Claudio Tamburrino

iPad, altri accordi per le riviste

Anche l'editore Hearst raggiunge un accordo per l'impiego del sistema di pagamento in-app di Cupertino per le sue riviste su iPad

Roma - L'editore Hearst ha raggiunto un accordo con Apple per iniziare ad adottare il sistema di distribuzione e pagamento in-app per le sue riviste sviluppate per iPad. I titoli di Hearst esordiranno sulla tavoletta con la mela a luglio con Popular Mechanics, Esquire e O, The Oprah Magazine e gli abbonamenti costeranno 1,99 dollari al mese o 19.99 all'anno.

Ad aver segnato il nuovo ciclo del sistema di pagamento/abbonamento delle riviste per iPad è stato Time: con un accordo stretto con Apple si è garantito la possibilità di continuare ad offrire ai propri abbonati cartacei l'accesso gratuito alle relative pubblicazioni via app.

Con il nuovo sistema di pagamento in-app sviluppato da Apple e imposto dagli editori, infatti, questa forma di commercializzazione sembrava minacciata: Cupertino sembrava pretendere che ogni forma di abbonamento digitale dovesse passare attraverso iTunes (con conseguente 30 per cento a suo appannaggio su ogni transazione) e che l'offerta agli utenti dei dispositivi con la mela fosse la migliore possibile, cioè che l'eventuale prezzo al ribasso previsto su altri canali distributivi fosse automaticamente applicato alle app. Inoltre, il fatto che si dovesse passare da iTunes sembrava porre un intermediario tra pubblico ed editore che impediva irrimediabilmente a quest'ultimo l'accesso ai dati ad essi legati e ampiamente utilizzati nel settore ai fini di marketing e target di mercato.
È dunque intorno al sistema di pagamento in-app sviluppato da Apple e agli accordi e alle forme di distribuzione sottoscritte dai singoli editori che si delinea l'editoria digitale da tablet: si moltiplicano, nonostante le diatribe relative alla proprietà intellettuale, gli aggregatori di notizie che offrono servizi di riviste personalizzate, così come iniziano ad arrivare quelle pensate in esclusiva per iPad come The Daily e Project Virgin (non a caso di due giganti come Rupert Murdoch e Richard Branson). A queste novità sono da legare le nuove forme di distribuzione per le app di prodotti editoriali via App Store, che non stavano registrando risultati esorbitanti soprattutto per l'incapacità di distinguersi dall'offerta cartacea, né per contenuti, né per costo, né tantomeno per comodità di acquisto: prima dell'esordio del nuovo modello di pagamento gli utenti dovevano acquistare ogni mese la rivista, senza dunque la possibilità di abbonarsi.

I particolari dell'accordo Hearst-Apple sono rimasti confidenziali. Come quello sottoscritto dal Time potrebbe prevedere un meccanismo attraverso cui al momento dell'abbonamento via app gli utenti possono decidere di fornire agli editori informazioni personali come nome, indirizzo e email. In alternativa, potrebbe prevedere per l'editore uno sconto rispetto al 30 per cento previsto su ogni transazione. Altre fonti sembrano invece escludere trattamenti speciali a favore di Hearst: ipotesi più che logica dal momento che non rientrerebbe nelle tradizioni di Apple.

Dopo Hearst, si parla anche di possibili accordi da parte di Condé Nast: nessuna voce ufficiale, ma indiscrezioni dicono che anche l'editore di Vanity Fair e Wired sarebbe al tavolo delle trattative con Apple.

Claudio Tamburrino
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