Mauro Vecchio

RIAA ha ucciso i chip della radio

L'industria del disco fa marcia indietro e appoggia una risoluzione presentata al Congresso da due senatori californiani. Per non obbligare i produttori d'elettronica di consumo ad impiantare un ricevitore FM in ogni dispositivo

Roma - Un inatteso cambiamento di rotta, intrapreso al comando della Recording Industry Association of America (RIAA) per appoggiare la recente risoluzione presentata al Congresso dai senatori californiani Darrell Issa e Anna Eshoo. I due membri della House of Representatives hanno dunque chiesto di bocciare quello che è stato soprannominato il grande compromesso tra la stessa industria statunitense del disco e i vari broadcaster radiofonici.

Così gli alti rappresentanti di RIAA hanno ora applaudito un intervento volto ad ostacolare ciò che loro stessi avevano supportato: obbligare tutti i produttori di elettronica di consumo a dotare gli apparecchi (smartphone e compagnia) di uno specifico chip per la ricezione radio in FM. La proposta era il frutto di un accordo con gli stessi broadcaster, nell'ottica di una revisione legislativa garantita dal Performance Rights Act.

Secondo l'attuale legislazione statunitense, a differenza di quanto accade invece in Italia, le tradizionali emittenti radiofoniche non sono obbligate a pagare per i diritti relativi ad un brano trasmesso. Ad essere ricompensato è semplicemente l'autore della canzone, non il titolare dei diritti. Gli intenti della RIAA erano chiari fin dall'inizio: ottenere il pagamento delle royalties da parte delle varie emittenti radio negli Stati Uniti.
I congressman Issa e Eshoo hanno ora sottolineato come questa imposizione vada a danneggiare l'innovazione, oltre che il livello di competizione all'interno del settore. Ciascuno dovrebbe essere libero di offrire o meno un ricevitore FM, così come ciascun utente dovrebbe essere libero di trovarlo o meno sul suo dispositivo preferito. I rappresentanti di RIAA si sono così aggiunti al coro in favore della risoluzione, insieme a vecchi nemici come l'associazione statunitense dei broadcaster NAB.

Mauro Vecchio
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