Claudio Tamburrino

FIEG: incentivi per la Rete

Il 2010 ha segnato la ripresa dopo la crisi dell'editoria del 2009: e meriti vanno anche alla rete, dove i siti dei giornali guadagnano utenti e visite

Roma - La tendenza per la stampa italiana, secondo la Federazione Italiana Editori Giornali (FIEG) è incontrovertibile: secondo il suo studio nel 2010 le vendite delle copie cartacee sono scese del 4,3 per cento, mentre gli utenti unici giornalieri sul Web sono cresciuti del 37 per cento, con la percentuale di utenti unici di siti di quotidiani sull'utenza complessiva salita in un anno dal 38,3 al 45,4 per cento.

Questo significa che il settore online ha spinto la risalita del settore, (è tornato in positivo, per esempio, il margine operativo lordo aggregato delle imprese editrici di quotidiani) dopo la profonda crisi subita nel 2009 che aveva visto gli introiti pubblicitari contrarsi pesantemente: gli acquisti dei quotidiani sono diminuiti e diminuiscono ormai da anni ma i visitatori crescono online.

Qui, insomma, gli operatori devono concentrarsi. E, quindi, da un problema di strategia diventa una questione di investimenti.
Per cambiare canali distributivi e idea di business, infatti, occorrono risorse crescenti e, conseguentemente, un ritorno economico oltretutto reso più difficoltoso dalle resistenze degli utenti a formule di paywall.

Il presidente della FIEG Carlo Malinconico ha riferito che per non penalizzare la modernizzazione del sistema occorrerebbe valorizzare i contenuti editoriali, tutelandoli sulle reti di comunicazione elettronica "introducendo quelle salvaguardie che l'attuale disciplina sul diritto d'autore non prevede". Inoltre, continua, "servono incentivi per le imprese editoriali che innovano" e in particolare FIEG chiede: detassazione degli utili reinvestiti in beni strumentali innovativi; il rifinanziamento del credito agevolato per progetti di ristrutturazione tecnico-produttiva, di innovazione tecnologica, di miglioramento del circuito distributivo e di formazione professionale.

Il periodo per intervenire, d'altronde, sembra quello giusto: è in generale il contesto internazionale del settore dell'advertising online ad essere in risalita e per esempio negli Stati Uniti, dopo la crisi del 2009, l'anno scorso ha raggiunto la cifra record 26 miliardi di dollari.

Claudio Tamburrino
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