Dibattiti/ Diritto d'autore e copia privata

Dopo la pubblicazione di un recente approfondimento su arte, copia, copyright e diritto d'autore presentiamo la replica di Dirittodautore.it e l'ulteriore commento dell'autore dell'articolo

Roma - Riceviamo e volentieri pubblichiamo una replica di Dirittodautore.it al recente articolo Beccaria e il diritto d'autore nell'era digitale, seguìta, in seconda pagina, da una risposta dell'autore dell'articolo stesso.

Caro Paolo, ancora una volta mi trovo a scontrarmi, con grande dispiacere, con la superficialità delle persone che visitano, appunto superficialmente il nostro portale, e lo considerano una emanazione della S.I.A.E., di F.I.M.I., B.S.A. o quant'altro. Mi riferisco alle parole di Michele Favara Pedarsi, nell'articolo intitolato Beccaria e il diritto d'autore nell'era digitale pubblicato su Punto Informatico. L'autore scrive:
"Andrebbero prima di tutto chiariti posizione e diritti (non privilegi) della SIAE, dell'IFPI, della FIMI, della BSA, della RIAA, della MPAA, di tutte, tante, troppe, altre associazioni analoghe e di tutti gli outsider come dirittodautore.it che in genere si trovano allineati con esse trascurando ancora una volta le necessità degli individui, ovvero i fruitori delle opere d'arte."

I ruoli della SIAE, dell'IFPI, della FIMI e delle altre associazioni (e, per l'Italia, aggiungerei IMAIE, SCF, AFI e tutti i sindacati di autori) sono molto chiari, basterebbe studiare un pochino di più la nostra legge sul diritto di autore per quanto riguarda le collecting societies, leggere la parte manualistica del nostro sito e gli approfondimenti che pubblichiamo nei nostri Quaderni, o leggere quanto pubblicato nei siti delle singole associazioni.
Il ruolo di Dirittodautore.it dovrebbe essere anch'esso molto chiaro: ma, a questo punto, ritengo che sia colpa nostra se il messaggio non viene recepito dai nostri lettori.

Dirittodautore.it è un'associazione indipendente che ritiene che il diritto di autore sia essenziale per la crescita culturale del nostro paese. Siamo convinti che pochi abbiano una reale percezione, o comprensione della materia. Nell'assenza delle istituzioni tradizionali (come la SIAE, per esempio), ci siamo rivendicati il difficile ruolo di far conoscere tale materia che tanta importanza sta rivestendo anche nel mondo digitale. Partendo dagli autori, per arrivare all'uomo comune che oggi si scontra, mal volentieri, con leggi che non capisce.

Lo facciamo innanzitutto facendo informazione quotidiana sulla materia, facendo formazione (vedi i nostri seminari), e monitorando l'evoluzione sociale e normativa della materia.

Viviamo esclusivamente tramite le quote sociali e i servizi che eroghiamo, e tutto viene investito nelle finalità dell'associazione. Tutti i collaboratori partecipano a base volontaria.

E chi la fortuna/sfortuna (sono abbastanza logorroico sulla materia, mi lascio sempre trascinare dalla passione?) di assistere ai miei seminari sul diritto d'autore, sa che introduco sempre la materia dicendo che il diritto d'autore regola i rapporti tra autori/artisti, industria culturale e consumatore, che questi, ben regolati nel 1941, anno di pubblicazione della nostra legge, ora non lo sono più, perché troppo sbilanciati verso tutti i soggetti interessati, tranne che l'autore, che dovrebbe essere al centro di tutto. Senza autore che produce, e che trae un ricavo economico dalla sua attività, per poter continuare a produrre, non avremmo (per rimanere in campo musicale): società di gestione collettiva (come la SIAE per gli autori o l'IMAIE per gli interpreti/esecutori), produttori artistici, editori musicali, produttori discografici, musicisti che eseguono l'opera, una fiorente industria di supporti vergini, e così via.

Per rispondere a Favara Pedarsi, lo invito a leggere la feroce critica sul regolamento elettorale SIAE. Lo invito a leggere le esortazioni agli autori (non agli editori, loro hanno avuto il 100% di affluenza) per andare a votare per le elezioni SIAE:
http://www.dirittodautore.it/news.asp?IDNews=1527
http://www.dirittodautore.it/news.asp?IDNews=1521
http://www.dirittodautore.it/news.asp?IDNews=1518
http://www.dirittodautore.it/news.asp?IDNews=1515,
al fine di far sentire la propria voce, lo invito a leggere il numero dei Quaderni contenente uno scritto contro il brevetto di software scritto da esponenti della Free Software Foundation Europe (che mi risultino non andare proprio a braccetto con BSA? http://www.dirittodautore.it/quaderni.asp?mode=4&QNum=(3)). E così via. Non voglio dilungarmi oltre.

Il nostro portale è un contenitore, che raccoglie ciò che succede nel diritto di autore, cerca di farlo in maniera imparziale, e si scalda quando qualcuno cerca di comunicare le sue (false) verità in questo particolare mondo.
Mi chiedo come faccia a dire che siamo allineati? A che cosa? Al fatto che chi produce un'opera dell'ingegno debba essere tutelato? Allora si, siamo allineati.

Al Favara Pedarsi, che mischia pirateria e copia privata (come anche a taluni alti rappresentanti dell'industria musicale, per esempio), consiglio di leggere, tra i tanti illustri autori, quanto scritto da Paolo Spada (Ordinario di Diritto Commerciale nell'Università La Sapienza di Roma) nel suo articolo intitolato "Copia privata ed opere sotto chiave" e pubblicato nel n. 6/2002 de "La rivista di diritto industriale (Giuffrè). L'autore dice:
"È vero che copia privata e pirateria non hanno, tra di loro, nulla, ma proprio nulla a che fare. Pirateria è un termine enfatico con il quale si allude all'impresa di riproduzione e distribuzione di esemplari di opere protette senza il consenso degli aventi diritto; ad un'impresa illecita, perché il suo equilibrio economico riposa sulla trasgressione dei diritti esclusivi degli autori (come degli interpreti e dei produttori tutelati dalla legge). Anzi: pirateria è termine che si adotta piuttosto per designare il fenomeno macroeconomico della contraffazione organizzata (fenomeno che, addirittura, connota l'economia di certi Paesi e che alligna in molte zone d'Italia) che non quello (micro) della singola impresa illecita.
La copia privata, all'opposto, non ha nulla della intermediazione imprenditoriale nella riproduzione e nella distribuzione. È un fenomeno di riproduzione non intermediata (fatta da sé) funzionale all'autoconsumo dell'esemplare che dalla riproduzione risulta. Sicché non merita né è conoscitivamente utile che la si associa alla pirateria, neppure se il sostantivo fosse accompagnato da un rasserenate aggettivo come: domestica".


