto bello tutto gratis e tutto sicuro ...'

    Già arrivare qui é stato uno straordinario successo.
  • - Scritto da: paoloholzl

    > Già arrivare qui é stato uno straordinario
    > successo.

    dovevo arrivare a leggere un commento di paoloOcchiolino per poter dire: concordo!
    non+autenticato
  • Concordo!
    Bravo!
    non+autenticato
  • non è vero
    se le cose si fanno, si devono fare bene
    parlarne non basta, occorre sensibilizzare senza terrorizzare
    lo stato, la tv, non sono entità astratte che devono inculcarci un credo: sono strumenti di approfondimento, e ci vuole un approccio corretto per tutto
  • - Scritto da: Luca Annunziata
    > non è vero
    > se le cose si fanno, si devono fare bene

    Un po' come la moderazione di PI
  • > lo stato, la tv, non sono entità astratte che
    > devono inculcarci un credo: sono strumenti di
    > approfondimento, e ci vuole un approccio corretto
    > per
    > tutto

    E'vero, tutte le volte che ho letto sui giornali una notizia su un evento che ho vissuto, ho letto montagne di sciocchezze.
    Questo per non parlare di interviste inventate di sana pianta o posti fotografati totalmente diversi da quanto presentato in didascalia.

    Insomma un po per ignoranza un po per malafede (e questa la giustifico meno), le notizie bene o male sono contornate da una quota di sciocchezze più o meno gravi.
    Con Punto Informatico siamo meno tolleranti perché ha una connotazione tecnica, in questo caso si parla di giornalisti che parlano di informatica come di escort come di mercato della banane.

    Nel caso in esame ci stava un po di tutto, cose serie mescolate a baggianate, in ogni caso penso che per via del credito e degli ascolti di cui gode la trasmissione, abbia comunque avuto un impatto positivo.

    Si dice 'il meglio é nemico del bene', in attesa che qualcuno faccia il meglio accontentiamoci, fino ad ora penso sia stata per il social-utonto italiano l'iniziativa più di impatto.

    ... tutto nella speranza che a tanti si aprano gli occhi e se ne cominci a parlare.
  • A mio avviso non è vero che tecnicamente non è possibile controllare tutti i video...

    Semplicemente è COSTOSO. Mi sembra che Google (in riferimento a Youtube e a qs. argomento) voglia solo la pappa buona, lasciando il brutto dietro un "tecnicamente non è possibile")

    Vuoi lucrare con un servizio di pubblicazione video e pubblciità? Si? e allora devi accollarti anche le responsabilità. COME AVVIENE PER QUALSIASI ALTRA ATTIVITA' ECONOMICA E PRIVATA.
    non+autenticato
  • A mio avviso non è vero che tecnicamente non è possibile controllare tutte le telefonate...

    Semplicemente è COSTOSO. Mi sembra che Telecom/Infostrada/Tre (in riferimento alla rete telefonica) voglia solo la pappa buona, lasciando il brutto dietro un "tecnicamente non è possibile").

    Mentre invece dovrebbero controllare ogni telefonata e avvisare la polizia se, ad esempio, c'è un mafioso che organizza delle attività illegali.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Traduttore
    > A mio avviso non è vero che tecnicamente non è
    > possibile controllare tutte le telefonate...

    > Semplicemente è COSTOSO. Mi sembra che
    > Telecom/Infostrada/Tre (in riferimento alla rete
    > telefonica) voglia solo la pappa buona, lasciando
    > il brutto dietro un "tecnicamente non è
    > possibile").

    > Mentre invece dovrebbero controllare ogni
    > telefonata e avvisare la polizia se, ad esempio,
    > c'è un mafioso che organizza delle attività
    > illegali.

    Quindi basterebbe che il 50% della popolazione lavorasse all'intercettazione dell'altro 50%, ma c'e' il problema di chi controlla il primo 50% !
    krane
    22469
  • > Mentre invece dovrebbero controllare ogni
    > telefonata e avvisare la polizia se, ad esempio,
    > c'è un mafioso che organizza delle attività
    > illegali.

    un altro che vuol far carne di porco della costituzione italiana.
  • Le telefonate degli abbonati non sono pubbliche i video su YouTube... ti sfugge questa PICCOLA differenza.
    non+autenticato
  • E chi cancella Emilio Fido da rete 4?
    non+autenticato
  • sono d'accordissimo.
    ma poi siamo sicuri che non venga gia' fatto? non so, io penso che un servizio simile se fosse veramente aperto a tutti sarebbe costituito per il 70% da materiale pornografico, e invece non mi sembra che sia cosi'.
    e comunque se io non posso fornire un servizio garantendo al contempo il rispetto di norme elementari come il rispetto della privacy semplicemente non devo fornirlo.

