Claudio Tamburrino

UK, biblioteche fuori dal paywall

Nessun obbligo di conservazione in materia contenuti dietro paywall: costringere gli editori a depositare anche quelli č ritenuto un onere sproporzionato

Roma - Il Governo britannico ha stracciato il piano progettato per obbligare gli editori a mettere a disposizione delle biblioteche, gratuitamente per il pubblico, i contenuti distribuiti online a pagamento.

Nel nuovo regolamento relativo alle pubblicazioni digitali da mettere a disposizione delle biblioteche che fungono da depositi legali (sei biblioteche che hanno diritto ad una copia di ogni opera pubblicata nel Regno Unito), non vengono presi in considerazione quelli online protetti da paywall, le misure digitali scelte da alcuni editori per impedire l'accesso, sotto alcune condizioni, ai lettori non paganti.

Il motivo di tale scelta, spiegano i relatori, sarebbe di costi: quelli che dovrebbero sostenere gli editori per mettere a disposizione delle biblioteche il materiale a pagamento supererebbero il beneficio pubblico generato. Un onere tecnico e finanziario, si ritiene, sproporzionato rispetto all'interesse perseguito.
Si tratta d'altronde di un problema di organizzazione che attiene all'archiviazione di materiale non contenuto su dispositivi fisici e per cui occorre ancora pensare ad un sistema, comunque atteso, per archiviare i contenuti gratuiti disponibili online.

Si tratta di armonizzare i sistemi software utilizzati dalle sei biblioteche interessate, British Library, le Biblioteche nazionali di Scozia e Galles, quelle universitarie di Oxford e Cambridge e del Trinity College di Dublino, e di capire come gestire le questioni relative al copyright delle opere non cartacee, con i vantaggi che hanno a livello di libera circolazione e riproduzione.

Claudio Tamburrino
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