Al Favara Pedarsi consiglierei di studiarsi la materia: alla frase "i reali e soli detentori del diritto d'autore, gli artisti" gli rispondo che i reali e soli detentori del diritto d'autore sono gli autori (che in genere non lo sanno?), mentre gli artisti sono titolari di un diritto connesso.

E ancora:
"Non era sufficiente applicare le leggi già esistenti secondo le quali un uso che genera profitto, di materiale protetto dal diritto d'autore, è comprensibilmente punibile?"
Punto Informatico stesso ha pubblicato un articolo di Daniele Minotti sull'argomento qualche giorno fa: mi chiedo se il Favara Pedarsi l'abbia letto. Daniele dice chiaramente, tra l'altro: "il decreto legislativo (non legge) 9 aprile 2003, n. 68 entrato in vigore il successivo 29 aprile, non ha spostato di una virgola il possibile trattamento penale da riservare al fenomeno del P2P",
Scrive Favara Pedarsi:
"L'illuminato C. Beccaria ci dice che la prima cosa importante, oggi data per scontata da molti, è di avere leggi chiare, perché leggi oscure sono il focolaio di interpretazioni variegate inevitabilmente arbitrarie e cause prime di abusi. Ma i già grandi dubbi sulla SIAE, uniti alla nuova gabella che si configura come pena, pena delineata in maniera arbitraria, applicata a tutti ed indipendentemente dall'uso che si faccia del dispositivo, e senza sapere quali saranno i beneficiari degli oneri sostenuti dai consumatori, rendono tutta la questione più che oscura".
Oscura per l'autore che pare non legga tutto quanto abbiamo pubblicato noi sull'argomento, non ha letto l'art. 71-octies della legge sul diritto d'autore, introdotto dal decreto di recepimento della direttiva 2001/29/CE 9 aprile 2003, n. 68 (glielo riporto per comodità: 1. Il compenso di cui all'art 71-septies per apparecchi e supporti di registrazione audio è corrisposto alla Società Italiana degli Autori e Editori (S.I.A.E.), la quale provvede a ripartirlo al netto delle spese, per il cinquanta per cento agli autori e loro aventi causa e per il cinquanta per cento ai produttori di fonogrammi, anche tramite le loro associazioni di categoria maggiormente rappresentative. 2. I produttori di fonogrammi devono corrispondere il cinquanta per cento del compenso loro attribuito ai sensi del comma 1 agli artisti interpreti o esecutori interessati. 3. Il compenso di cui all'art. 71-septies per gli apparecchi e i supporti di registrazione video è corrisposto alla Società Italiana degli Autori e Editori (S.I.A.E.), la quale provvede a ripartirlo al netto delle spese, anche tramite le loro associazioni di categoria maggiormente rappresentative, per il trenta per cento agli autori, e per il restante settanta per cento in parti uguali tra i produttori originari di opere audiovisive, i produttori di videogrammi e gli artisti interpreti ed esecutori. La quota spettante agli artisti, interpreti o esecutori è destinata per il cinquanta per cento alle attività e finalità di cui all'art. 7, comma 2 della legge 5 febbraio 1992 n. 93.), non ha letto la Relazione Ministeriale su tale decreto (noi l'abbiamo pubblicata?), che spende una pagina e mezzo sul compenso per copia privata, spiegando che il compenso è stato abbattuto del 50% proprio tenendo conto delle utilizzazioni differenti

Continua il Favara Pedarsi:
"La pena non è certa per i fabbricanti di copie illegali che continuano la loro produzione (omissis) " e così via. La pena è certa sulla carta, forse non è certa nella sua applicazione. Diciamolo.
E ancora:
"Oggi infatti buona parte della musica che viene prodotta è frutto di un processo industriale. Si inizia con psicologi che studiano i fenomeni di successo e la società, ed in base ai tratti fondamentali delineati da questi professionisti, si selezionano le persone che dovranno apparire in pubblico".
E vero che talvolta succede questo. Ma il Favara Pedarsi è un musicista? Un autore? Io lo sono da quando sono nato, suono diversi strumenti musicali, frequento tale mondo da quando avevo 16 anni, mi sono fatto cantine, locali, grandi palchi, in Italia e all'estero, sono consigliere giuridico del maggiore sindacato italiano degli autori, e mi risulta che ancora autori e musicisti fanno musica per esprimere e trasmettere i loro sentimenti e le loro emozioni. Nel bene e nel male, perché nessuno deve essere limitato nella sua creatività, e perché poi dovrebbe (e spero che sia sempre così) essere il pubblico a scegliere e a fare la fortuna di un autore. È sì cambiato il modo di fare musica (esiste il computer, è comodissimo, perché allora non usarlo), ma credo ancora che il prodotto musicale che vince sia basato sull'emozione personale degli autori. Qui aggiungo: se un CD non piace, allora perché comprarlo, o distribuirlo sulle reti P2P? Se noi pubblico dobbiamo indirizzare, con le nostre scelte di acquisto, le case discografiche, facciamolo.
È vero che "le vendite calano perché il consumatore non acquista un compact disc posticcio" e che l'industria musicale molte volte replica se stessa: "se consideriamo la musica un pezzo d'arte, un'opera d'ingegno, un qualcosa quindi da tutelare con il diritto d'autore, dobbiamo punire chi crea musica contraffatta con un processo industriale oltre a chi, con un processo analogo, crea contraffazioni dei pezzi d'autore"
Il Favara Pedarsi salta però un passaggio, fondamentale: se le case discografiche "di cui il mondo non ha più assoluta necessità" scomparissero, chi si occuperebbe di portare le opere create dagli autori al pubblico? Un altro soggetto che chiameremo con un altro nome (ormai casa discografica è sinonimo del male), ma che fa lo stesso lavoro delle case discografiche?

