Claudio Tamburrino

Google, medicine costose?

I 500 milioni precauzionalmente accantonati servirebbero a coprire le multe conseguenti all'aver accettato inserzioni di farmaci illegali negli Stati Uniti. Nessuna conferma da Mountain View

Roma - I 500 milioni messi da parte da Google e notificati al SEC come precauzione per l'indagine iniziata dal Dipartimento di Giustizia (Department of Justice - DoJ) sarebbero da collegare ad un'indagine legata alla vendita di farmaci online.

Secondo quanto riferiscono alcune fonti, nella nuova indagine contro Google il DoJ starebbe investigando su delle inserzioni di farmacie online per cui Mountain View avrebbe incassato centinaia di milioni di dollari. Il problema, tuttavia, è che si tratterebbe di farmacie online illegali negli Stati Uniti.

Le indagini, presumibilmente, cercheranno dunque di capire le responsabilità di Google e in particolare se fosse più o meno consapevole delle inserzioni che accettava e che gli inserzionisti, aziende con base in Canada o in altri paesi, fossero negli USA illegali.
La questione della responsabilità dei motori di ricerca è una materia complessa affrontata in maniera diversa a seconda dei casi e dei Paesi in cui Google è costretta a sedere sul banco degli imputati: in Brasile, per esempio, Mountain View è già stata sanzionata per diffamazione. In Europa, se gli intermediari in genere sembrano essere considerati in teoria non responsabili, in pratica per Google sono già scattate condanne legate a comportamenti altrui sia in Francia che in Italia. Da Parigi proprio per una situazione legata ad il suo servizio di advertising Adwords.

Negli Stati Uniti, invece, nel 2007 Google si è accordata, insieme a Microsoft e Yahoo!, per porre fine ad una causa, sempre portata avanti dal DoJ, riguardante inserzioni di siti di scommesse illegali. In quell'occasione le tre avevano sborsato un totale di 31,5 milioni di dollari per chiudere la faccenda senza rischiare di creare un pericoloso precedente giurisprudenziale.

Quella dei farmaci venduti online, poi, è tutta un'altra faccenda: già in passato Google, Yahoo! e Microsoft, si erano trovate al centro delle polemiche perché i rispettivi motori di ricerca e le reti di advertising venivano sfruttate per lo spaccio indebito di farmaci illegali o senza ricetta. Le tre, d'altronde, hanno collaborato con le autorità ed espresso la volontà di escludere le pubblicità di aziende statunitensi che vendevano medicine come il Vicodin e il Viagra senza ricetta, accettando solo le inserzioni di quelle espressamente autorizzate dalla Food and Drug Administration (FDA).

Restava aperta la questione del comportamento da adottare nei confronti di aziende non statunitensi che intraprendevamo la medesima attività commerciale. Anche nei confronti delle farmacie canadesi, poi, Mountain View aveva adottato la policy di accettare solo quelle espressamente riconosciute dall'autorità nazionale di vigilanza di settore. Il cambio di policy ha per esempio permesso nel settembre 2010 alla stessa Google di depositare una denuncia contro un proprio inserzionista reo di aver illegittimamente pubblicizzato farmaci illegali.

Né Google, né il procuratore generale che si occupa delle indagini, né l'FDA hanno voluto commentare le indiscrezioni.

Claudio Tamburrino
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