    secondo me l'articolo discutibile e' quello di annunziata che ho appena letto: come si fa a dire che il problema e' quello dell'educazione all'uso (giustissimo!) e al tempo stesso criticare chi avverte del problema? e se nessuno dice che la mamma e' stata incauta ad utilizzare la funzionalita' della sua fotocamera appena acquistata per caricare il video su youtube, quante mamme faranno lo stesso?

    bah...
    non+autenticato
  • è un problema di fiducia:
    queste simpatiche realtà ti offrono pubblicità mirate il più delle volte in cambio delle tue preferenze di vita. il chè è anche utile: su fb clicco mi piace sulla mozzarella di bufala e dopo mi compare una pubblicità su di essa, se la pubblicità la fa la grande azienda, magari francese che ha comprato i marchi di tutta europa, magari mi da fastidio, ma se la fa il piccolo/medio produttore, bè, potrebbe pure essermi utile. vuoi non aiutare l'economia facendo pubblicità in questa maniera?
    se poi, come accade, tra spam e link pericolosi, andiamo a finire nei casini, è ovvio che abbiamo paura a mettere i nostri dati in giro.
    se fb legge che abito in una città x e mi fà apparire le offerte entro tot km, è come ricevere i volantini nella buchetta della posta.
    cioè, se veramente i dati servono solo per questo, non è una brutta cosa.
    se il tutto fosse più protetto e non che cani e porci facessero applicazioni o pagine fittizie solo per potenzialmente installare keylogger o altro, potremmo navigare tranquilli.
    IMHO
  • - Scritto da: lellykelly
    > è un problema di fiducia:
    > queste simpatiche realtà ti offrono pubblicità
    > mirate il più delle volte in cambio delle tue
    > preferenze di vita. il chè è anche utile: su fb
    > clicco mi piace sulla mozzarella di bufala e dopo
    > mi compare una pubblicità su di essa, se la
    > pubblicità la fa la grande azienda, magari
    > francese che ha comprato i marchi di tutta
    > europa, magari mi da fastidio, ma se la fa il
    > piccolo/medio produttore, bè, potrebbe pure
    > essermi utile. vuoi non aiutare l'economia
    > facendo pubblicità in questa
    > maniera?

    Peccato per te che il piccolo/medio produttore
    non ce li ha i sordi (soprattutto a causa della CRISI)
    per pagare la pubblicità...

    > se poi, come accade, tra spam e link pericolosi,
    > andiamo a finire nei casini, è ovvio che abbiamo
    > paura a mettere i nostri dati in
    > giro.
    > se fb legge che abito in una città x e mi fà
    > apparire le offerte entro tot km, è come ricevere
    > i volantini nella buchetta della
    > posta.

    Si, ma chi infila i volantini nella tua buchetta della
    posta non detieni tue informazioni personali tipo
    la tua data di nascita, se ti piacciono gli uomini
    o le donne, se sei buddista o altro...

    > cioè, se veramente i dati servono solo per
    > questo, non è una brutta
    > cosa.

    No, mi sa che non hai ancora capito molti meccanismi
    del marketing e delle statistiche di massa.

    > se il tutto fosse più protetto e non che cani e
    > porci facessero applicazioni o pagine fittizie
    > solo per potenzialmente installare keylogger o
    > altro, potremmo navigare
    > tranquilli.

    E' lo scotto da pagare per aver accettato il "servizio"...
  • Quelli delle TV tentano di mesacolare le due cose da quando si sono accorti che il loro business lavacervello nel giro di una decida di anni si sarebbe ridimensionato e non poco (scomparirà con le prossime generazioni)

    Non ho visto il servizio di Report perchè non quardo la TV da piu di 2 anni (a parte Rai Storia su DDT quando parla delle guerre mondiali) però leggendo il riflessivo articolo di Annunziata, faccio quello che internet mi permette di fare, DO LA MIA OPINIONE

    Ed è qui la sostanziale differenza tra inteternet e tv. La TV è un canale di comunicazione a senso unico in cui la voce ed il pensiero di pochi arriva(va) a moltissimi, senza possibilità di replica e soprattuto senza possibilità di riflessione su quanto detto.

    Quando guardavo Report mi piaceva il modo "anarchico" con cui facevano le indagini, ma non lo critico su questo servizio (anche perchè non l'ho visto) ma basandomi su quanto scritto da Annunziata, mi sento di fare un paragone. E' come se professore di filosofia avesse una fatto una lezione di anatomia...

    Saluti televisivi.
    non+autenticato
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