L'autore fa l'autore, e non l'imprenditore di se stesso: infatti il suo ruolo, usando le parole del Favara Pedarsi, è quello di utilizzare "il sentimento, l'estro, l'ispirazione che muove la sensibilità dell'artista, la naturale interazione tra i componenti di un gruppo, l'amore per il proprio strumento, le ore davanti ad un foglio bianco, ovvero quegli elementi che rendono il prodotto un pezzo d'arte da salvaguardare." E il tempo poi per: realizzare l'arrangiamento che valorizzi al meglio il proprio brano, scegliere i musicisti, portarli in studio di registrazione, fare il mastering, scegliere il duplicatore dei CD, il grafico per le copertine, lo studio fotografico per le foto, il distributore (da qualche parte il CD dovrà essere pure in vendita), e poi cercare di far conoscere la sua opera al pubblico? Tutte queste cose tra l'altro, chi gliele paga? Avete mai sentito di banche che finanzino agli autori la produzione di CD musicali?
E se l'autore è pure artista (e le due figure non sempre coincidono) aggiungiamo i concerti, le apparizioni in radio e televisione, ecc.
Produrre un CD musicale di otto brani, di buon livello qualitativo, non costa 1 euro a CD. E Internet, per la distribuzione e per farsi conoscere, purtroppo non basta.
La morte della casa discografica non è la soluzione: questa è nella sensibilizzazione degli autori, che non devono più sottostare al ricatto della cessione di tutti i diritti di utilizzazione economica sulle opere per tutta la durata del diritto (70 anni dopo la morte dell'autore) per poter concludere un contratto (il Favara Pedarsi sa che cosa è un contratto di edizione musicale? Credo di no, perché di solito non lo sanno neanche gli autori interessati?), ma dovrebbero essere in grado di rientrarne in possesso, di questi diritti, dopo un periodo di tempo limitato.
La conoscenza dei propri diritti fornisce gli strumenti per poter farli valere. Ed è quello che stiamo cercando di fare noi di Dirittodautore.it, con molta fatica.
E allora perché non proporre la durata limitata della cessione dei diritti di utilizzazione economica delle opere musicali (come avviene per il contratto di edizione per le stampe, massimo 20 anni: art. 122 legge sul diritto d'autore n. 633/41), dopo la scadenza l'autore rientra in possesso dei sui diritti esclusivi e può gestirseli come vuole: da solo, o ricederli nuovamente a nuove condizioni. Perché allora non proporre dopo tale termine l'autore abbia la facoltà di entrare in possesso delle registrazioni delle sue opere, i cui diritti spettano al produttore fonografico ex art. 61 l.d.a.? Oppure che cessi l'esclusiva sulle registrazioni se il produttore fonografico, scaduto il contratto di edizione musicale, non le valorizzi commercialmente entro un determinato termine di tempo?
Tutto il potere delle "maledette" case discografiche cadrebbe?
Il diritto d'autore è una materia complessa, dalle mille sfaccettature. È già difficile da comprendere, lo diventa ancora di più se comunicato in modo non corretto.
È molto di moda criticare il diritto di autore, l'EUCD, il DMCA, facciamo però con cognizione di causa.

Apprezzo il condividibile sforzo dell'autore, proteso a sensibilizzare gli autori sui loro diritti, sulla ridefinizione del ruolo dell'impresa culturale, intermediaria per far giungere al pubblico l'opera, e che il pubblico non sia vessato da provvedimenti inutili come le protezioni anticopia. Tendente a riequilibrare i rapporti tra autori/artisti, industria culturale e consumatore, oggi, come già detto, troppo sbilanciati.
Però, facciamolo bene.

Giovanni d'Ammassa
Presidente Dirittodautore.it
TAG: italia
110 Commenti alla Notizia Dibattiti/ Diritto d'autore e copia privata
Ordina
  • :$ Mi chiamo Enzo sono un giovane musicista vorrei sapere come iscrivermi alla SIAI per depositare i miei brani musicali
    Se c'è qualcuno che mi può aiutare l'indirizzo è:
    kerigma1984@libero.it

    grazie per la collaborazione
    non+autenticato
  • Sembra scontato ma non lo è:

    http://www.siae.it/associarsi.asp

    opazz
    8666
  • La Siae è certamente un caso unico in Italia in cui una associazione raccoglie in un unicum due entità che sono in fin dei conti l'una la controparte dell'altra. Due interessi diversi unificati nella difesa di un diritto che è solo ed esclusivamente il diritto degli editori al profitto. O sbaglio?
    non+autenticato
  • ... è stato appena eletto nel consiglio della SIAE? E questo sarebbe essere super partes?
    Ma fatemi il piacere...

    Paguro
    non+autenticato
  • Da una news su Libero.it:
    ... La lettura da parte di un programma di sintesi vocale, utile ai non vedenti che altrimenti non potrebbero beneficiare delle opere in formato elettronico, richiede la decodifica dell'e-book e quindi viola la legge.

    Ritengo che la misura sia vicina ad essere colma. Piuttosto che ad aggirare l'ostacolo, penso che sia il caso per gli onesti e per i benpensanti di cominciare a immaginare seriamente azioni di palese boicottaggio dell'editoria elettronica.
  • > Ritengo che la misura sia vicina ad essere
    > colma. Piuttosto che ad aggirare l'ostacolo,
    > penso che sia il caso per gli onesti e per i
    > benpensanti di cominciare a immaginare
    > seriamente azioni di palese boicottaggio
    > dell'editoria elettronica.

