Cristina Sciannamblo

Facebook contro Winklevoss, alla Corte Suprema

I due gemelli di ConnectU si sono rivolti al massimo organo USA per ottenere la riapertura del caso giudiziario e riformulare l'esatto risarcimento. La fine della saga si avvicina

Roma - Non conosce tregua la sete di giustizia di Tyler e Cameron Winklevoss, i gemelli ormai "clienti abituali" delle aule giudiziarie a causa dell'infinita disputa legale con Mark Zuckerberg, CEO di Facebook, accusato di aver rubato la paternità di un sito oggi valutato oltre 50 miliardi di dollari.

Intenzionati a riaprire l'accordo valso 65 milioni di dollari, gli atletici fratelli hanno deciso di fare ricorso alla Corte Suprema degli Stati Uniti dopo che il grado di appello ha rigettato la richiesta dei Winklevoss di riaprire il contenzioso giudiziario contro Facebook e Zuckerberg.

I due chiedono di annullare il precedente accordo milionario, avanzando una richiesta di risarcimento più alta. Zuckerberg era stato infatti accusato di frode, di aver mentito circa l'effettivo valore dell'azienda da lui guidata. I vertici di Facebook avrebbero così omesso di rivelare ai legali dei due gemelli l'esatto valore complessivo dell'intero pacchetto azionario dell'azienda in blu.
Secondo Jerome B. Falk Jr, legale dei Winklevoss, i giudici della Corte d'Appello avrebbero sbagliato nel rigettare la richiesta di annullare il vecchio accordo. Si continua a sostenere che Palo Alto avrebbe evitato di rivelare l'esatta valutazione del social network, inficiando, di fatto, la stima del risarcimento. La Corte aveva sostenuto che l'intesa raggiunta, notevolmente favorevole ai gemelli, avrebbe impedito il ripetersi di nuovi incontri in tribunale.

La parola ora spetta ai giudici Supremi, il cui pronunciamento dovrebbe valere, finalmente, una volta per tutte.

Cristina Sciannamblo
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