    Leggiti questo piuttosto
    http://punto-informatico.it/p.asp?i=44442
  • Questa come molte altre iniziative radicali mi sembra a prima vista sacrosanta. Trovo leggermente ipocrita quel: "al 6 per cento del prezzo di copertina in modo tale da poter compensare gli autori delle opere, e solo loro". E poi perché le opere del premio Strega? Per regalare un'ulteriore pubblicità agli editori che quel premio gratifica già oltremisura?
    Perché non creare nell'ambito delle biblioteche pubbliche delle sezioni dedicate ai non vedenti alle quali gli editori siano costretti per diritto di stampa, si chiama così?, cosa che già oggi vale per le biblioteche statali, a fornire una copia digitale oltre che cartacea del testo? Sarebbe più sensato e sociale.
  • Ho trovato molto interessanti e stimolanti alcuni aspetti sul dibattito sul diritto d?autore nell?era digitale, tanto che alla fine ho deciso di inviarvi queste note. Non sono né un giurista né un lobbista, sono essenzialmente un matematico e programmatore che si occupa di questioni di teoria dei numeri e crittografia.
    La prima osservazione scontata è questa: il dibattito generalmente mostra un errore di fondo sostanziale che, se non dovuto sostanzialmente all?ignoranza del problema digitale in sé, è attribuibile ad una sorta di galattica ipocrisia. Ciò, che i contendenti nascondono dietro il cosiddetto diritto d?autore dell?opera, è banalmente ed esclusivamente venale interesse e diritto al profitto. Mi spiego.
    L?oggetto digitale, sia esso un?immagine, un filmato, una musica, un programma, un testo o qualunque altra cosa possa essere codificato, è sostanzialmente un file. Come ormai anche i neonati sanno, un file è una sequenza di byte e un byte è un?insieme generalmente di otto bit, cioè di otto cifre binarie 0 e 1. Dunque un file non è niente altro che un numero binario caratterizzato dalla sua lunghezza, cioè dal numero di cifre che lo compongono. L?unicità di un particolare file è data solo ed esclusivamente dal fatto che è unico il numero binario che lo costituisce. Vantare dei diritti su di un numero è, per un benpensante, assurda. Sarebbe come se uno pretendesse un pagamento di royalties su un numero qualunque, che ne so 323521, reclamandolo per una sua opera d?ingegno. In un mondo normale lo prenderebbero semplicemente per matto.
    La legge sul diritto d?autore prevede come delitto la copia. Ma io posso generare qualunque file senza copiarlo, posso generare anche la Divina Commedia: ci vorrà del tempo, magari una vita ma posso farlo e farlo con un banalissimo algoritmo. Non solo, posso anche generare tutto quanto finora è stato digitalizzato e quello che lo sarà domani senza averlo ancora visto, sentito, letto. E ciò è possibile perché il file che rappresenta l?oggetto digitalizzato è un numero.
    Faccio un esempio: ?M?illumino d?immenso? è una brevissima poesia di Ungaretti, per quanto ne so sottoposta ai vincoli del diritto d?autore. Il file che la contiene ha lunghezza 20 byte. Bene, io posso predisporre un banale programmino che incrementa un numero binario di 160 cifre binarie da tutte 0 a tutte 1 e memorizza i numeri generati sottoforma di file. Uno di questi file sarà il file contenente la poesia di Ungaretti. Il procedimento con cui lo ho ottenuto non è assolutamente assimilabile alla ?copiatura?, dunque potrei dire che quella poesia, per il modo con cui è stata generata è mia. E, cosa importantissima, posso oggettivamente dimostrare che non ho copiato!
    Una legge che voglia imporre nel mondo digitale il cosiddetto diritto d?autore è un non-senso ed una mostruosità giuridica. Tutti gli spiriti liberi e, ripeto, benpensanti cioè intellettualmente onesti, dovrebbero rivoltarsi contro un qualunque tentativo di imporre restrizioni all?uso dei prodotti digitali.
    Gli stessi autori, che operano in campi dove la digitalizzazione è possibile, dovrebbero rendersi conto che non sono altro che dei ?cercatori d?oro? molto fortunati, e dunque che possono vantare eventualmente soltanto diritti di scoperta. Come diceva Pitagora, tutto è numero, e nell?era digitale nessun?altra affermazione può essere più vera di questa. E i numeri, grazie a Dio, come si dice, sono ?di tutti e di nessuno?.
  • Probabilmente non te ne importa + di tanto, ma sei appena ufficialmente entrato tra i miei IDOLI personali.
    Un grande.
    Ti stimo oltremodo.Sorride
    WK
    29
  • Assolutamente daccordo con le tesi di VACUUM ed a questo punto devo ammettere che lo pongo, nel mio personalissimo ranking dei frequentatori del forum, allo stesso livello, altissimo, di Mr Mechano.

    Proposta: bisognerebbe evitare di alimentare i thread generati da anonimi a meno che non espongano pacatamente e con garbo le proprie idee. Forse in questa maniera riusciremmo ad allontanare lamer e troll rendendo il forum un ambiente democratico.

    rosco44
  • Vacuum, comprendo il tuo punto di vista...probabilmente tra qualche anno, grazie alle nuove scoperte della tecnica sarà effettivamente applicabile. Ma oggi mi sembra assurdo pensare che un file musicale di 4.000.000 di byte sia replicabile semplicemente variando la sequenza dei bit ed affidando questa replica ad un algoritmo. Eventi con probabilità troppo alta o troppo bassa vengono in genere scartati...

    Inoltre anche il diritto al profitto di un autore è fondamentale; perchè se un autore fa quello per vivere, senza il diritto al profitto non potrebbe vivere... si ritornerebbe indietro di almeno 2 secoli, quando cioè gli artisti dovevano imbuonirsi qualche nobile che li foraggiasse e si potevano esibire solo nelle corti...
    Il problema però è che oggi siamo finiti nell'eccesso opposto: veniamo puniti tutti per garantire il diritto al profitto ad una società che con una delega del 1941 vorrebbe far credere di redistribuire quei proventi a tutti, oltretutto secondo delle logiche arbitrarie e parziali. E quando parlo di 1941, non parlo solamente di 60 anni fa, parlo anche di fascismo, che non è propriamente stato un periodo felice per l'equilibrio e la libertà (Religione di Stato?)... ho evitato di nominarlo nei testi pubblicati perchè oggi fascismo e comunismo sono parole vietate, appena le nomini sei tu automaticamente o fascista o comunista e si rischia così di distrarre il lettore dai contenuti.

    L'EUCD recepita in italia è solo l'ultimo dei tanti soprusi che stiamo subendo da 60 anni e, negli ultimi anni, credimi, stanno subendo gli artisti insieme a noi tutti. Quando ho scritto quel commento sull'eucd, ho separato artisti dalle società loro rappresentanti perchè forte di infinite lamentele da parte degli artisti stessi...in televisione...alle radio...su internet...nelle loro stesse canzoni e film.
    Io sono dell'avviso che si deve cercare gli artisti e rinnegare in tronco tutto il resto che gli ronza attorno.

    Visto che oramai mi sono sentito tirato in causa, sto preparando un'iniziativa senza precedenti...devo solo controllare gli aspetti legali della cosa. Spero che arrivi a compimento e, nel realizzarla, raggiunga l'obiettivo.

    ciao

    Michele F.P.

    - Scritto da: vacuum
    > Ho trovato molto interessanti e stimolanti
    > alcuni aspetti sul dibattito sul diritto
    > d?autore nell?era digitale, tanto che alla
    > fine ho deciso di inviarvi queste note. Non
    > sono né un giurista né un lobbista, sono
    > essenzialmente un matematico e programmatore
    > che si occupa di questioni di teoria dei
    > numeri e crittografia.
    > La prima osservazione scontata è questa: il
    > dibattito generalmente mostra un errore di
    > fondo sostanziale che, se non dovuto
    > sostanzialmente all?ignoranza del problema
    > digitale in sé, è attribuibile ad una sorta
    > di galattica ipocrisia. Ciò, che i
    > contendenti nascondono dietro il cosiddetto
    > diritto d?autore dell?opera, è banalmente ed
    > esclusivamente venale interesse e diritto al
    > profitto. Mi spiego.
    > L?oggetto digitale, sia esso un?immagine, un
    > filmato, una musica, un programma, un testo
    > o qualunque altra cosa possa essere
    > codificato, è sostanzialmente un file. Come
    > ormai anche i neonati sanno, un file è una
    > sequenza di byte e un byte è un?insieme
    > generalmente di otto bit, cioè di otto cifre
    > binarie 0 e 1. Dunque un file non è niente
    > altro che un numero binario caratterizzato
    > dalla sua lunghezza, cioè dal numero di
    > cifre che lo compongono. L?unicità di un
    > particolare file è data solo ed
    > esclusivamente dal fatto che è unico il
    > numero binario che lo costituisce. Vantare
    > dei diritti su di un numero è, per un
    > benpensante, assurda. Sarebbe come se uno
    > pretendesse un pagamento di royalties su un
    > numero qualunque, che ne so 323521,
    > reclamandolo per una sua opera d?ingegno. In
    > un mondo normale lo prenderebbero
    > semplicemente per matto.
    > La legge sul diritto d?autore prevede come
    > delitto la copia. Ma io posso generare
    > qualunque file senza copiarlo, posso
    > generare anche la Divina Commedia: ci vorrà
    > del tempo, magari una vita ma posso farlo e
    > farlo con un banalissimo algoritmo. Non
    > solo, posso anche generare tutto quanto
    > finora è stato digitalizzato e quello che lo
    > sarà domani senza averlo ancora visto,
    > sentito, letto. E ciò è possibile perché il
    > file che rappresenta l?oggetto digitalizzato
    > è un numero.
    > Faccio un esempio: ?M?illumino d?immenso? è
    > una brevissima poesia di Ungaretti, per
    > quanto ne so sottoposta ai vincoli del
    > diritto d?autore. Il file che la contiene ha
    > lunghezza 20 byte. Bene, io posso
    > predisporre un banale programmino che
    > incrementa un numero binario di 160 cifre
    > binarie da tutte 0 a tutte 1 e memorizza i
    > numeri generati sottoforma di file. Uno di
    > questi file sarà il file contenente la
    > poesia di Ungaretti. Il procedimento con cui
    > lo ho ottenuto non è assolutamente
    > assimilabile alla ?copiatura?, dunque potrei
    > dire che quella poesia, per il modo con cui
    > è stata generata è mia. E, cosa
    > importantissima, posso oggettivamente
    > dimostrare che non ho copiato!
    > Una legge che voglia imporre nel mondo
    > digitale il cosiddetto diritto d?autore è un
    > non-senso ed una mostruosità giuridica.
    > Tutti gli spiriti liberi e, ripeto,
    > benpensanti cioè intellettualmente onesti,
    > dovrebbero rivoltarsi contro un qualunque
    > tentativo di imporre restrizioni all?uso dei
    > prodotti digitali.
    > Gli stessi autori, che operano in campi dove
    > la digitalizzazione è possibile, dovrebbero
    > rendersi conto che non sono altro che dei
    > ?cercatori d?oro? molto fortunati, e dunque
    > che possono vantare eventualmente soltanto
    > diritti di scoperta. Come diceva Pitagora,
    > tutto è numero, e nell?era digitale
    > nessun?altra affermazione può essere più
    > vera di questa. E i numeri, grazie a Dio,
    > come si dice, sono ?di tutti e di nessuno?.
    non+autenticato
  • Caro Michele,
    ho letto con attenzione la tua risposta, interessante per me da due punti di vista, uno quello di persona che per vivere tenta di insegnare agli altri il modo di usare con intelligenza e creatività la tecnologia informatica, l?altro quello di autore, perché anch?io ho scritto e pubblicato, cosa che continuo del resto a fare.
    La via di rendere coscienti gli autori che il diritto d?autore è cosa loro e non degli editori e che esistono oggi società o meglio enti parassitari, che succhiano a loro nome quel poco di possibili proventi loro destinati, è una possibile azione per contribuire, quanto meno, a ristabilire in questa fase almeno una sorta di buon senso. E va lodata e sostenuta.
    Ma ripeto sono un tecnico e dunque ritorno sull?aspetto tecnico cercando di togliere il velo d?incredulità su quanto ho affermato.
    Tu parli di mp3 di 4 mega dicendo che ti sembra oggi difficile riprodurli con un banale algoritmo. Il reale problema dell?utenza informatica è che molti usano il calcolatore come una sorta di scatola magica e non riflettono sulle sue modalità di funzionamento. E questo non è poi un gran danno finché qualcuno dei tanti poi non voglia legiferare sull?argomento senza conoscere le problematiche, ma fidandosi di quanto dicono i responsabili delle associazioni dei produttori.
    Bene, prendiamo l?esempio che hai fatto, un?mp3 di 4 mega esatti, cioè 4.194.304 byte, moltiplichiamo la sua lunghezza in byte per 8 e otteniamo 33.554.432 bit. I numeri rappresentabili con una tale quantità di bit sono ovviamente 2 elevato a 33.554.432, un numero effettivamente enorme. Ma questo non ci deve spaventare. L?algoritmo da usare è un banale incrementatore che ci porti da 33.554.432 zero a 33.554.432 uno, un programmino che ritengo sia in grado di scrivere uno studente alle prime armi quanto a programmazione. Ogni volta che la nuova sequenza binaria è stata realizzata dal programma, la cosa più semplice da fare è far sì che il programma la salvi sul disco dopodiché possiamo provarla con un programma che legga gli mp3. Se suona, bene, se dà errore continuiamo. Tutto qua.
    Il tutto ovviamente può essere ottimizzato, perché se ricerchiamo file con una struttura particolare e non tutti i tipi di file, possiamo restringere le configurazioni possibili dei 33.554.432 bit. Ma questo è secondario.
    L?obiezione è il tempo necessario per scandagliare le 2 elevato a 33.554.432 combinazioni binarie che corrispondono a tutti i possibili file di 4 mega. Ma anche questo ostacolo può essere superato. Mai sentito parlare dei progetti di ricerca di grandi numeri primi? O di altri progetti analoghi, anche in altri campi, che richiedono grandissima capacità elaborativa? Bene, possiamo mutuare dalla struttura organizzativa di tali ricerche una struttura organizzativa per generare tutti i possibili mp3 di 4 mega. In verità sarebbe più utile che le major rinsavissero prima di scatenare su Internet la nascita di tali simili possibili progetti. Comunque, la cosa è fattibilissima e, vista la gran mole di patiti di mp3, il tempo necessario per ottenerli tutti non stimo sia poi così grande. Queste considerazioni hanno enormi implicazioni, e mi piacerebbe che ci si ragionasse sopra. Tenete presente che conoscendo la struttura di un mp3 o di un qualunque altro file, niente mi vieta di sprecare il mio tempo a costruire tutti i file del tipo scelto per lunghezze determinate. È così, anche se al neofita può apparire una sorta di favola.
    Come ho già detto non sono un giurista, ma ritengo che la materia della giurisprudenza, come in altri campi, sia il possibile. È possibile, non solo, è fattibile costruire un qualunque file binario, proprio perché numero, senza necessariamente copiarlo. Questo significa che non vi può essere diritto di alcun genere sul file binario, sul numero insomma, in quanto tale. Sono altri i campi in cui il diritto d?autore può realizzarsi.
  • A me piacciono queste elugubrazioni...sono un informatico anche io. Però ritengo sia di scarsa rilevanza.
    Anche se tecnicamente siamo abbastanza lontano (è un sistema con problematiche enormi; "esponenziali" ! Non ho fatto il conto ma quanto spazio serve per tenere 33.554.432 files da 4Mbyte, e quanto tempo serve per ascoltarli tutti o per realizzare un software psicoacustico che possa identificare un brano interessante in mezzo ai tanti fruscii che il sistema tirerebbe fuori? Senza contare la potenza di calcolo necessaria...) è vero quello che dici.

    Però dobbiamo rendere giustizia a chi non produce con algoritmi (i giapponesiCon la lingua fuori ) ma piuttosto crea arte. Quindi, anche se di fondo c'e' a livello teorico la difficoltà che hai esposto di inquadrare efficientemente la materia in un ambito giuridico, si deve essere prima di tutto concreti e giusti. Chi fa arte va salvaguardato. Non credi?
    Se qualcuno trova quel file con un processo meccanico, io non mi sento di definirlo artista... è come quando accuso l'industria musicale di replicare in maniera sterile piuttosto che investire nella creatività dell'artista.

    E' poi sul "come" che ci perdiamo un po' tutti; basterebbe essere un pò più onesti da entrambe le parti per trovare dei compromessi accettabili...ed invece questo non accade. Ma di John Lennon ce n'e' già stato uno...Imagine...
    Quindi bisogna mettersi qui e rimboccarsi le maniche; tirare le orecchie a chi esagera da un lato e chi esagera dall'altro e dopo la tirata d'orecchie proporre un'alternativa positiva... altrimenti la tirata d'orecchie diventa sterile ed anzi aumenta le difficoltà. In questo momento vedo la situazione enormemente sbilanciata ed ingiusta per gli autori, ma soprattutto per i consumatori e mi fa rabbia che questa situazione si sia creata perchè ci si ostina ad inseguire l'economia, solo ed esclusivamente l'economia. Credo che andrebbero invece seguiti gli ideali di giustizia ed equilibrio, come modelli da raggiungere, per quanto lontani essi siano... purtroppo, sempre e solo da come la vedo io, le persone hanno smesso di guardare così lontano e quando gli ricordi questi ideali, ti tacciano di mancanza di contatto con la realtà: il mondo è duro, e tu sei solo un povero sognatore.
    Lungi da me negare l'importanza dell'economia... quella cosa che ha permesso di portare tutto a tutti (se per tutti intendiamo l'1/3 della popolazione mondiale, la parte ricca; comunque di più della manciata di nobili che prima erano gli unici a potersi godere le cose belle del mondo); ma non può essere il solo dio, il solo mezzo, il solo obiettivo, la sola cosa importante.

    Io la penso così; non ho la presunzione di spacciare perle di saggezza, sto solo cercando di contribuire positivamente al problema...e non è detto che ci sia riuscito..anzi...ho i miei dubbi. (Possibile che in italiano non ci sia qualcosa che renda tanto quanto "IMHO"?)
    E mi rammarico di non avere le soluzioni in tasca per tutte queste cose...

    ciao

    Michele

    - Scritto da: vacuum
    > Caro Michele,
    > ho letto con attenzione la tua risposta,
    > interessante per me da due punti di vista,
    > uno quello di persona che per vivere tenta
    > di insegnare agli altri il modo di usare con
    > intelligenza e creatività la tecnologia
    > informatica, l?altro quello di autore,
    > perché anch?io ho scritto e pubblicato, cosa
    > che continuo del resto a fare.
    > La via di rendere coscienti gli autori che
    > il diritto d?autore è cosa loro e non degli
    > editori e che esistono oggi società o meglio
    > enti parassitari, che succhiano a loro nome
    > quel poco di possibili proventi loro
    > destinati, è una possibile azione per
    > contribuire, quanto meno, a ristabilire in
    > questa fase almeno una sorta di buon senso.
    > E va lodata e sostenuta.
    > Ma ripeto sono un tecnico e dunque ritorno
    > sull?aspetto tecnico cercando di togliere il
    > velo d?incredulità su quanto ho affermato.
    > Tu parli di mp3 di 4 mega dicendo che ti
    > sembra oggi difficile riprodurli con un
    > banale algoritmo. Il reale problema
    > dell?utenza informatica è che molti usano il
    > calcolatore come una sorta di scatola magica
    > e non riflettono sulle sue modalità di
    > funzionamento. E questo non è poi un gran
    > danno finché qualcuno dei tanti poi non
    > voglia legiferare sull?argomento senza
    > conoscere le problematiche, ma fidandosi di
    > quanto dicono i responsabili delle
    > associazioni dei produttori.
    > Bene, prendiamo l?esempio che hai fatto,
    > un?mp3 di 4 mega esatti, cioè 4.194.304
    > byte, moltiplichiamo la sua lunghezza in
    > byte per 8 e otteniamo 33.554.432 bit. I
    > numeri rappresentabili con una tale quantità
    > di bit sono ovviamente 2 elevato a
    > 33.554.432, un numero effettivamente enorme.
    > Ma questo non ci deve spaventare.
    > L?algoritmo da usare è un banale
    > incrementatore che ci porti da 33.554.432
    > zero a 33.554.432 uno, un programmino che
    > ritengo sia in grado di scrivere uno
    > studente alle prime armi quanto a
    > programmazione. Ogni volta che la nuova
    > sequenza binaria è stata realizzata dal
    > programma, la cosa più semplice da fare è
    > far sì che il programma la salvi sul disco
    > dopodiché possiamo provarla con un programma
    > che legga gli mp3. Se suona, bene, se dà
    > errore continuiamo. Tutto qua.
    > Il tutto ovviamente può essere ottimizzato,
    > perché se ricerchiamo file con una struttura
    > particolare e non tutti i tipi di file,
    > possiamo restringere le configurazioni
    > possibili dei 33.554.432 bit. Ma questo è
    > secondario.
    > L?obiezione è il tempo necessario per
    > scandagliare le 2 elevato a 33.554.432
    > combinazioni binarie che corrispondono a
    > tutti i possibili file di 4 mega. Ma anche
    > questo ostacolo può essere superato. Mai
    > sentito parlare dei progetti di ricerca di
    > grandi numeri primi? O di altri progetti
    > analoghi, anche in altri campi, che
    > richiedono grandissima capacità elaborativa?
    > Bene, possiamo mutuare dalla struttura
    > organizzativa di tali ricerche una struttura
    > organizzativa per generare tutti i possibili
    > mp3 di 4 mega. In verità sarebbe più utile
    > che le major rinsavissero prima di scatenare
    > su Internet la nascita di tali simili
    > possibili progetti. Comunque, la cosa è
    > fattibilissima e, vista la gran mole di
    > patiti di mp3, il tempo necessario per
    > ottenerli tutti non stimo sia poi così
    > grande. Queste considerazioni hanno enormi
    > implicazioni, e mi piacerebbe che ci si
    > ragionasse sopra. Tenete presente che
    > conoscendo la struttura di un mp3 o di un
    > qualunque altro file, niente mi vieta di
    > sprecare il mio tempo a costruire tutti i
    > file del tipo scelto per lunghezze
    > determinate. È così, anche se al neofita può
    > apparire una sorta di favola.
    > Come ho già detto non sono un giurista, ma
    > ritengo che la materia della giurisprudenza,
    > come in altri campi, sia il possibile. È
    > possibile, non solo, è fatti
    non+autenticato
  • Non condivido il tuo ragionamento perché comunque un'opera diventa tale quando selezionata da un autore in mezzo a tutto quel brodo, facile a posteriori dire ma quell'opera io già l'avevo in mezzo ai miei numeri, sì, ma solo dopo che è diventata opera l'avresti riconosciuta e senza autori ti sarebbe rimasto solo un insipido brodo.
    L'aberazione è invece, imho, che il digitale offre la possibilità di non porre limiti alla sua riproduzione e questo è più di quanto ci si poteva augurare e invece si vorrebbe che solo alcuni possano sfruttare le sue opportunità. Da sempre l'economia premia chi vende meglio e un sistema economico è efficiente se premia chi più produce e meglio. Oggi i produttori di contenuto digitale non trovano altro sistema di vendita che produrre meno e questo è contrario allo sviluppo e al progresso. Il diritto d'autore è nato colla stampa e tutti i soggetti coinvolti, stampa autori e lettori hanno avuto vantaggi dall'invenzione e non sarebbe stato possibile commerciare libri allo stesso prezzo di prima. Qualunque sistema si troverà per ricopensare gli autori non sarà accettato se non sarà conveniente a tutti e non solo ai produttori, hanno perso l'esclusiva sulla riproduzione e se per i loro occhi miopi questo va combattuto non hanno possibilità di vincere contro gli interessi di tutti.
  • - Scritto da: vacuum
    ...
    > Vantare
    > dei diritti su di un numero è, per un
    > benpensante, assurda. Sarebbe come se uno
    > pretendesse un pagamento di royalties su un
    > numero qualunque, che ne so 323521,
    > reclamandolo per una sua opera d?ingegno. In
    > un mondo normale lo prenderebbero
    > semplicemente per matto.
    Infatti, intel non poteva registrare 486 e poi non ha fatto il 586 ma il pentium ma si trattava di un marchio mentre il binario di un contenuto digitale è la trasposizione di un sorgente che a seconda dei casi sono note o testo o immagini o altro ma non numeri e il numero che registri è solo un unicum che trattato in un certo modo consente di ottenere ciò per cui ha un valore.

    > La legge sul diritto d?autore prevede come
    > delitto la copia. Ma io posso generare
    > qualunque file senza copiarlo, posso
    > generare anche la Divina Commedia: ci vorrà
    > del tempo, magari una vita ma posso farlo e
    > farlo con un banalissimo algoritmo. Non
    > solo, posso anche generare tutto quanto
    > finora è stato digitalizzato e quello che lo
    > sarà domani senza averlo ancora visto,
    > sentito, letto. E ciò è possibile perché il
    > file che rappresenta l?oggetto digitalizzato
    > è un numero.
    Puoi farlo ma non serve a niente a meno che tu non sappia inventarti qualcosa che discerna da tutta quella crusca un po' di grano commestibile. Quando si tratterà di generare la divina commedia dovrai sempre basarti sull'originale e con quello poi identificare il numero corrispondente, senza originale il tuo numero è solo un microscopico ago dentro un immenso pagliaio.
    Chi registra un contenuto digitale alla fine sì registra un numero ma è un numero specialissimo e questo legittima la registrazione altrimenti puoi pure provare a registrare tutti i numeri che vuoi nella speranza di beccarne uno buono nel mezzo ma dubito che con questo metodo tu possa rientrare della spesa.

    > Faccio un esempio: ?M?illumino d?immenso? è
    > una brevissima poesia di Ungaretti, per
    > quanto ne so sottoposta ai vincoli del
    > diritto d?autore. Il file che la contiene ha
    > lunghezza 20 byte. Bene, io posso
    > predisporre un banale programmino che
    > incrementa un numero binario di 160 cifre
    > binarie da tutte 0 a tutte 1 e memorizza i
    > numeri generati sottoforma di file. Uno di
    > questi file sarà il file contenente la
    > poesia di Ungaretti. Il procedimento con cui
    > lo ho ottenuto non è assolutamente
    > assimilabile alla ?copiatura?, dunque potrei
    > dire che quella poesia, per il modo con cui
    > è stata generata è mia. E, cosa
    > importantissima, posso oggettivamente
    > dimostrare che non ho copiato!
    Copi nel momento in cui usi l'originale per tirare fuori appunto la tua copia altrimenti saresti Ungaretti. Inoltre, il tuo conto è sbagliato perché lo hai semplificato basando il tuo calcolo sulla conoscenza delle dimensioni della poesia.

    > Una legge che voglia imporre nel mondo
    > digitale il cosiddetto diritto d?autore è un
    > non-senso ed una mostruosità giuridica.
    > Tutti gli spiriti liberi e, ripeto,
    > benpensanti cioè intellettualmente onesti,
    > dovrebbero rivoltarsi contro un qualunque
    > tentativo di imporre restrizioni all?uso dei
    > prodotti digitali.
    Vero ma non per i motivi da te addotti. Semplifico: supponiamo che i calcolatori non avessero adottato il sistema binario, ma usassero simboli diversi da numeri coma a e b, del resto 1 e 0 non sono neanche veri e propri numeri ma solo simboli che indicano uno stato elettrico e infatti, si può usare anche il sistema esadecimale che fa uso di lettere, buona parte del tuo ragionamento crollerebbe e questo ci porterebbe a legittimare la limitazione alla diffusione del digitale imposta dal sistema dei diritti?
    > Gli stessi autori, che operano in campi dove
    > la digitalizzazione è possibile, dovrebbero
    > rendersi conto che non sono altro che dei
    > ?cercatori d?oro? molto fortunati, e dunque
    > che possono vantare eventualmente soltanto
    > diritti di scoperta. Come diceva Pitagora,
    > tutto è numero, e nell?era digitale
    > nessun?altra affermazione può essere più
    > vera di questa. E i numeri, grazie a Dio,
    > come si dice, sono ?di tutti e di nessuno?.
    Concordo colle conclusioni ma non col metodo, che i numeri siano di tutti e di nessuno vuol dire molto poco, quei numeri senza autori sono inservibili, ciò che è invece di tutti è l'uso del digitale che consente di trasformare una singola pepita in una vena inesauribile e sbarrare la miniera perché si crede propria tutta la montagna è follia, tanto più che basta vendere anche una sola pepita per fare la stessa montagna a dispetto di ogni cancello.
    CIao



  • Scusa Africano, magari ho capito male (già sono tanardo di mio, poi a quest'ora dopo una giornata in ufficio non ne parliamo...) ma da come ho letto io quello che ha scritto vacuum, quando dice che può dimostrare di non aver copiato intende dire che sfida chiunque a dimostrare al di là di qualunque ragionevole dubbio che lui non sia stato tanto folle da scriversi un programma che genera tutte le possibili combinazioni di numeri fino ad ottenere quello particolare che corrisponde all'mp3 in questione, e per far questo non serve in nessun modo utilizzare alcun originale...
    (avrò fumato nuovamente troppo?)Deluso Sorride
    WK
    29
  • Sei un interprete perfetto. Ciao
  • - Scritto da: WK
    > Scusa Africano, magari ho capito male (già
    > sono tanardo di mio, poi a quest'ora dopo
    > una giornata in ufficio non ne parliamo...)
    > ma da come ho letto io quello che ha scritto
    > vacuum, quando dice che può dimostrare di
    > non aver copiato intende dire che sfida
    > chiunque a dimostrare al di là di qualunque
    > ragionevole dubbio che lui non sia stato
    > tanto folle da scriversi un programma che
    > genera tutte le possibili combinazioni di
    > numeri fino ad ottenere quello particolare
    > che corrisponde all'mp3 in questione, e per
    > far questo non serve in nessun modo
    > utilizzare alcun originale...
    > (avrò fumato nuovamente troppo?)Deluso Sorride
    Supponiamo tu abbia letto bene, così mi risparmi di rileggere sia il suo post che il mioSorride mettiamola così, lo beccano con un mp3 e gli vogliono fare la festa, lui ribatte non l'ho copiato l'ho fatto da me anzi a esser preciso ho tutti gli mp3 di tutti i tempi in un mio specialissimo hard disk. Bene, e come ha fatto a tirare fuori dal suo specialissimo hard disk proprio questo mp3 di sbrinni pirs? Se dimostra di avere elaborato un programma che senza far uso di originali gli ha tirato fuori giusto sbrinni pirs allora meriterebbe il nobel e non l'ignobel se solo al posto di sbrinn pirs avesse tirato fuori miles davis se quel programma non ce l'ha dimmi tu come avrebbe fatto senza originale.
    Però ogni tanto passala.Sorride
    Ciao
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